Articolo da " Il Manifesto" del 23 dicembre 2006


Il governo vara il ddl contro la violenza
Il testo mira a prevenire e reprimere le violenze contro le donne, i minori, gli anziani e i disabili. Ma è mancato un confronto approfondito e restano prevalenti gli aspetti penali. Per la ministra Pollastrini le misure repressive sono «limitate». Per Rosi Bindi «è una forte iniziativa politica e culturale»

Mi. B.
Il titolo almeno è cambiato: se inizialmente si trattava di disposizioni in tema di delitti contro la persona e la famiglia, e con finalità di discriminazione, il disegno di legge parla ora di sensibilizzazione, prevenzione e repressione di violenze, anche in ambito familiare, maturate a causa di genere e di forme di discriminazione e di prevaricazione su soggetti deboli, anche anziani, minori e disabili.
Il ddl è stato varato ieri dal consiglio dei ministri e la titolare della famiglia Rosy Bindi, che firma il testo insieme alla ministra per le pari opportunità Barbara Pollastrini e al guardasigilli Clemente Mastella, la definisce «una forte iniziativa politica e culturale». Eppure quello sottolineato da Bindi sembra essere invece proprio il punto debole del provvedimento che dovrà andare all'esame del parlamento. Due giorni fa, in una lettera aperta promossa da Maria Luisa Boccia, del Prc, un gruppo di senatrici e senatori dell'Unione metteva in discussione la logica repressiva del testo, «l'intento simbolico del principio della tolleranza zero sul piano penale contro la violenza sessuale» ritenuto «discutibile e inefficace». Ma soprattutto, i firmatari della lettera sollecitavano un metodo diverso: un confronto politico tra maggioranza e governo e un confronto pubblico nel paese, «coinvolgendo innanzitutto la rete di associazioni e i centri che lavorano da anni su questi temi».
La questione posta al governo, spiega ora Maria Luisa Boccia, «resta in piedi anche se il ddl è stato approvato, anzi, a maggior ragione il confronto è imprescindibile, dirimente. Quella della violenza contro le donne non è una questione di urgenza, siamo di fronte a un dato strutturale che non va affrontato in modo sensazionalistico ma seriamente con una discussione libera e pubblica tenendo conto anche dei diversi punti di vista».
A questo punto la discussione dovrà partire da un testo che secondo la ministra Pollastrini contiene otto norme «qualitativamente dominanti di sensibilizzazione»: tra queste, interventi formativi rivolti a docenti e personale sanitario contro le discriminazioni compresa quella relativa all'orientamento sessuale; una norma sulle donne e la pubblcità; l'affidamento all'Istat di un «monitoraggio costante del fenomeno della violenza e dei maltrattamenti»; la «carta dei diritti» della vittima della violenza e «programmi di reinserimento lavorativo» per le donne; il registro dei centri anti-violenza. Per quanto riguarda le misure repressive, nella determinazione della pena per i reati di violenza sesale si esclude la possibilità che il giudice valuti prevalenti o equivalenti le circostanze attenuanti rispetto alle aggravanti; si qualifica maltrattamento in famiglia anche il comportamento lesivo nei confronti del convivente e si eleva di un anno il minimo della pena; nei casi di violenza sessuale, atti sessuali con minorenne e violenza di gruppo è ammesso il ricorso al giudizio immediato e si amplia la possibilità per la vittima di sottrarsi al pubblico dibattimento; tra le cause di aggravamento della pena nei reati di violenza sessuale si introduce una nuova aggravante per le ipotesi in cui il reato è commesso nei confronti di persona della quale il colpevole sia il coniuge, il convivente, il partner o ex partner anche non convivente; si introduce il reato di «atti persecutori»; viene estesa la legge Mancino agli atti discriminatori fondati sull'orientamento sessuale e sull'identità di genere nonché a quelli perpetrati per ragioni di appartenenza razziale, etnica e religiosa; il consiglio dei ministri potrà costituirsi parte civile nei processi per atti discriminatori e nei processi per violenza nei confronti delle donne potranno intervenire in giudizio gli enti locali e i Centri antiviolenza; viene infine introdotto il reato di sottrazione e trattenimento di minore all'estero.