Articolo da "La Repubblica.it" del 10 febbraio 2006

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Verona: detenuto in semilibertà per tentato omicidio spara
alla donna con cui conviveva e poi prova a suicidarsi. E' grave
Esce dal carcere e uccide la ex
aveva già tentato con un'altra
VERONATra i suoi precedenti anche diverse denunce per maltrattamenti - Un detenuto in semilibertà uccide a colpi di pistola l'ex convivente e poi rivolge l'arma verso se stesso per farla finita: adesso è ricoverato in gravi condizioni all'ospedale di Verona. L'uomo, che stava scontando una condanna per tentato omicidio nei confronti di un altra donna, aveva lasciato il carcere nel 2004.
Antonio Palazzo, di 41 anni, ha ucciso la sua ex compagna, Chiara Clivio, di 27 anni nel centro della città scaligera. Lei aveva ottenuto l'affidamento del loro figlio di 5 anni. E gli inquirenti ritengono che sia proprio questo il motivo che ha scatenato la furia omicida. Dopo avere esploso i colpi contro la donna, Palazzo si è sparato alla testa. Soccorso, è stato portato in gravi condizioni all'ospedale dove è stato operato.
Secondo una prima ricostruzione dei carabinieri, l'uomo ha atteso che l'ex convivente portasse il bambino all'asilo. Poi ha raggiunto la donna sul Lungadige Catena. Qui ha estratto la pistola e ha sparato all'ex compagna. Alla scena ha assistito una donna da una finestra, che è corsa a telefonare alle forze dell'ordine. Quando si è riaffacciata, il corpo di Chiara Clivio giaceva già a terra. In quel momento la testimone ha visto l'uomo puntarsi la pistola alla testa e premere il grilletto.
A spiegare l'omicidio come una rivalsa nei confronti dell'ex compagna c'è un elemento in particolare. E' una lettera trovata nell'automobile dell'assassino parcheggiata nei pressi del luogo del delitto, con la sentenza con cui il tribunale dei minori di Venezia affidava il figlio alla madre.
I carabinieri hanno poi accertato che Antonio Palazzo, originario di Sant'Arcangelo di Potenza, aveva già tentato di uccidere una precedente fidanzata. Inoltre l'uomo era stato più volte denunciato dalla vittima per maltrattamenti in famiglia. L'uomo aveva scontato la condanna al carcere per tentato omicidio fino al 2004, quando gli era stato concesso il regime di semilibertà provvisoria con impiego ai servizi sociali di Parma.
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