Articolo da "La Stampa" del 16 maggio 2003

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BARI, INTERCETTATE ALCUNE TELEFONATE. SI VENDEREBBERO I PICCOLI SANI E SI UCCIDEREBBERO QUELLI DISABILI PER GLI ESPIANTI
«Traffico di organi con i bambini dell’Est»
Nuove rivelazioni sulla banda che aveva messo un neonato all’asta
BARI
Un traffico di organi fra l'Est europeo e l'Italia. Non è una certezza, ma i magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Bari sono sempre più convinti che sia più di una ipotesi, più di una semplice sensazione. Dopo l'arresto di quattro ucraini, tre donne e un uomo, accusati di avere gestito un’organizzazione che vendeva bambini e che stava per metterne sul mercato uno appena nato, le intercettazioni acquisite durante le indagini aprono uno scenario nuovo: bambini dell'Est, disabili (quindi non «vendibili» per adozioni illegali) potrebbero essere stati messi sul mercato degli organi. Venduti e uccisi. Quindi un traffico su due livelli: da un lato i bambini sani, richiesti da famiglie italiane per adozioni irregolari; dall'altro bambini disabili, «merce» non richiesta dal mercato delle adozioni, sottoposti a espianti degli organi o rivenduti come piccoli schiavi. Utilizzati per chiedere l'elemosina. Su questa traccia stanno lavorando i carabinieri, che nei giorni scorsi, dopo una lunga missione sotto copertura (tre agenti si sono infiltrati in una banda operante nella provincia di Napoli), hanno arrestato i quattro ucraini, tra i quali una prostituta che aveva appena dato alla luce un bambino in una casa di Giovinazzo, nel Barese. Nel corso di quelle indagini, condotte con i tre infiltrati e un dispiegamento di mezzi tecnologici sofisticati (i colloqui sono stati registrati e filmati, e addirittura il parto è avvenuto sotto l'occhio di una minitelecamera nascosta), gli investigatori hanno raccolto una serie di testimonianze che adesso aprono il nuovo filone di indagini. In particolare, in un’intercettazione alcuni componenti della banda ucraina parlavano di un traffico probabilmente finalizzato al traffico di organi. Non dichiarazioni nette e inequivocabili, ma secondo gli inquirenti «significative» per andare avanti nell'inchiesta, al momento ferma a contestazioni meno pesanti: il tentativo di riduzione in schiavitù e il tentativo di alterazione dello stato civile. La banda, di cui il capo è considerata l'ucraina Nadia Tkachenko, si occupava - secondo l'accusa - di portare in Italia donne da mettere sul marciapiede e di vendere bambini in maniera illegale. Uno il caso chiarito, quello del bambino appena nato che i tre carabinieri sotto copertura avevano «prenotato» con una mega offerta di 350 mila euro, superando la concorrenza di una coppia italiana che per aggiudicarselo ne offriva solo cinquantamila. La madre del piccolo aveva deciso di sbarazzarsene già nel novembre dello scorso anno, ottenendo la promessa che avrebbe ricevuto in contropartita 25 mila euro. Per questo caso sono stati arrestati anche una donna di 62 anni, Olena Kaurova, che ha fatto da levatrice recidendo il cordone ombelicale del neonato con un coltello da cucina, e Mykhaylo Mamot, catturato a Cercola (Napoli) e ora detenuto nel carcere di Poggioreale. La magistratura barese ha avviato indagini internazionali entrando in contatto con le polizie di paesi dell'Est (per tentare di ottenere, con controlli incrociati, qualche prova del traffico) e ha stretto una collaborazione con altre procure italiane che conducono indagini sullo sfruttamento di minori. Ma sembra evidente che il mercato nasca a Est dell'Europa, dove una famiglia vive con poche decine di euro al mese ed è spesso disponibile ad affari sulle pelle dei figli. L'indagine è complessa. Ammesso che si riesca a trovare una prova certa del traffico, non sarà semplice accertare il luogo in cui avvengono materialmente gli espianti. Gli inquirenti non dicono una parola ma fanno capire che l'inchiesta non si sgonfierà.
Tonio Attino
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