| «Gli organi? Compriamoli dai vivi» La proposta, avanzata da un gruppo di medici inglesi, prevede l'acquisto di organi per facilitare i trapianti. Ma l'ordine professionale boccia l'iniziativa Gran Bretagna Sono seimila le persone che a marzo erano in attesa di un organo per il trapianto. E nell'ultimo anno 400 malati sono morti aspettando l'intervento. Una situazione che ora alcuni medici sperano di modificare proponendo l'acquisto di organi da persone disposte, dietro pagamento, a cedere un rene, parte del fegato o midollo osseo. ORSOLA CASAGRANDE La posizione dell'associazione medica britannica è stata però inequivocabile. Il professor Michael Wilks ha detto che «la Bma è assolutamente contraria al pagamento dei donatori in cambio di organi e non ha intenzione di cambiare la sua politica». A Wilks rispondono alcuni esperti di bioetica, sostenendo che «un mercato etico» degli organi è non solo possibile ma anche auspicabile. Scrivendo nella rivista della British Medical Association, uno di questi esperti, il professor Harris, ha scritto che «il servizio sanitario nazionale potrebbe comprare organi e tessuti come acquista macchinari per la dialisi o droghe. Potrebbe quindi mettere a disposizione questi organi sulla base dell'urgenza e secondo principi di una equa distribuzione. Il paziente non dovrebbe pagare nulla». Il dibattito sulla donazione di organi (e sulla carenza cronica di questi ultimi) è in corso da tempo. E ha prodotto anche qualche esperimento. Per esempio a Bristol il Frenchay Hospital sta conducendo un programma pilota volto ad aumentare il numero di donatori di organi. Riprendendo un'idea sperimentata in Spagna, l'ospedale si è dotato di un team che ha come compito quello di identificare potenziali donatori e quindi di rivolgersi ai loro parenti per ottenere il consenso alla donazione. Dopo Bristol, oggi l'esperimento è condotto a macchia di leopardo un po' in tutto il paese. Ci sono trenta squadre al lavoro in diversi ospedali. In Spagna il progetto è ormai parte integrante dei programmi di cento ospedali e non è un caso, dicono gli organizzatori, che la Spagna sia oggi il paese in cui si effettuano più trapianti al mondo. Secondo il progetto gli organi vengono registrati in una sorta di centrale di controllo messa in piedi dall'organizzazione nazionale per i trapianti. Se non ci sono emergenze, ogni singolo ospedale può utilizzare gli organi per quei casi definiti non urgenti. Una recente indagine ha rivelato che nonostante la maggioranza della popolazione sia a favore della donazione degli organi, alla prova dei fatti soltanto una persona su sei si è iscritta al registro nazionale dei donatori. I casi di decessi degli ultimi mesi hanno spinto ieri i medici a sottolineare, anche in modo provocatorio, la necessità di nuove strategie per assicurare che chi ne ha bisogno possa effettuare il trapianto e possibilmente in tempi rapidi. |
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