No, non tutte. Qualcuna ha televisione in testa ma per protesta. (foto dalla manifestazione anti G8 a Genova)

Da "La Repubblica" del 11 maggio 2002

Il casting a Napoli affollato di aspiranti, pronte a lasciare tutto per ballare tre anni su una scrivania nell´estasi della notorietà

Voglio una vita da velina le italiane sfilano in massa

Si chiamano Nunzia, Filomena e Rosa, ma si fanno chiamare Nancy, Mina e Rosita

In settemila hanno fatto domanda per la selezione, moltissime sono straniere

Sessanta secondi per giocarsi la carriera, se ti notano un asterisco o un cerchietto

GABRIELE ROMAGNOLI
Una è venuta scosciata "perché gliel´ha detto il fidanzato: vai così che è un´opportunità". Una è venuta con l´herpes. Una con "i capelli nocciola", dice. Una ha fatto "la barwoman". Un´altra "ha fatto immagine". Una si fa il segno della croce prima di andare al microfono a dire chi è. "Ungaro, come lo stilista". "De Filippo" e riga. Una ha il conflitto d´interessi perché il marito fa il tecnico alla Rai e lei sta qui a provarci con Mediaset, ma se ce la fa, "lo mette davanti al fatto compiuto". Oppure "lo lascia". Un´altra l´ha già lasciato, perché non la voleva a Miss Italia. Applausi. Sei tutte loro. Tutte le ragazze italiane che giurano di entrare nella taglia 42, "quando non scatta l´ormone"; di essere alte, come minimo, "un metro e tanta voglia di crescere", il resto dipende dalle scarpe; di poter piacere, "tanto siete voi a dovermi fare bella con le luci e tutti i trucchi che sapete"; di poter diventare veline.

La convinzione di partenza è che per comprendere l´Italia di questo tempo un casting di veline sia un´occasione perfetta perché: a) viviamo in un Paese condizionato dalla televisione; b) quando i sociologi tracciano assi di ascisse e ordinate e "dislocano nel piano" le diverse trasmissioni a seconda delle "nicchie di pubblico che intercettano", al centro di tutto, tra Nord e Sud, cultura universitaria e analfabetismo di ritorno, adolescenza e senilità, c´è "Striscia la notizia", che è un fenomeno comunque lo si giudichi; c) se conta l´immagine, quella di "Striscia" non è l´invisibile Ricci, l´immutabile Gabibbo, il semestrale Greggio, ma la coppia di triennali principesse che fanno sognare, ora è chiaro, più che gli uomini, le donne. Ai primi basterebbe averle, le seconde vogliono esserlo. E, a ragione, lo credono un sogno possibile. Nessuno dei luoghi del desiderio ha abbassato la soglia d´ingresso quanto la televisione. Né altrettanto innalzato la rendita di posizione. La velina ottiene il massimo risultato con il minimo sforzo: fa la vera Miss Italia in tandem, non per uno ma per tre anni, ogni sera, all´ora di cena. Salta, irradia e in cambio va in copertina con la collega e all´altare con un ganzo. C´è da stupirsi se settemila ragazze (di cui quasi duemila straniere residenti) hanno scritto per diventarlo? Se altre mille si sono presentate spontaneamente al casting aperto di Napoli, che non pone requisiti, solo di essere qui, alle dieci di una mattina da ricordare, in fila nel cortile che conduce alla palestra di Carmen Russo?

