A Ciudad Juárez un paradiso di brutalità
In «Ossa nel deserto» per Adelphi, Gonzáles Rodríguez ha ricostruito il caso di trecento donne violentate e uccise. Con il placet della polizia
T.P.
Il paesaggio è molto simile a quello del Texas. Nemmeno le ragazze che vivono in quei luoghi sono diverse da quelle americane. Perlomeno non così diverse da giustificare che a Ciudad Juárez, città messicana di un 1.300.000 abitanti alla frontiera con gli Stati Uniti, il semplice fatto di essere donne rappresenta un pericolo mortale. Fino a qualche tempo fa il nome di Ciudad Juárez era noto essenzialmente per il cocktail che vi fu inventato nel 1942, la «Margarita», e per le molte attrazioni notturne a base di gioco d'azzardo, sesso e alcol. Dalla fine degli anni '90 si è però cominciato a parlare di questa città come dello scenario di uno dei più raccapriccianti misteri criminali di cui si abbia mai avuto notizia. A partire dal 1993, oltre trecento donne sono state rapite violentate e assassinate a Ciudad Juàrez. Quasi tutte avevano caratteristiche comuni: almeno un centinaio erano di umili origini, perlopiù operaie. Quasi tutte di corporatura minuta, brune e con i capelli lunghi. Tutte sono state vittime di violenze sessuali e strangolate. Molte di loro erano adolescenti e alcune perfino bambine di dieci anni. Molte di loro sono rimaste senza nome né storia. Hanno lasciato solo i loro resti, a volte trovati nei quartieri del centro cittadino, altre scoperti in zone abbandonate della periferia. Una delle poche certezze è che tutte queste donne sono state uccise in un luogo diverso da quello del ritrovamento e che sono morte dopo aver passato intere settimane prigioniere dei loro carnefici. Sono omicidi che si ripetono e si somigliano. Donne adulte e bambine subiscono un identico trattamento, tutte seviziate allo stesso modo. Si è pensato ovviamente a un serial killer. Ci si è domandato il perché delle orrende mutilazioni. Perché accanirsi con tanto barbaro sadismo sul corpo delle vittime? Sono state avanzate molte ipotesi: riti satanici, orge perverse di narcotrafficanti, venditori di organi, snuff movie in cui la vittima viene violentata, torturata e uccisa sotto l'obiettivo di una macchina da presa. Tanti interrogativi per nessuna inchiesta seria. Qualcuno è stato incriminato ed è finito in carcere. Ma i veri colpevoli sono probabilmente ancora a piede libero. In base a varie testimonianze, gli assassini sarebbero stati prima protetti dalla polizia di Chihuahua, e quindi avrebbero beneficiato di appoggi in ambienti del potere legati al traffico di droga. Le autorità locali hanno sempre rifiutato di seguire piste che intralciassero gli affari della mafia locale contribuendo a fare di Ciudad Juàrez il paradiso di bruti e psicopatici, instillando in molti giovani la convinzione che la violenza sulle donne non sia soltanto tollerata ma costituisca una sorte di pratica obbligatoria per un vero «macho». Sergio Gonzáles Rodríguez - narratore, saggista e inviato di «Reforma», il più importante quotidiano messicano - si occupa da tempo di questo caso e lo ha ricostruito con testimonianze e documenti agghiaccianti in un volume intitolato Ossa nel deserto (Adelphi, pp. 426, Euro 23). Dal momento che il tasso d'impunità in Messico è quasi pari al 100%, Rodríguez ritiene che la catena di delitti non si interromperà. «Per combattere un simile flagello non esiste altra arma se non la memoria, la testimonianza», sostiene. «Non mi sono mai sentito così sconvolto come quando mi sono recato sui luoghi in cui sono stati scoperti i cadaveri: era come entrare in una quarta dimensione, con un sentimento di terrore sospeso tra realtà e allucinazione». Rodríguez dispone di documenti che provano come alcuni di questi omicidi siano stati commessi durante orge da uno o più gruppi di individui in combutta con corpi di polizia e personaggi altolocati implicati in attività più o meno illegali. «Non mi stupirebbe se il governo avesse dato ordine a un gruppo della polizia giudiziaria di occuparsi di occultare gli assassini», ha confidato un deputato di Ciudad Juárez allo scrittore. Recentemente il numero dei ritrovamenti è diminuito ma è probabile che l'attenzione internazionale abbia indotto questi criminali a sbarazzarsi dei cadaveri in modi più definitivi. Per esempio, squartandoli e dandoli in pasto ai maiali di qualche fattoria. Oppure sciogliendoli in un liquido composto di acidi e calce viva. Quel conta è cancellare. Rendere vano perfino il racconto di questa terribile storia.