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Gli spermatozoi vengono utilizzati come "veicolo" per trasportare il Dna umano negli animali. Gli esperimenti a Modena La fattoria dei maiali da trapianto Rivoluzionaria scoperta italiana per la produzione di organi La ricerca all´istituto Zootecnico emiliano del Ministero dell´Agricoltura Già nati un centinaio di suini. Un metodo meno costoso e più rapido rispetto alla clonazione ARNALDO D´AMICO La scoperta di un meccanismo naturale, e poi il suo impiego per produrre animali geneticamente modificati a volontà e rapidamente. Dai 34 maiali di Modena sono già nati un centinaio di maialini «umanizzati» e via così, coi tempi di moltiplicazione e i costi della riproduzione naturale. Con la tecnica della microiniezione, con cui stanno lavorando alcune grandi multinazionali, ci vorrebbe una quantità di tempo e di denaro cento volte superiore. La tecnica è semplice, economica, facile quasi quanto una ricetta di cucina della nonna. Si prendono gli spermatozoi, si lavano accuratamente per togliere anche il minimo residuo del liquido seminale con cui escono dal corpo, si mettono «a macerare» con i geni desiderati e questi vi entrano dentro, sino ad integrarsi nel Dna. In pratica sono gli spermatozoi stessi a operare quel trasporto di geni estranei che ora si fa con microiniezioni o virus. Poi, con l´inseminazione artificiale - inventata dai veterinari italiani negli anni 50 - il gioco è fatto, sin dalla prima nidiata. «Padri» dei maiali fatti con la tecnica Smgt - sigla che sta per Sperm mediated gene transfer, trasferimento di geni attraverso spermatozoi - i venti firmatari, capitanati da Marialuisa Lavitrano, dell´articolo sul prossimo numero di "Pnas", una delle maggiori riviste scientifiche americane. Lavorano sparsi tra le università di Roma, Bologna, Milano-Bicocca, Palermo ed istituti del ministero della Salute e dell´Agricoltura. Da quest´ultimo dicastero vengono tutti i finanziamenti, anche se con alti e bassi, sin dai primi anni 90. Fu allora che la Lavitrano, con in mano la copertina della «bibbia» dei biologi, la rivista "Cell", dedicò ai primi studi fatti con Corrado Spatafora, e con tanta tenacia riuscì ad appassionare alcuni dirigenti del ministero alle sue ricerche. «Oggi abbiamo finalmente in mano una tecnica economica, naturale e, soprattutto, molto veloce, per fare animali da allevamento modificati geneticamente», spiega uno dei firmatari, Eraldo Seren, direttore di "Fisiologia Veterinaria", dell´università di Bologna ed ex preside della facoltà, «L´obiettivo è quello - grazie all´inserimento di Dna umano - di utilizzarli come «bio-reattori», animali che producono farmaci, proteine, enzimi e quanto altro può essere utile alla salute. E, soprattutto, organi da trapiantare in quantità illimitata».
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