BRACCIALI & MANETTE
Sicure da morire

La ditta che li produce è vicina a noi in quel di Codroipo e si chiama OmniaEvo. L’ideatrice ingegnere Loredana Valentino dice che “il suo utilizzo potrebbe migliorare la sicurezza personale di noi donne”.

Si tratta del congegno antistupro in forma di braccialetto; schiacci il bottone e il segnale via internet arriva negli uffici delle forze dell’ordine che si precipitano sul posto
Dovrebbe funzionare più o meno così; braccialetto alla vittima, manette al colpevole.
Proposto a suo tempo dalla lega e ora bocciato dalla lega e proposto dal Pd. Che trovata!

Ad essere logiche e pratiche dovremmo portarlo soprattutto in casa perché è lì che avviene lo stillicidio e la strage; ripetiamoli ancora una volta questi benedetti (o maledetti) dati; prendiamo quelli più freschi del Viminale dell‘altro ieri: 13 stupri al giorno; degli arrestati, 1 su 4 è immigrato, il che vuol dire, tanto per essere pedanti, che 3 su 4 sono pura razza italiana; e, ricordiamo i conti dell’Istat: su 100 donne stuprate solo 4 denunciano il fatto, quando il colpevole è il partner, 6 quando l'accusato è invece un estraneo. E nel 69% dei casi la violenza sessuale è proprio ad opera del partner o dell'ex" e ancora, aggiungiamo noi, forti di dati istat, eurostat, eres, ansa ecc., la maggior parte delle violenze avvengono in casa. Punto.

Bene, detto questo, la vera novità, a proposito del braccialetto antistupro, è un’altra: perlomeno quella che narra La Repubblica di oggi: “…è una aberrazione”, rispondono trenta donne del Pdl che si incatenano velate di nero, indignate davanti alla stazione romana della Storta… non siamo né schiave né cani né macchine dotate di antifurto…” mentre quelle di Differenza donna dalla Casa internazionale delle donne a Trastevere per voce di Manuela Moroli fanno sapere: “…Perché no? Non è una misura obbligatoria, e se ci fa sentire più tutelate, ben venga..” Mah…

Sotto elezioni accade di tutto; abbiamo visto gli artigiani sinceramente disorientati davanti a un Veltroni che parlava come un Berlusconi e abbiamo visto nello sconcerto generale la classe operaia votarsi alla Lega, abbiamo visto il tentativo della candidata premier Santanchè di spacciarsi per femminista nel tentativo di dar vita a un femminismo di destra, ora vediamo questa pensata che a suo tempo il buon Calderoli aveva ideato per il natale 2003 dei clandestini che “…possano ricevere il loro regalo: un bel braccialetto elettronico". La Lega il bel braccialetto elettronico lo voleva regalare anche alle donne lombarde verso il natale 2007; adesso che la Lega lo rinnega, il bel braccialetto lo adotta il Pd nella sfida elettorale per il governo della città eterna.

Tutto diventa intercambiabile. Tra le donne del Pdl di cui sopra c’erano Roberta Angelilli di An e Barbara Saltamartini di Fi appartenenti a quei partiti che avevano votato la proposta della Lega per il braccialetto lombardo, quelle che, come la Santanchè diventano paladine delle donne pur di avvallare la politica razzista dei loro partiti. Schifi.
E le altre? C’è proprio bisogno di sostenere il Pd su questi argomenti?

Certo la sfida è greve perché condotta sul terreno tanto amato dalla destra, il terrorismo giocato contro gli immigrati per invocare sicurezza e quindi controllo poliziesco e repressivo capillare sul territorio. Anche questa volta, come nel caso di Giovanna Reggiani, tutto si costruisce sul corpo delle donne; i risultati sono due: i pogrom contro gli indesiderati e la demarcazione del corpo femminile come riserva di caccia del maschio nazionale.

Non ci piace il braccialetto; qualcuno lo ha descritto come il residuo di una catena; una catena elettronica impalpabile che ci lega e ci amalgama alla logica securitaria e spiona di un grande fratello poliziesco, sempre più invadente sulle nostre vite e che non vogliamo anche fra le nostre gambe.
“La sicurezza personale di noi donne”, come dice l’ing. Valentino, a nostro avviso, va ricercata in altro modo: intanto nel posto dove siamo più sicure di morire, cioè in casa, dove non occorre il localizzatore satellitare per trovare lo stupratore: ha le chiavi.
Poi, fuori di casa, all’eterodifesa preferiamo l’autodifesa, infine, non è un problema di elettronica ma di cultura. Iniziamo da quella antifascista. Questa non è intercambiabile con le performance delle donne An e Fi perché loro non sono antifasciste.
E qui cascano le asine.

Dumbles - 22 aprile 2008