| Ricominciano le scuole e si profila un nuovo fenomeno: la femminilizzazione del bullismo fin dalle prime classi delle elementari Sei anni, le pupe diventano bulle Più aggressive e perfide dei maschi, leader senza menare le mani Chi subisce può andare incontro a stress, esaurimento nervoso e disturbi alimentari Entro il 2016 le ragazzine cattive raggiungeranno i maschi terribili LAURA LAURENZI Il bullismo al femminile è diverso da quello maschile: le bambine prediligono un´aggressività indiretta, non fisica, più sottile e spesso più dolorosa. Emarginano le compagne più deboli, le calunniano, le taglieggiano, le ricattano, le isolano, le dileggiano, le escludono imprigionandole in un cordone di silenzio, le fanno sentire invisibili. Esattamente come i bulli, spiega Ada Fonzi che studia il fenomeno da oltre dieci anni con ricerche sul campo condotte in sette regioni italiane, anche le bulle soffrono di irrequietezza e di aggressività indifferenziata e vivono in uno stato di disimpegno morale senza provare alcun senso di colpa. Con le loro vittime innescano un circolo vizioso: le colpiscono e le feriscono credendo di essere nel giusto e spesso i loro bersagli si convincono di meritare davvero il trattamento che gli viene riservato. Un gioco al massacro. L´ostracismo può lasciare più lividi di un pestaggio, può farti ruzzolare giù per le scale più di uno spintone, e in questa pratica le bambine si segnalano all´avanguardia. Se il trend continuerà «entro il 2016 il cosiddetto sesso debole colmerà un altro divario: il livello di violenza raggiungerà quello solitamente espresso dai maschi», secondo lo psicologo inglese Oliver James. «È quello che io definisco il mobbing scolastico, in cui le femmine eccellono - afferma Maria Rita Parsi, psicologa e psicoterapeuta con una lunga esperienza nel mondo infantile - È una piaga dolorosissima quella del bullismo indiretto, fatto di silenzi, calunnie, esclusioni. Non ti uso una violenza fisica ma te ne uso una morale che fa molto più male. Una tortura psicologica, una forma di persecuzione che, se protratta, può avere conseguenze anche molto gravi: stress, esaurimento nervoso, disturbi alimentari e della concentrazione. E anche forme di autolesionismo». A contribuire a veicolare questi comportamenti potrebbero ancora una volta essere alcuni cartoni animati, secondo Maria Rita Parsi: «Dopo le fate, dopo le principesse, dopo Lady Oscar si è passati ad una serie sempre più aggressiva di lottatrici e di donne guerriere che diventano modelli da imitare». Ricalca una parola inglese - to bully, che significa angariare, tiranneggiare, fare il prepotente - il termine bullo, bullismo. Un atteggiamento in cui i bambini e le bambine italiani vantano un singolare primato, secondo dati diffusi dalla stessa Ada Fonzi: 41 scolari elementari su cento dichiarano di subire un qualche genere di prepotenza in classe contro i 15 della Spagna, i 20 del Canada e i 27 della Gran Bretagna, un paese che era funestato dal fenomeno ma in cui il governo è corso ai ripari con massicce campagne di prevenzione. E in Italia che cosa si fa per arginare il bullismo? «Purtroppo nel nostro paese, a differenza di quanto è accaduto non solo in Inghilterra, ma anche in Svezia, in Norvegia, in Giappone, in Australia dove sono stati attivati progetti ministeriali, non c´è ancora stata una grande iniziativa nazionale, ma molte iniziative locali a cura delle singole scuole», spiega Ersilia Menesini, professore associato di psicologia dello sviluppo all´Università di Firenze e autrice di due manuali sul tema, due guide operative dal titolo «Bullismo, che fare?» (Giunti) e «Bullismo, le azioni efficaci della scuola» (Erickson). Quali sono queste azioni efficaci? Puntare, più che sul bullo e sulla sua vittima, sulla dinamica dell´intera classe, su quelli che assistono senza intervenire, per far prendere coscienza a tutti dei rischi di certe prevaricazioni. Aprire "sportelli amici" in ogni scuola, sul modello britannico, per le piccole vittime ma anche per i maestri, che spesso sottovalutano il problema. Attivare alcuni bambini, due o tre per classe, che a turno facciano da tutor ai compagni angariati e anche da tramite con gli insegnanti. Applicare la tecnica teatrale del role playing in modo che ogni bambino si metta nei panni sia della vittima che del persecutore che di quello che assiste in modo neutrale. Affrontare l´argomento dopo la proiezione di un film o dopo la lettura di un brano letterario. Discutere con uno psicologo sulla conflittualità delle emozioni. Coinvolgere le famiglie «tenendo però presente che si tratta di un fenomeno molto delicato e complesso - avverte Menesini - Numerosi adulti infatti di mostrano di apprezzare una piccola dose di bullismo, che spesso viene visto come un modello vincente, un modo per farsi strada nella vita». |
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