Articolo da "Alto Adige" del 15 aprile 2003
La mamma, che sapeva tutto, aveva invitata la bimba a tacere per evitare uno scandalo in paese ma la piccola si è confidata con l'amichetta
Violentata a sette anni da zio e nonno
I due parenti stretti condannati complessivamente a sei anni di carcere

di Mario Bertoldi
BOLZANO. Due anni di violenze e abusi sessuali subiti in silenzio, tra paura e vergogna, durante periodi di vacanza trascorsi durante l'estate nel maso dei parenti più stretti. Poi il racconto fatto alla madre, il drammatico invito al silenzio per evitare uno scandalo in paese, quindi la rivelazione ad una amichetta del cuore. E' così che l'enensima storia squallida di pedofilia tra le mura domestiche di un nucleo familiare rurale venne segnalata alla Procura presso il tribunale dei minori.

A far intervenire le istituzioni ci ha pensato la madre dell'amichetta del cuore a cui la vittima degli abusi aveva raccontato il suo terribile segreto. La donna, un'insegnante, capì che non poteva trattarsi di una vicenda inventata e si rivolse dapprima ai carabinieri e quindi alla magistratura. Cosa aveva raccontato la piccola oggetto delle violenze e degli abusi? Che il nonno prima e lo zio poi avevano approfittato di lei, quando appena aveva sette anni e si era vista mettere la mani addosso dai chi, al contrario, avrebbe dovuto volerle bene e proteggerla.

A distanza di sette anni, questa vicenda avvenuta in un paese nel circondario di Bolzano, è finalmente approdata davanti ad un giudice penale.

Ieri mattina il nonno e lo zio della piccola hanno rimediato sei anni di galera in due. Hanno chiesto ed ottenuto di essere processati con rito abbreviato allo scopo di assicurarsi la riduzione di un terzo della pena. Allo zio sono stati riservati tre anni e mezzo di reclusione, al nonno - forse anche in considerazione dell'età - due anni e mezzo. La loro vittima oggi non è più una bambina.

E' una ragazzina quindicenne condannata probabilmente ancora a lungo a convivere con il ricordo di quanto avveniva in quel maso poco distante dalla città in cui veniva mandata in occasione delle vacanze estive, in assenza della scuola. Gli abusi iniziarono quando aveva sette anni. La piccola fu costretta ad accettare il menage per due estati, anche a seguito dell'inerzia della madre che avrebbe sempre privilegiato la necessità di evitare uno scandalo in paese. I primi abusi sarebbero avvenuti in campagna da parte del nonno impegnato a dare una mano nella raccolta del fieno. Approcci camuffati da innocente affettuosità. Che ci fosse qualcosa di strano nel comportamento del nonno, la bambina lo capì ben presto. Anche per una piccola di sette anni non è normale sentirsi le mani addosso nelle parti intime. La sera poi le attenzioni maniacali dello zio avrebbero trovato occasione di sfogo piuttosto agevole posto che la bimba era costretta a dormire nel letto del parente per mancanza di spazi. Dopo due estati di inferno (a sette e otto anni) la bimba si rifiutò di tornare in quel maso degli orrori. Spiegò tutto alla mamma, una donna ancorata a vecchie concezioni maschiliste ancora pronte a relegare donne e bambine ad un semplice oggetto di"conquista" sessuale. Ma la donna raccomandò alla figlia di tacere e, nel caso, di subire in silenzio. «Una vicenda che la dice lunga sulla mentalità che esiste ancora in certi paesini dell'Alto Adige - commenta l'avvocato Julia Unterberger - dove la donna subisce le violenze, fisiche o morali, e poi si sente costretta a tacere per non andare incontro al giudizio negativo della gente. E' anche una questione culturale. Il cambiamento sarà lento».