| Gb, proposta choc: legalizzare il mercato degli organi Lo propone un chirurgo di Londra. Lo scopo: combattere il traffico clandestino in India, causa di morte tra i donatori, spinti all'espianto dalla miseria. LONDRA - Un mercato degli organi legale. E’ questa la battaglia estrema dell’antiproibizionismo. Una sfida rispetto alla quale le varie campagne che si sono susseguite fino ad ora appaiono pretese dettate dal buon senso. Niente a che vedere con quella liberalizzazione dell’alcool che, negli Stati Uniti degli anni Trenta, permise di assestare un duro colpo alla malavita organizzata. Molto più anche della legalizzazione delle droghe che in molti invocano per sottrarre alle mafie di mezzo mondo il più redditizio dei business criminali. Molto di più anche della campagna per regolarizzare la prostituzione, che ormai non scandalizza più nessuno. Vendere e comprare organi, legalmente: è questa la più clamorosa delle sfide al proibizionismo. Proprio così. La proposta, provocatoria o meno che sia, arriva dalla Gran Bretagna e porta la firma di un chirurgo in servizio presso l’ospedale St Mary di Londra, il professor Nadey Hakim. L'idea riproduce lo schema di tutte le battaglie antiproibizioniste. E lo scopo è immaginabile: aprire e regolamentare un mercato degli organi del tutto legale per cancellare gli orrori e le vittime di quello clandestino. “Visto che il mercato clandestino esiste, perché non creare un mercato controllato, dove chi voglia donare un organo lo può fare ad un prezzo stabilito? Se il donatore si sottopone ad un trapianto in sicurezza non soffrirà, né correrà rischi”, spiega il professore, con una semplicità che pretende l’evidenza. Ma non solo. Un mercato legale farebbe probabilmente cessare la piaga del “turismo del bisturi”, un triste fenomeno, in aumento, che assomiglia molto a quello del turismo sessuale-pedofilo. “Ultimamente il mercato degli organi assomiglia a quello della prostituzione minorile: il mondo sviluppato guarda al Sudest asiatico per avere una bambina come per un rene”, dichiara un avvocato dell’organizzazione per i diritti umani del Punjab. Un mercato che alimenta loschi interessi e arricchisce personaggi senza scrupoli. Tra poveri e senza casa non è difficile reclutare donatori per avere un rene. Ma alle volte l’espianto avviene con l’inganno. E’ il caso di un ragazzo di 16 anni di Amritsar, la capitale del Punjab. Convinto di dover donare il sangue per una donna, si è sottoposto ad un intervento. Quando si è svegliato, due giorni dopo, aveva un dolore ad un fianco. Il perché l’ha capito solo in ospedale: gli avevano tolto un rene. Una storia drammatica, ma per nulla episodica. Indagando su 2000 trapianti sospetti, la polizia ha scoperto che ben 22 donatori hanno perso la vita nel farsi togliere il rene. E in gran parte dei casi i loro organi sono andati a finire nel corpo di “turisti del bisturi” provenienti dalla Gran Bretagna. In genere cittadini di origine asiatica. |
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