ABISSO D’AGOSTO
L’altro giorno toccò a Rossellina Lo Bianco di Vibo Valentia. Voleva il divorzio. Il marito l’ha uccisa con un coltello a scatto che teneva nel marsupio.
Qualche tempo prima invece è stata la volta dei mariti che prima di uccidersi, uccidono, moglie, e figli se ci sono. Toccò a Marta Bergonzi a Gornate Olona nel varesotto, uccisa dal marito assieme ai figli di 5 e 9 anni Anch’essa voleva il divorzio.
Poco prima ancora, dalle nostre parti, nella casa di vacanza in Carnia, Mariagrazia Fagotto era stata ammazzata dal marito depresso, poi suicida.
Sul Messaggero Veneto di sabato 8 agosto, il professor Procaccio, psichiatra, in un‘intervista su quei tristi fatti spiegò che: “Ognuno di noi è portatore di un abisso e anche se poi la maggioranza della gente non arriva a toccarlo mai, questo abisso è lì a portata di mano, in un qualunque giorno di agosto“.
Peccato che in tutta l’intervista, non si specifichi mai che se tutti portiamo l’abisso, chissà perché a toccarlo e soprattutto a coglierlo, visto che è a portata di mano, sono molto più spesso gli uomini.
E a danno delle donne.
Di fatto non ne possiamo più di questa contabilità di morte.
Eppure… eppure, se non siamo noi a chiederci perché ci sono uomini che odiano le donne, chi lo fa?
Non Procaccio che anzi, usa la frase magica di questi casi, “… davanti al dolore è giusto tacere rispettosamente…”.
Noi rispettosamente parliamo e rispettosamente non ci accontentiamo della giustificatoria tesi della depressione, questo insondabile stato dell’animo che in momenti di difficoltà potrebbe colpire chiunque.
Quante donne versano in difficoltà perché sole con figli?; quante vengono lasciate dai loro partner, mariti, amanti?; quante perdono il lavoro?; quante infine non soffrono di depressione? Malessere che, come ci faceva notare tempo fa Femminismo a Sud, era considerato prevalentemente femminile? E quante fra tutte queste, quante si trasformano in family mass murder?
Poche, nessuna, rispetto agli uomini che invece sembra non sappiano fare altro.
Siamo andate in internet alla ricerca dell’arcano e abbiamo trovato una lezione del prof. Ruben de Luca il quale ad un certo punto si ingegna a spiegare : “…Per gli uomini, il substrato motivazionale dell’omicidio-suicidio risiede prevalentemente nelle dinamiche conflittuali di coppia e, in particolare, nella separazione coniugale. L’uomo incontra notevoli difficoltà nell’elaborazione efficace della separazione e nella conseguente perdita dei ruoli esercitati a lungo nei confronti della partner e dell’intera famiglia.”
Ma anche questo lo sapevamo già. Perciò continuiamo a chiederci: Perché? Perché gli uomini non riescono a sopportare, affrontare, risolvere “quelle” difficoltà e l’unica via di uscita che imboccano è quella biblico mitologica del tipo: muoia Sansone con tutti i filistei?
Perché sopravvive l’atavico retaggio per cui il signore e padrone doveva essere seguito nella tomba dai servi e dalle sue proprietà? Che gelo! Che depressione! Perché questo sesso, che simbolicamente si ritrae con la freccetta rivolta verso l’alto, in erezione verso l’infinito, non riesce ancora a rapportarsi con gli altri membri della propria specie in modo diremmo “normale” cioè di banalissimo e ovvio rispetto? Perché non riesce ancora a disincagliarsi dalla zavorra culturale che pone la donna, l’altro da sé, o tra la proprietà privata o tra la proprietà collettiva?
“E’ mia e guai a chi la tocca” dice il primo principio; inizia con me e con me finisce. Punto
“E’ a nostro, -di tutti-, uso e consumo” dice il secondo, usiamola. A scopo ricreativo, ludico, pubbliciatrio … ora anche politico.
Questo è lo zoccolo duro, la vera e propria cultura di rinforzo , che ha nelle sue conseguenze estreme quei dati inequivocabili che nei casi di suicidio omicidio danno gli uomini all’84,2%.
Ne è responsabile chi non sa indossare altro che i panni del padre padrone; ma anche chi sostiene quel modello familistico di moralità, intrinsecamente omicida -prima che del corpo-, della libertà dell’altra.
E anche chi amabilmente tollera che come contraltare ci sia un’immoralità metaforicamente omicida della dignità individuale uccisa dai corpi da esibizione e da fruizione coltivata a continuo beneficio dell’immaginario maschile.
Due facce della stessa medaglia; due gabbie per le donne; l’una talvolta di morte, l’altra anche perché è un immaginario non nostro a segnare il confine fra l’essere e il non essere.
Sta qui il generatore dell’abisso, in questa maledetta cultura di rinforzo, anziché di dissuasione, dei ruoli di padronanza sudditanza, peraltro così ben coltivati in questo momento storico nazionale.
Le mostruose ipocrisie sulla famiglia (ormai mattatoio a tutti gli effetti) tanto care alla chiesa e alla destra dentro e fuori il governo; le prepotenti e aggressive prevaricazioni politiche clericali sulla sfera privata di vita - morte - procreazione, la grossolana volgarità di una bavosa classe politica al seguito e a difesa delle vanaglorie pornogerontoerotiche del suo capo.. Sconcezze clericopolitiche; fra concessioni integraliste del politico al clero e opportuni silenzi del clero verso il politico, fra risolini e ammiccamenti del popolo per quello che si ritiene essere il costume nazionale dell’italico amatore e la stupefatta incredulità del cittadino comune davanti alle tragedie del family mass murder come se gli eventi fossero propri di universi paralleli su pianeti distanti che non si toccano mai.
No, convivono, nel loro comune denominatore del disprezzo verso le donne; e, a quanto pare convivono bene perchè alimentati dallo stesso fertile humus. Fino a che si continuerà a non identificarne gli attori, a banalizzare, giustificare e chiudere all’uopo con un’opportuna diagnosi di depressione si sarà più legittimati a non far nulla se non continuare indefessamente a coltivare l’idea della donna che ci piace: sottomessa in casa, a disposizione fuori, salvo poi essere “…con l’abisso a portata di mano in un qualunque giorno d’agosto”, o, vedrete ..pure di settembre …
Dumbles feminis furlanis libertaris - 15 agosto 2009