Crimini noiosi
di Elena Stancanelli
Ci sono crimini noiosi. Talmente noiosi che non hai neanche voglia di
leggerti tutto l'articolo. Leggi il titolo e volti pagina. Tra questi, il
più noioso è lo stupro. Una giovane donna è stata violentata per una
settimana dall'uomo che le aveva offerto lavoro come colf. Un'altra? Non
c'è neanche la possibilità di una bella foto. Le donne violentate non si
mettono sui giornali. Che faccia avrà questa colf non lo sapremo mai. Di
solito gli articoli sugli stupri i giornali li presentano con una ragazza
rannicchiata a terra, la testa nascosta dentro le braccia intrecciate
sulle ginocchia. Le gambe nude, la maglietta strappata sulle spalle.
Sempre la stessa. Chissà chi è quella donna, la vittima per antonomasia.
Un'attrice? La figlia del fotografo che si è prestata a patto di non
essere riconoscibile? Il fotogramma di un film degli anni settanta?
Chiunque sia quella ragazza rannicchiata, rappresenta in maniera perfetta
la maschera senza volto di un orrorifico carnevale, che ci sfila sotto gli
occhi ogni giorno. Ecco a voi lo stupro. Che può essere di due tipi: secco
(l'uomo sconosciuto che si getta sulla sconosciuta) o subdolo (l'amico, il
conoscente che approfitta di un varco e poi non si ferma più, ignorando il
rifiuto). E basta. Che noia. Cambia la location, può cambiare il numero di
partecipanti, cambia soprattutto la percentuale di efferatezza. Ma la
dinamica è sempre la stessa, da migliaia di anni. Niente a che vedere con
l'omicidio, la rapina, l'epica della truffa. Per stuprare una donna, non
serve neanche un piano. E quasi sempre non c'è premeditazione.
Lo stupro ha a che fare col sesso? Non mi sembra. Si tratta di rabbia.
Stuprano uomini senza donne, ma stuprano anche ragazzini giovani e belli,
adulti che hanno già scopato ogni corpo possibile. Stuprano uomini di
tutte le razze e di ogni età, stuprano i nostri padri e i nostri
fratelli.. Non serve neanche un'arma per stuprare una donna. Basta la
rabbia.
Ma la rabbia non può essere estirpata. Una dose di rabbia e rancore è
endemica tra uomini e donne. La questione è quindi come dirigere quella
rabbia in una zona dove possa essere disinnescata, dove non diventi
violenza. Nonostante si sbraiti il contrario per alimentare l'isteria
sulla sicurezza, in Italia da qualche anno sono diminuiti i delitti e sono
diminuiti persino i furti. La criminalità recede ovunque. Tranne che sul
corpo delle donne. Il numero degli stupri non cala. Perché? È vero:
culture diverse si danno battaglia dentro i nostri confini.
L'immigrazione, imponente e repentina, ci costringe a ribadire ogni
singola conquista, specie nei rapporti tra maschi e femmine. Ma a che tipo
di cultura arcaica ed esecrabile dovrebbe ispirarsi una frase come questa:
era ubriaca, voi che aveste fatto al posto nostro? Pronunciata da una
banda di ragazzini decerebrati alla polizia, dopo esser stati colti a
violentare una coetanea. Io credo che sia la nostra. Che i conti ce li
dobbiamo fare tra di noi. Non è strano che non sappiamo amarci, se non
sappiamo concederci reciprocamente le stesse debolezze di coscienza,
alcool droghe o innamoramenti fatali. Come possiamo far bene l'amore se
non sappiamo usare la violenza, metterla in campo e poi giocarci? Siamo
noi che non abbiamo ancora imparato a concederci le stesse opportunità e
gli stessi diritti, per poi, dentro questo spazio di serenità, poter
tornare a essere maschi e femmine.
L'altro giorno ho visto su Italia 1 il concorso per Miss Maglietta
Bagnata. Nella prova clou le ragazze dovevano saltare sul tappeto
elastico, con la maglietta bagnata, per mostrare consistenza e autenticità
delle tette. Uno spettacolo talmente degradante da indurre alla
commozione. Come i cuccioli di cane abbandonati sul Raccordo. Ma il punto
non è abolire Miss Maglietta Bagnata, o le Veline, o il presidente del
Consiglio che deve ricorrere alle sue doti di playboy per convincere la
presidente finlandese. Il punto è creare quello spazio di serenità. Là
dentro, possiamo poi permetterci qualunque imbecillità.
Purtroppo gli esseri umani sono tanti e non vogliono affatto l'uno il bene
dell'altro, ma il proprio. Al massimo siamo in grado di preservare il
branco, di non attaccare il fratello. Lo stupro è un crimine dell'uomo
contro la donna, nonostante qualche folcloristico esempio contrario. Per
arginarlo, perché la sua incidenza prenda la stessa china discendente
degli altri crimini commessi in Italia, serve che le donne siano più
forti. Che abbiano maggiore rappresentanza politica, e rimettano in pari
la bilancia. Non c'è un'altra soluzione. Pari oppurtunità e pari diritti
non possono essere ricontrattati ogni volta. Solo allora, quando avremo
pari rappresentanza al Governo e nei ruoli chiave della società, e
qualcuna di noi inventerà Mister Membro d'Oro (dove gli uomini salteranno
su un tappeto elastico, con le mutande bagnate, per mostrare consistenza e
autenticità), solo allora, temo, gli stupri inizieranno a diminuire.