La cerimonia è semplice e spietata. "Sembra la visita militare", commenta un cameraman. Le candidate riempiono un modulo, si fanno scattare una polaroid, vanno in uno spogliatoio a conciarsi come meglio credono, riappaiono nella sala per giocarsi tutte le fiches in un minuto: 30 secondi per presentarsi, altrettanti per ballare, a gruppi di cinque, sentendosi, almeno per quel mezzo giro di lancette, una volta veline. Hanno età dai 18 ai 36 e tacchi dai 6 ai 12. Si chiamano Nunzia, Filomena e Rosa, ma si fanno chiamare Nancy, Mina e Rosita. Quello che fanno nella vita lo fanno "nel frattempo", come fosse la lettura in una sala d´attesa prima della chiamata. "Nel frattempo", a decine frequentano la facoltà di Giurisprudenza di Napoli dove ci dev´essere un bel can can. "Nel frattempo", si laureano in lettere, scrivono poesie, "ma vogliono entrare in quella bellissima scatola che è la televisione". "Nel frattempo", hanno imparato inglese e tedesco e vorrebbero conoscere "tutte le lingue del mondo", ma ci rinuncerebbero per tacere al fianco di Enzo Iacchetti. "Nel frattempo" lavorano nella pasticceria di papà, ma non ne possono più "di fare cassa-bancone-cassa" e sognano di percorrere tutta la scrivania di Bonolis e Laurenti.

Dalle presentazioni emergono due gruppi: le aspiranti veline per vocazione e quelle per caso. Le prime raccontano Bignami di giovani vite all´inseguimento dei riflettori. Parlano di madri premurose che le portavano a danza da piccole, di problemi finanziari che le hanno fatte smettere, di concorsi di bellezza minori con fasce di "Miss Wella, per via dei capelli" e Miss Culetto d´oro, per via che va da sé. Evocano sfilate organizzate da parrucchieri, recite di paese con dieci fratelli maschi plaudenti, apparizioni in tv locali, come vallette a trasmissioni sportive, comparsate a "Furore", "Un posto al sole" e in "video di cantanti melodici". Ricordano offerte di particine a pagamento, provini dove "non erano certo cortesi come qui" e quell´anticipo di miracolo che fu esser scelta come "pirellina" per il calendario. Hanno dedicato la vita fuori dal "frattempo" alla ricerca di occasioni così: è naturale che siano qui.

Poi ci sono le "aspiranti veline per caso", quelle la cui presenza rappresenta uno scarto, una decisione improvvisa, "è il primo e ultimo provino", come se procedendo sulla strada segnata fossero state abbagliate dall´indicazione di un´uscita impensata e piena di promesse. Hanno una laurea nel cassetto, un lavoro sicuro, fanno l´assistente di un notaio o quella di volo, stanno dietro una cattedra o una scrivania della pubblica amministrazione, situazioni che fino a poco tempo fa erano considerate, specie per una ragazza del sud, una conquista. Ora anche le avvocatesse e le hostess cercano un altro Egitto e lo credono raggiungibile. La quasi notaia ha "qualche chilo di troppo, benchè nei punti giusti", ma se serve lo perderà, "non ha mica sessant´anni". La professoressa "non sa tanto ballare", ma sa bene che "tutto s´insegna". Chi non è bella pensa di poter imparare a diventarlo e guarda la signora Tani, regina del casting, come se quello fosse compito suo. Lei prende nota e alla fine dei 60 secondi di popolarità che per quasi tutte saranno gli unici della vita, guarda i nomi sul foglio. Se non scrive niente accanto, è finita lì. Se mette un asterisco, è uno spiraglio. Un cerchietto è la porta per il prossimo turno eliminatorio. Tre ore, duecento candidate, due cerchietti. Due ragazze semplici, incantevoli, non troppo agitate, una bruna e una bionda. Saranno famose? E se sì, per quanto? E´ tempo di sfrenata ricerca di nuove rappresentazioni. Nella rincorsa in avanti l´antico è scambiato per novità assoluta. Quando ideò le veline, Antonio Ricci le pensò, ha scritto, come "parodia dell´Espresso e Panorama che utilizzavano in copertina donne poco vestite". Ora quei settimanali si presentano ai lettori con Le Pen e Berlusconi, Fallaci e fallici grattacieli coreani. E nelle sperimentazioni televisive appaiono "velini", come sono Caputi e Pizzul per Simona Ventura, oppure muse e musi silenti alle spalle di chi conduce la danza. Fra tre anni o domani Ricci s´inventerà un´altra parodia o il mondo supererà la sua immaginazione, come già accade spesso e mille, diecimila Nancy ch´erano Nunzia s´accoderanno alla porta di una nuova speranza che il rispetto verso i desideri c´impedisce di chiamare illusione.