Articolo da "Il Manifesto" del 22 aprile 2008




«Braccialetto a chi?». Le voci delle donne
C'è chi applaude alla proposta di Rutelli, chi protesta per il «burqa elettronico», chi ricorda che l'80% delle violenze avviene in famiglia. E c'è chi ha paura e nessuna certezza

Eleonora Martini
Donne a rischio stupro nelle strade? Le risposte da sinistra a destra sono molteplici e ieri, sulla scia delle polemiche elettorali che hanno fatto seguito alla violenza sessuale subita da una giovane africana a Roma, le abbiamo sentite tutte. C'è chi nega esista il problema, chi ricorda che il numero di crimini è in diminuzione e che semmai la violenza sulle donne è per l'80% domestica cioè subita in casa e quasi sempre da un congiunto italiano, chi propone di fornire alle donne un braccialetto elettronico per chiedere aiuto in caso di necessità alla più vicina centrale di polizia, chi propone un poliziotto ad ogni angolo di strada, chi risolverebbe con ronde più o meno armate e chi vorrebbe approfittare per fare una bella pulizia etnica del territorio. «Ma qualcuno ha chiesto alle donne cosa vorrebbero davvero?», è la domanda che sorge spontanea sulla bocca delle principali protagoniste, soprattutto se si viaggia verso le periferie e si evitano i circoli di partito. Quello che salta agli occhi è che qui il rischio lo si sente davvero sulla propria pelle, reale o irreale, in aumento o in diminuzione, che sia. La sinistra, dicono, non lo capisce e così in molte hanno volto lo sguardo dalla parte opposta o si sono rifugiate nell'antipolitica. Nessuna, certo, sa fornire una soluzione ma se si chiede cosa preferirebbero la risposta è spesso un fievole «Mamma mia!».
Più al "centro", invece, la proposta avanzata dal candidato sindaco di Roma Francesco Rutelli di un dispositivo d'allarme anti violenza prêt-à-porter ha spaccato il genere femminile più o meno in tre. Da una parte ci sono le donne del Pdl, che ieri pomeriggio a Roma sono tornate sul luogo dello stupro, alla stazione La Storta, per dire no al «burqa elettronico», considerato «un passo verso la limitazione delle libertà individuali». «Non siamo né macchine che hanno bisogno di antifurto né schiave», hanno detto difendendo invece la soluzione Alemanno che, ovvviamente, è «l'espulsione di tutti i clandestini, la chiusura dei campi nomadi e i poteri speciali sulla sicurezza per le città metropolitane». Dall'altra parte, le donne del Pd e di SinArc contrattaccano: «È una proposta che stana la solita destra del no - afferma Maria Pia Garavaglia, vicesindaco romano uscente - è un contributo utile che va ad aggiungersi alle altre misure contenute nel piano sicurezza di Rutelli». Favorevole anche l'ex ministra Linda Lanzillotta che parla di uno strumento utile e «gratuito messo a disposizione dal comune» che diminuirebbe i rischi. Sottoscrivono 22 candidate della lista civica per Rutelli, mentre Patrizia Sentinelli e Cecilia D'Elia (SinArc) ricordano i dati diffusi dai centri antiviolenza secondo i quali «lo stupro avviene soprattutto in famiglia, mentre solo nel 3% dei casi è ad opera di sconosciuti, e gli autori del crimini sono al 79% italiani».
Da una terza parte si schierano invece le donne dell'estrema sinistra, quelle ad esempio come Flavia D'Angeli, candidata premier per Sinistra Critica, partito che ancora non ha deciso quale posizione prendere al ballottaggio nella capitale. «Non c'è alcuna emergenza, lo dimostrano i dati - dice - il problema della sicurezza non esiste, è solo una strumentalizzazione e il Pd ha perso perché ha rincorso la destra su questo terreno senza peraltro strappare loro nemmeno un voto».
Incollocabili invece le risposte di tante altre donne che vivono nelle sterminate e tristi periferie della capitale. L'espressione più sconsolata appartiene ad Anna Maria Cubeddu, coordinatrice della Cgil donne Roma, che vive a Tor Sapienza, periferia sud est. «È vero che ci sono più violenze in famiglia, ma avvengono anche in strada. Credo che stiano di nuovo giocando con la nostra pelle. Così non si interrompe la spirale di violenza: ci vuole prevenzione, cioè cultura, educazione. Bisogna continuare sulla strada che si è già intrapresa: illuminare le strade, e riempirle di gente anche di notte, creare luoghi di aggregazione. Cosa vuole, non riesco a dare una risposta. So solo che non mi ci vedo proprio con un braccialetto al polso e penso: dopo tutto quello che ci tocca sopportare adesso anche il braccialetto?»