![]() Articolo da "Il Corriere della Sera" del 17 agosto 2002.
|
Fermare i trapianti da animali? Un danno per la scienza Per i prossimi vent’anni sono l’unica speranza per gli ammalati Fermare gli xenotrapianti? Sarebbe una pessima idea. Nonostante l’invito, o meglio l’intimidazione, di questi giorni sui muri dell’Istituto zooprofilattico di Modena. C’era anche una bomba abbastanza potente da far saltare in aria l’Istituto, uno dei pochissimi dove in Italia si fa ricerca sul trapianto con organi di specie diverse (xenotrapianto, dicono i medici) e Dio sa se c’è bisogno di ricerca in questo nostro Paese così grande per tanti versi, ma così poco attento alle ragioni della scienza. La medicina del trapianto ha fatto miracoli, ma gli organi a disposizione sono pochi. E non solo in Italia, ma in tutto il mondo. Nel 2010 ci saranno 2 milioni di persone in dialisi nel mondo che costeranno più di 1 trilione di dollari e solo nei Paesi a reddito alto. Che cosa si può fare? In futuro si potranno costruire organi in laboratorio (si fa già per le arterie) ma questo non aiuterà gli ammalati di oggi. Per i prossimi dieci o vent’anni l’unica possibilità sarà quella di ricorrere agli organi di animali. Ma andiamo con ordine. Keith Reemtsma, a New Orleans nel 1963, trapiantò il rene di uno scimpanzé in un operaio di 44 anni che soffriva di una malattia renale cronica. Uno di questi trapianti fu fatto anche a Roma da Stefanini e Cortesini. Tutti, alla lunga, andarono male, salvo uno: un insegnante di 23 anni operato da Reemtsma che visse 9 mesi con il rene di una scimmia. Era il segno che il trapianto con gli organi di animali presto o tardi si sarebbe potuto fare. Da qualche anno però la ricerca sulle scimmie è stata abbandonata e oggi si pensa al maiale. Perché proprio il maiale? Un po’ perché, pare, non trasmette virus all’uomo come invece farebbero le scimmie. Se questo è il problema degli animalisti, ed è un problema che è giusto sollevare, ci sono ragioni di ottimismo. È stato fatto molto lavoro, prima negli Stati Uniti e poi anche in Europa e si è documentato che se in provetta le cellule umane effettivamente si possono infettare con virus di suini, questo non provoca malattia nell’uomo, ed è logico. L’uomo vive a contatto con il maiale da migliaia di anni, allevamento e processi di macellazione sono solo due esempi. Tra l’altro, già oggi tessuti e cellule di suino vengono impiegati in clinica. In tutto sono stati esposti a tessuti o cellule di maiali centinaia di uomini nel mondo. Quanti hanno preso malattie dal maiale? Nessuno finora. I ricercatori hanno provato a trapiantare reni e cuori di maiali nelle scimmie (con l’idea che, se funzionava, poi si sarebbe potuto fare con l’uomo) ma pochi minuti dopo l’intervento la circolazione del sangue nell’organo trapiantato si fermava. Per via di una forma gravissima di rigetto che i medici hanno chiamato rigetto iperacuto. Sembrava chiaro che questo tipo di trapianto non sarebbe mai riuscito, ma qualcuno ha continuato a studiare: il rigetto iperacuto viene perché nel sangue delle scimmie, e anche in quello di ciascuno di noi, circolano anticorpi capaci di legarsi a una glicoproteina (una proteina legata a uno zucchero) che si trova sulle cellule che rivestono l’interno delle arterie del maiale. Questo innesta una serie di reazioni che portano a far coagulare il sangue nell’organo trapiantato. A questo punto i ricercatori hanno creato maiali identici a quelli normali ma che esprimono sul rivestimento interno dei vasi sanguigni la corrispondente glicoproteina umana, così non c’è rigetto iperacuto e il trapianto funziona, almeno nelle scimmie. Un lavoro enorme che richiede centinaia di tentativi per avere pochi animali che esprimono la proteina al posto giusto. Così non si sarebbe mai arrivati ad avere abbastanza organi per l’uomo, ma l’anno scorso c’è stata una svolta: 5 maialine senza la glicoproteina del rigetto iperacuto si sono ottenute per clonazione. Proprio il giorno di Natale, a Blacksburg in Virginia. Adesso il più è fatto. Ma prima di arrivare a trapiantare un organo di maiale nell’uomo ci sono altri problemi da risolvere. Per questo è ben giustificato lo scetticismo del ministro Sirchia, ma questa linea di ricerca non va abbandonata. Proprio in questi giorni Nature biotechnology ha pubblicato un lavoro straordinario: si è riusciti a ricostruire tessuto cardiaco e renale partendo da cellule di animali adulti. Questi tessuti hanno una certa attività funzionale e, se trapiantati, non vengono rigettati. Non si può ancora fare nell’uomo, ma succederà. Queste ricerche gioveranno a centinaia di milioni di ammalati. È per loro che chiediamo anche in Italia più attenzione per la ricerca. E’ con questi ammalati che dovrebbe confrontarsi e discutere seriamente chi pensa di fermare la scienza. Giuseppe Remuzzi Nefrologo dell’ospedale di Bergamo |
||||||