|
La donazione degli organi e gli ideologi dell’espianto
di NERINA NEGRELLO*
A seguito della lettera “Cultura del dono e 'predazione'”, pubblicata il 24 agosto scorso, ma soprattutto degli interventi a essa seguiti da parte di Aido, Aitf e Ado, che hanno mostrato superficialità e arroganza nei confronti della Lega nazionale contro la predazione di organi e, altresì, di un medico che pensa ancora secondo scienza e coscienza e non secondo i protocolli di Stato, la replica è d’obbligo e utile al dibattito. La sicumera degli ideologi dell’espianto/trapianto, che enunciano che cosa è la morte e la impongono a cuore battente a pazienti che la rifiutano, è l’elemento che più preoccupa coloro che avversano sia il concetto, sia la dichiarazione di cosiddetta “morte cerebrale” sulla quale è costruita l’ideologia della donazione degli organi. Infatti, sarebbe più generoso cercare i segni della vita per curare, piuttosto che quelli della morte per espiantare. Premesso che è fondamentale, per capirsi, usare correttamente il linguaggio stabilito dalla legge 91/99 articolo 1 e quindi adottare i termini “espianto di organi” e “prelievo di tessuti”, è incontestabile che: 1) La scienza non conosce “tutte” le funzioni dell’encefalo e nemmeno conosce “tutto” delle funzioni, poche, che ritiene di conoscere. 2) Nel cosiddetto “morto cerebrale” molte delle poche funzioni conosciute dell’encefalo permangono: per esempio, la funzione endocrino-ipotalamica (Dr. R. Truog e J. Fackler, Harvard school, “Rethinking brain death”, Critical care medicine, 92). 3) Il cosiddetto “elettroencefalogramma piatto” non è piatto, ma per legge di ampiezza inferiore a due microvolt (Dm 582/94 allegato 1) che corrispondono a circa il 5% del valore normale. 4) «Un tracciato elettroencefalografico può essere normale anche se piatto, cioè privo di ritmo visibile: a esempio, soggetti adulti ansiosi o soggetti neonati possono avere un tracciato piatto che di per sé non è assolutamente definibile patologico» (professor Bergamini, Università di Torino, “Manuale di neurologia clinica”). 5) «Neuroni cerebrali umani sopravvivono fino a otto ore... le prove sono state ottenute mediante lo studio di più di 30 cervelli umani post mortem» (Japei Dai et al., Graduate school neurosciences, Amsterdam, “Recovery of axonal transport”, The Lancet, 1998). 6) Contrariamente a quanto finora creduto «...nel cervello umano si ha genesi cellulare e per tutta la vita il cervello umano mantiene la potenzialità di auto-rinnovamento» (Erikson PS, Gage FH, e al., “Neurogenesis in the adult human hippocampus”, Nature medicine, 1998). 7) «A seguito del trattamento dell’ipotermia cerebrale controllata praticata da neurochirurghi della Nihon University, 14 pazienti dei 20 con ematoma subdurale acuto, associato a danno cerebrale diffuso e sei pazienti dei 12 con ischemia cerebrale globale provocata da arresto cardiaco della durata da 30 a 47 minuti... sono tornati alla normale vita quotidiana» (Yoshio Watanabe, MD Prof. Emeritus Fuyta University, Jpn, Heart Sept 1997, vol. 38). 8) «... durante l’intervento chirurgico di espianto... si manifesta tachicardia, ipertensione, sudorazione e movimenti (degli arti e del tronco)... rendendo necessaria la somministrazione di farmaci curarizzanti (cioè paralizzanti)» (Marino et al., “Il donatore multiorgano”, Leadership medica n. 8, 1995). 9) «Il dannoso test dell’apnea (sospensione della ventilazione), usato per il cosiddetto accertamento di “morte cerebrale”, può indurre piuttosto che diagnosticare il coma irreversibile». (Cicero Galli Coimbra, MD, Ph.D., Federal University Sao Paolo, July 2001). 10) Un rovente dibattito scientifico internazionale censurato in Italia culmina in una chiara denuncia dei ricercatori della Harvard school, Dr. R. Truog e J. Fackler “Rethinking brain death - Ripensamento sulla morte cerebrale” , che rendono noto che «molti pazienti oggi diagnosticati in “morte cerebrale” non soddisfano il requisito base della “cessazione irreversibile di tutte le funzioni dell’encefalo”». Definizione ascientifica adottata anche in Italia (legge 578/93 articolo 1). 11) Per certo il criterio di “morte cerebrale” non potrà mai essere dimostrato errato se la persona viene espiantata oppure se il rianimatore d’autorità “stacca la spina” al non donatore o d’autorità lo priva dei trattamenti e di sufficiente idratazione e nutrizione per vivere. * Presidente Lega nazionale contro la predazione di organi e la morte a cuore battente Bergamo
|
||