Articolo da "Liberazione" del 8 marzo 2003
Istat ed Eurispes, due statistiche sulle violenze in famiglia
Un massacro quotidiano tra le mura domestiche

Bruna Bellonzi
dal numero speciale di
"Noi Donne" in edicola

Nell'anno 2000 è iniziata l'azione penale a carico di 2.713 persone per omicidi e tentati omicidi volontari; 23.327 per lesioni volontarie; 1.503 per percosse; 3.389 per violazione degli obblighi familiari; 2.315 per maltrattamenti in famiglia o verso minori. Sono numeri forniti dall'Istat e che riguardano le "Statistiche giudiziarie penali".

Vengono poi i numeri che riguardano due "specialità": i cosiddetti "Delitti nella coppia". Si tratta di delitti commessi tra il luglio 1999 e il dicembre 2000 e imputati al partner per il 43%; all'ex partner per il 18%; a un corteggiatore respinto per il 5% e che riguardano, secondo Marinella Cozzolino che ha scritto "Il Peggiore Nemico" (Armando editore), omicidi attuati o tentati, percosse e violenze, ricatti, persecuzioni e suicidi.

E arriviamo ai cosiddetti "Delitti passionali" che, dal 2001 al 2002, vedono come autori 6 mariti ed ex mariti e 35 amanti, conviventi, ex conviventi ed ex fidanzati. Vittime: 12 studentesse; 11 tra impiegate, commercianti e insegnanti; 9 casalinghe e 9 pensionate. Sono i dati forniti dall'Eurispes in un documento dal titolo: «Otto Marzo: la mimosa diventa "un giallo", che comincia affermando che «in Italia vengono uccise 10 donne al mese».

Una ridda di cifre che, solo a leggerle fanno sgomento. Quelle sulla criminalità, che riguardano esclusivamente i reati per i quali è stata iniziata nell'anno 2000 l'azione penale, non sono tutte riconducibili al tema della violenza sulle donne e neppure alla violenza in famiglia o nella coppia. Abbiamo voluto richiamarle perché ribadiscono una verità conosciuta da sempre: nell'orrore dell'assassinio, delle lesioni inferte volontariamente, come nella violazione degli obblighi di assistenza familiare, nelle percosse e nei maltrattamenti, l'attore nella stragrande maggioranza dei casi l'uomo.

Non che le donne non siano esse stesse capaci di efferatezze, istigatrici o complici. La gelosia, la paura dell'abbandono, il desiderio di vendetta, la violenza sui più deboli (figli bambini o adulti inermi) sono semi che germogliano anche nei cuori e nella specie femminile: ma a leggere le osservazioni che accompagnano tante statistiche, come nei commenti degli esperti, un dato appare convincente. Fra le donne colpevoli, non poche sono quelle che da vittime, o se preferite dal sentirsi vittime, si sono trasformate in carnefici.

Anche negli scarni dati dei delitti in famiglia, ricavati da un'indagine sul tema tra la violenza fra partner, la distinzione di sesso degli autori non si traduce in cifre. Ma l'équipe che ha condotto l'indagine (coordinata da Marinella Cozzolino) ha investigato 266 casi di delitti familiari compiuti in meno di un anno e mezzo, e ci offre una conferma: sono uomini l'85 per cento dei colpevoli nei casi esaminati, mentre le vittime sono per il 68 per cento donne. E mentre gli uomini sono mariti contro mogli o conviventi, le donne sono per lo più madri contro figli. Il mito di Medea che si rinnova dall'antichità? Qualcosa di più, perché alla vendetta cieca che attraverso i figli vuol colpire il fedifrago, nella donna si accompagna spesso l'intollerabilità di una situazione che, per malattia o per timore di lasciar sopravvivere ad una catastrofe delle creature innocenti, sfocia nell'assassinio seguito da suicidio. Tanto che, dopo il gesto estremo, l'87 per cento delle madri colpevoli si è tolta la vita.

La realtà che ci racconta l'Osservatorio dell'Eurispes aggiunge particolari di non secondaria importanza. Se l'età media è di 39 anni per il carnefice, per la vittima è di 30, ma con punte incredibili: 15 anni la vittima più giovane 66 la più anziana. Infatti, dei 41 omicidi presi in esame dall'Eurispes, fra il febbraio 2001 e il settembre 2002, ben 12 riguardano studentesse e 9 pensionate.

Le prime non potevano certo avere alle spalle lunghe convivenze, mentre le pensionate, alcune in età davvero avanzata (visto che media fa 66 anni) più che di una feroce gelosia dettata da folle passione parrebbero vittime del desiderio di sbarazzarsi di una partner divenuta insopportabile magari a fronte di una qualche promessa in minigonna.

Ma un altro dato è significativo, ed è quello che riguarda la condizione professionale delle vittime: imprenditrici, commercianti impiegate. Donne, ossia, come le studentesse che magari pensano di farsi una vita indipendente una volta terminati gli studi, donne insomma che sanno o possono vivere del loro lavoro. Non più amati, non più necessari, tanti uomini perdono la sicurezza in se stessi e la ragione. Come succede anche alle donne, ma senza paragone.