Articolo da "La Repubblica " del 23 maggio 2007


Viterbo, l´aggressione in una pineta durante una festa I fermati, incensurati, ai domiciliari: qualcuno ha già confessato
Violentata a 15 anni, presi 8 minorenni
La denuncia senza avvisare i genitori. La vittima: tre ore di abusi

MASSIMO LUGLI
dal nostro inviato
MONTALTO di castro (Viterbo) - «Per carità, la mia famiglia non lo deve sapere. Mio padre e i miei fratelli potrebbero fare una pazzia». In lacrime davanti agli agenti, ha raccontato la notte del 31 marzo scorso, quando un gruppo di ragazzi tra i 15 e i 16 anni l´ha violentata per oltre tre ore nella pineta di Montalto Marina, durante una festa in discoteca. La vittima, 15 anni, è una studentessa di Tarquinia, un paese vicino al luogo dell´aggressione, una ragazza che, per oltre dieci giorni, ha taciuto con tutti, implorando gli amici che sapevano di fare altrettanto. Dopo un mese di indagini, gli agenti del vicequestore Salvatore Gava, comandante della mobile viterbese, hanno identificato otto ragazzi di Montalto finiti agli arresti domiciliari, su richiesta del pm della procura minorile Roberto Thomas, con l´accusa di violenza sessuale di gruppo: rischiano dai sei ai dodici anni di carcere. «Lei ci stava», ha detto qualcuno, mentre altri hanno confessato in lacrime. Sul telefonino di uno degli adolescenti, un messaggio con la data dello stupro e un commento irripetibile. Gli arrestati vengono da famiglie normali, spesso agiate e nessuno ha precedenti penali, tutti vanno a scuola spesso con ottimi voti. Nei prossimi giorni l´interrogatorio di garanzia davanti al gip Massimo Capoccetti.
Un´altra, agghiacciante, storia di violenza sessuale tra minorenni che comincia con una festa per i 18 anni in un locale preso in affitto sul litorale di Montalto, al confine tra Lazio e Toscana. Silvia, chiamiamola così, arriva con il suo ragazzo e una "comitiva" di giovani del paese. Verso mezzanotte, quando la festa è al culmine, un conoscente riesce ad attirarla fuori e si incammina con lei verso la pineta dove il branco la sta aspettando.
«Mi sono saltati addosso all´improvviso, erano in tanti e mi hanno buttata a terra, immobilizzata e spogliata - ha raccontato la quindicenne al sostituto commissario Mario Procenesi e all´ispettore Roberto Fortunati della mobile - ho tentato di divincolarmi ma mi hanno minacciata e mi hanno ordinato di stare zitta. Ero terrorizzata». Lo stupro di gruppo è andato avanti fino alle 3 del mattino. «A un certo punto sono riuscita a liberarmi e mi sono allontanata di corsa - ha proseguito Silvia - ma mi hanno ripresa e hanno ricominciata a violentarmi». Il calvario della ragazza è finito quando alcuni giovani della sua compagnia, allarmati, sono usciti dal locale per cercarla. Sentendo le voci e i richiami nel buio, gli stupratori sono fuggiti e, poco dopo, gli amici si sono trovati davanti alla quindicenne in condizioni pietose. «Loro volevano sporgere denuncia ma sono stata io a supplicarli di non farlo, avevo paura della reazione dei miei». Dopo pochi giorni, però, il suo atteggiamento taciturno, la sua improvvisa distrazione a scuola l´hanno tradita. Una professoressa l´ha convinta a confidarsi e seguito l´ha accompagnata dagli assistenti sociali che hanno avvisato il commissariato. Neanche la famiglia lo sapeva, ma una voce è arrivata ai suoi fratelli, di 25 e 26 anni, che hanno chiesto spiegazioni. La squadra mobile ha dovuto impegnarsi a fondo per evitare una "spedizione punitiva" da Tarquinia a Montalto.