| Le lacrime della vittima. Aveva detto: vado a studiare a Bologna perché lì la gente non ti lascia mai sola "Gridavo, piangevo, mi sbracciavo impossibile che nessuno abbia capito" È voluta restare in città per collaborare alle indagini. E domani sarà in aula a lezione PAOLA CASCELLA Il racconto dell´indifferenza degli automobilisti nei momenti che hanno preceduto lo stupro, ha fatto piangere di nuovo Marina (il nome è ovviamente inventato). La ragazza vittima dell´aggressione di mercoledì sera, era sconvolta e disperata mentre ricostruiva la scena davanti agli inquirenti. «Non riesco ancora a crederci - ha detto - ma è andata proprio così: mi hanno vista, di sicuro hanno capito che stava succedendo qualcosa di terribile, com´è possibile che neanche uno abbia mosso un dito per aiutarmi?» La noncuranza della gente che forse avrebbe potuto salvarla è per Marina un altro choc difficile da superare. Un trauma per lei che qualche mese fa si era convinta a scegliere l´ateneo sotto le Due Torri per il suo corso post laurea anche per l´umanità dei bolognesi, quella loro speciale capacità di darsi una mano l´un l´altro, come spiegava ai genitori. «Quasi quasi per il master vado a Bologna», aveva annunciato. «È una città in cui si sta bene, c´è gente che non ti fa sentire mai sola». Un po´ paesone, un po´ metropoli, la città piaceva a Marina soprattutto per l´ambiente, per il legame che tiene unite le persone. Senso civico, rapporti di solidarietà, vivacità, tutti valori che Bologna è riuscita a conservare malgrado i tempi, diceva ai suoi familiari, convinta ed entusiasta. Così dopo la laurea in Psicologia, un anno fa all´università di una città del Friuli, è sbarcata a Bologna. «Era contenta - racconta un parente - sul computer aveva trovato quel master che le interessava. Poi a Bologna vive anche il fratello, più grande di lei di qualche anno». Marina era andata a vivere con lui che fa il musicista nella casa a due piani col giardinetto un po´ incolto. Si è liberata una stanza che prima era occupata da un amico e lei ci ha subito sistemato le sue cose. «La scorsa settimana Marina ha passato l´esame d´accesso al master - raccontano i familiari - Ma se fosse andato male aveva già detto che si sarebbe cercata un lavoro. Non si perde mai d´animo. È sempre stata una ragazza coraggiosa». E infatti non si è lasciata andare neanche dopo la violenza sessuale e le botte dell´altro giorno. Trent´anni, minuta, carina, capelli ricci e castani, «una ragazza intelligente e serena», a detta di tutti, ora Marina si è trasferita in albergo. Ha lasciato la casa del fratello probabilmente per evitare la curiosità dei giornalisti e della gente. Con lei c´è il fidanzato, che da quando è arrivato non la lascia mai. I genitori sono partiti dal Friuli appena saputo dello stupro. «Sono molto arrabbiati e avviliti», dice una zia. Probabilmente avevano intenzione di riprendere la via di casa con la figlia. «Ma lei vuole stare a Bologna per collaborare alle indagini», racconta la mamma che è rientrata nella sua città, ma per tornare stamattina da Marina perché «voglio starle accanto». Venerdì la ragazza ha ricevuto la visita dei docenti del corso post laurea. «È molto provata - raccontano - ma conserva intatto il coraggio e la lucidità non comune che sono le sue maggiori qualità». Marina ha già detto che lunedì sarà all´università con gli altri studenti. Comincia il master e lei non ha nessuna intenzione di perdere neppure una lezione. |
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