Bimba violentata, fermato lo zio
Napoli, sui muri una scritta: galeotti fatevi onore
IRENE DE ARCANGELIS
NAPOLI - «E va bene, sono stato io. Ma che devo fare? Le donne, non sono nate per questo?». Con una confessione piena, e una raccapricciante domanda rivolta dall´indagato ai carabinieri alla fine di un lungo interrogatorio, si chiude la storia di Antonietta, quattro anni e mezzo, violentata dal prozio. Stuprata da quattro mesi, violentata dal familiare quando i due rimanevano soli in casa. Indifesa e condannata a subire ancora abusi, non fosse stata uccisa, nella notte tra sabato e domenica, da un rigurgito della pizza mangiata per cena. La sua tragica morte ha svelato l´orrore della sua giovanissima vita, ieri con il fermo del fratello di sua nonna.
A due giorni dalla tragedia a Crispano - centro di quindicimila abitanti vicino Napoli - ora si racconta del pianto del medico del pronto soccorso quando, visitando la piccola già morta, ha scoperto i segni devastanti della violenza. E si parla anche della scritta comparsa su un muro di fronte al Municipio di Crispano: «Basta con gli abusi sui minori: galeotti fatevi onore», a invocare la dura punizione prevista dal tacito codice carcerario. Scritta che però, per gli investigatori, sarebbe precedente alla morte di Antonietta, risalirebbe invece ai giorni del sequestro del piccolo Tommy, poi ucciso dai rapitori. Restano i fatti, che insieme al commento sprezzante dell´uomo fermato, raccontano una storia di degrado.
Nella notte tra sabato e domenica arriva al pronto soccorso dell´ospedale di Frattaminore la piccola Antonietta. È stata soffocata nel sonno da un rigurgito della cena, la pizza mangiata per festeggiare il ritorno a casa del papà Domenico Ciliento, 26 anni, operaio al lavoro al Brennero, in una ditta che ha l´appalto con la Società Autostrade. Fin qui la disgrazia, confermata dalle tracce di vomito che verranno poi trovate nel lettino della piccola dai carabinieri.
Ma il medico del pronto soccorso che ispeziona il corpicino di Antonietta si accorge dei segni della violenza sessuale. Sconvolto e incredulo chiede la consulenza del collega ginecologo di turno. E purtroppo arriva la conferma. Scattano le indagini. La famiglia di Antonietta viene convocata in caserma, a cominciare dalla giovane mamma Tiziana, 27 anni, inebetita da quanto sta accadendo. C´è anche il prozio Pasquale Aniceto, 48 anni, che dice a un carabiniere: «Di quell´altro fatto non so nulla... «. Ma quale fatto?, si chiedono le divise. La notizia della violenza sessuale non è infatti, in quel momento ancora trapelata.
Il racconto concorde dei familiari è quello che descrive una giovane coppia lavoratrice (la mamma di Antonietta è operaia in una azienda manifatturiera di Crispano) che certo non può permettersi una baby sitter e preferisce affidare la sua unica figlia alla nonna paterna che abita a pochi metri di distanza, dove vive anche il prozio, fratello della nonna, Pasquale Aniceto. Non sa leggere né scrivere, è titolare della pensione di reversibilità del padre perché malato di diabete, lavorante saltuario in una ditta di pompe funebri. Per il resto sempre a casa, dove verrà trovato del materiale pornografico. Lui e quella nipotina che gli viene affidata dalla sorella quando esce per le commissioni.
Comincia a violentarla quattro mesi fa, racconta ai carabinieri di rapporti completi con tono noncurante. Storia che senza la morte per un rigurgito della cena forse non sarebbe mai venuta alla luce, e che si scopre solo perché una bimba muore. Per questo i carabinieri continuano a indagare - è intanto fissata per oggi l´autopsia - per accertare complicità e omissioni da parte di familiari.