Articolo da "Il Corriere della Sera" del 11 aprile 2003
Violenza sulle donne, più di 200 abusi in un anno
L’Osservatorio della Mangiagalli: molte adolescenti non trovano il coraggio di denunciare i responsabili

Sono stabili nelle statistiche. Ma gli abusi sessuali oggi sono più brutali e spesso ripetuti nel tempo. Ci si rivolge meno alla scuola, anche se emerge una maggiore facilità a parlarne con gli adulti, a chiedere aiuto agli esperti. Infine un ultimo dato, preoccupante: ancora tante, troppe sono le violenze che non vengono raccontate, denunciate. Che rimangono nel sommerso. Soprattutto tra i più giovani. Nel 2002 gli stupri segnalati a Milano e nell’hinterland sono stati 206. E di questi 68 sono stati quelli compiuti nei confronti di minorenni. E’ un quadro complesso quello che emerge dall’Osservatorio del centro di assistenza e soccorso alle violenze sessuali, la struttura dell’ospedale Mangiagalli, voluta nel 1996 da Regione e Asl come capolinea per chi subisce un abuso. In oltre sei anni di attività la struttura specialistica, che ha competenza sull’intero territorio della Lombardia, ha registrato 2.400 contatti telefonici con vittime di stupri ed ha trattato 1.398 casi, dei quali 1.241 a Milano. Un numero allarmante. Non solo. Un terzo delle violenze sessuali riguardano i minori: dal maggio ’96 a fine 2002 sono state 448. A questo proposito, spiega Alessandra Kustermann, la coordinatrice del centro, «va fatta una distinzione. Gli abusi subìti da bambini con meno di dieci anni si riferiscono in particolare a episodi intrafamiliari». Vale a dire compiuti dal padre, dal convivente della madre o da un parente stretto, «figure di riferimento dei piccoli».

Dai dieci anni in su la casistica cambia: ad agire sono per lo più amici, compagni di scuola, vicini di casa, che si muovono in gruppo. «Il branco, che se da un lato dà sicurezza nel compiere un simile gesto, dall’altro evidenzia come lo stupro sia un desiderio estremo di punire, quindi non ricollegabile alla sfera della sessualità», continua Anna Rozzoni, responsabile del gruppo di psicologhe del centro. Il meccanismo di partenza «è identico a quello di trent’anni fa: un tempo ci si fermava alla battuta pesante, all’angheria verbale. Oggi invece si arriva fino all’atto sessuale vero e proprio. Sono quindi azioni più violente e terribili», spiega Anna Rozzoni. Compiute per lo più nei confronti «di ragazze in gamba, di buona famiglia». Negli ultimi tre anni il numero di stupri ai danni di minori è rimasto pressoché invariato: «Non ci sono differenze statistiche significative», evidenzia la Kustermann. Se non nella fascia dai 14 ai 17 anni, in cui i casi sono diminuiti della metà: dai 31 del 2001 ai 17 dell’anno scorso. «Questo perché meno adolescenti si sono rivolti agli sportelli giovani istituiti nelle scuole».

In risposta a questi dati, però, c’è uno studio dell’Asl, fatto tra le studentesse maggiorenni delle scuole superiori e presentato all’Università Statale: la metà delle giovani che hanno subìto abusi non ne ha mai parlato con nessuno. Negli ultimi anni invece, come indica la ricerca, le ragazze minorenni hanno una maggiore facilità a denunciare le violenze, «quando si rendono conto - conclude Anna Rozzoni - di non essere in grado di superare da sole una simile dramma».

Davide Gorni