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NO ALLA VOSTRA CRISI ,
NO ALLA VOSTRA CROCE !
Contro la violenza sulle donne alziamo la voce!
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Talvolta le ipocrisie vengono a galla con un niente…
Succede a Milano con il manifesto per la giornata contro la violenza sulle donne che Telefono Donna ha commissionato ad un’agenzia: una fotografia rappresentante una donna su un letto, con le braccia aperte nella posizione della croce con un panno che le ricopre l’inguine con su scritto: “Chi paga per i peccati dell’uomo?” ; apriti cielo! Il manifesto ha fatto gridare allo scandalo l’assessore al decoro urbano di AN il quale lo ha ritenuto un’offesa al decoro, appunto, nonché alla religione, depositaria del logo, ma da non citare assolutamente né in immagine, né in giudizio.
Indignazione dunque, per il mezzo che denuncia la violenza, non per il messaggio ovvero la violenza che le donne subiscono e per la quale sono letteralmente “messe in croce“, vittime dello stalking, i maltrattamenti e le molestie che sono pure una via crucis quotidiana; senza contare che talvolta se li evitano è perché sono ammazzate per le vie più brevi.
Riteniamo generatore di violenza anche chi non la vuole vedere, chi pretende il silenzio, tutt’alpiù una denuncia addomesticata, minimizzata, ridotta in statistica nella anonima sequenza dei numeri, ridotta a banale ricorrenza annuale da annunciare con locandine patinate e decorose, ma non incisive, da affiggere negli spazi pubblici a fianco della ridondante pubblicità sessista che ossessivamente drappeggia tutte le città.
Il decoro viene prima.
Ci ricorda il consiglio che molti, molti anni fa, leggemmo su Famiglia Cristiana dove probabilmente nella rubrica che oggi si chiama “Colloqui col padre”, qualcuno consigliò, alla signora maltrattata e picchiata dal marito, oltre che sopportazione, anche l’acquisto di un vaso di fiori ad ogni crisi violenta del consorte, sicchè, con l’andare degli anni, la casa sarebbe stata un meraviglioso scrigno fiorito, un vero decoro!
Decoro; il must del periodo.
Prima era la sicurezza in nome della quale abbiamo visto pogrom, schedature, pestaggi, torture; ora il decoro prevede la smaterializzazione dei corpi nella persistenza degli abusi.
Si è fatto così con i rifiuti, poi gradualmente si sono viste scene di caccia a trans, alle prostitute, financo ai clochards. “Ho orrore di chi si prostituisce per strada” disse la ministra Carfagna, e si sguinzagliarono vigili urbani a scannerizzare possibili donne adescatrici dotati di metro per le gonne e manganello per i corpi, nonché squadracce, ronde e razzisti di vario calibro in difesa dei palati fini che bene tollerano l’impunità per premier, politici e poliziotti, tutt’alpiù managers falliti riciclati e picchiatori destrorsi; gli altri, corpi estranei nel perbenismo nazionalsecuritario, che siano ricacciati nel nulla, nel buio, nella casa …se ce l’hanno.
Ed è a casa, che le donne dovrebbero tornare in quanto le prime a rimetterci per la disfatta del capitale globale e della grande abbuffata turbo liberista nonché per l’ultima rapina nazionale dei tagli alla scuola del mostro Gel/Monti, dello smantellamento del welfare per foraggiare e salvare ancora banche e kapitale per le grandi-opere-grandi-truffe-grandi-mafie.
Nella crisi che incombe le donne saranno gli ammortizzatori sociali.
Garantiranno ancora lavoro casalingo e cure parentali gratuite, angeli del focolare senza protezione alcuna, desperates housewives economicamente dipendenti, ricattate, deboli e quindi di nuovo candidate vittime di violenza.
Ma sì, diamoli pure questi freddi dati anche per quest‘anno: il 69,7% degli stupri è
opera di partner, il 17,4% di un conoscente, solo il 6,2% è opera di estranei. In Italia la casa uccide più della strada; la percentuale di omicidi in famiglia rispetto al numero totale di omicidi che nel 2005 era del 14.3 per cento, nel primo semestre del 2008 è salita al 24.7 per cento. “Ne uccide più l’amore che il tumore” e così via; la mattanza continua.
Allora, chi (e quanto) paga per i peccati dell’uomo?
Come siamo a legislazione? Pagheranno caro, pagheranno tutto?
No, pagheranno poco, pagheranno niente se bianchi e connazionali, pagheranno tutto e subito se “negri” o zingari.
Emblematici i casi del rumeno Mailat (ergastolo) omicida di Giovanna Reggiani e dell’ivoriano Rudi Guede (trent’anni) per il caso Kercher; verrà trattato allo stesso modo il ragazzo borghese Raffaele Sollecito difeso dall’avvocatessa e parlamentare di grido Giulia Buongiorno?
Prendiamo un processo in corso e come di consueto assistiamo alla tessitura delle più ciniche speculazioni; uno fra i tanti: il caso di Barbara Cicioni incinta di otto mesi, ammazzata di botte in quel di Perugia, dopo anni di maltrattamenti da parte del marito Roberto Spaccino il quale come da copione aveva accusato una banda di albanesi.
Perdiamo le speranze? No, lottiamo di più.
Non dimentichiamo che nei processi per stupro continua a giungere fino a noi il riverbero dell’arcaico pensiero giustificazionista maschilista: vis grata puellae ovvero la violenza piace alla fanciulla.
Grata un corno! Vis grata viro, piuttosto, all’uomo in genere, a quello che rimane incapace di relazione e riconoscimento dell’altra, a quello ancora nel suo “io tutto”, ed anche all’uomo politico, del “tutto io, tutto a me” della casta, pure incarnato nelle poltrone di questo governo che legittima le violenze, le cinghiemattanze di piazza (Navona) con la compiacenza delle colleghe ministre che mentre lavorano a norme sullo stalking non hanno vergogna di questi costanti sdoganamenti fascisti intrinsecamente e profondamente sessisti.
Diciamo pure che non gliene frega niente, che l’imbarbarimento razzista e sessista e integralista così ben coltivato nei partiti di governo e così ben ignorato nei partiti di opposizione va a meraviglia per gettare la croce della recessione addosso a qualcun*.
Tutto il resto o è propaganda o è censura; grottesca propaganda il decoro, nel paese del famoso statista a cù-cù; drammatica censura la realtà delle donne in croce nelle loro case fiorite asperse di acqua santa.
Poi ci stanno le donne che non ci stanno. Quelle che le ipocrisie bigotte le sgamano subito, le femministe, le antifasciste, quelle che denunciano, quelle che alzano la voce
INDECOROSE E LIBERE!
Dumbles feminis furlanis libertaris - 21 novembre 2008