Articolo da "La Repubblica" del 22 ottobre 2002.

Gli spermatozoi vengono utilizzati come "veicolo" per trasportare il Dna umano negli animali. Gli esperimenti a Modena

La fattoria dei maiali da trapianto

Rivoluzionaria scoperta italiana per la produzione di organi

La ricerca all´istituto Zootecnico emiliano del Ministero dell´Agricoltura

Già nati un centinaio di suini. Un metodo meno costoso e più rapido rispetto alla clonazione

ARNALDO D´AMICO
ROMA - In una fattoria vicino a Modena ci sono 34 maiali «da trapianto» per l´uomo. Hanno un nostro gene nel loro Dna, il primo pezzo dello scudo invisibile che renderà cuori, fegati o reni invulnerabili e li salverà dal rigetto. Ora si tratta di completare lo scudo protettivo con un´altra decina di geni umani, e poi si può passare ai primi trapianti sperimentali nell´uomo. Tempo previsto: pochi anni invece della ventina di anni stimati prima. «La via della clonazione umana», il filone di ricerca sostenuto da Tony Blair che tanto ha fatto discutere, ora è ancora meno conveniente per la soluzione della carenza di organi, oltre che eticamente sconvolgente. Altrettanto costosi e lontani nel tempo i risultati di altre vie per fare maiali «da trapianto». Cosa è cambiato?

La scoperta di un meccanismo naturale, e poi il suo impiego per produrre animali geneticamente modificati a volontà e rapidamente. Dai 34 maiali di Modena sono già nati un centinaio di maialini «umanizzati» e via così, coi tempi di moltiplicazione e i costi della riproduzione naturale. Con la tecnica della microiniezione, con cui stanno lavorando alcune grandi multinazionali, ci vorrebbe una quantità di tempo e di denaro cento volte superiore.

La tecnica è semplice, economica, facile quasi quanto una ricetta di cucina della nonna. Si prendono gli spermatozoi, si lavano accuratamente per togliere anche il minimo residuo del liquido seminale con cui escono dal corpo, si mettono «a macerare» con i geni desiderati e questi vi entrano dentro, sino ad integrarsi nel Dna. In pratica sono gli spermatozoi stessi a operare quel trasporto di geni estranei che ora si fa con microiniezioni o virus. Poi, con l´inseminazione artificiale - inventata dai veterinari italiani negli anni 50 - il gioco è fatto, sin dalla prima nidiata.

«Padri» dei maiali fatti con la tecnica Smgt - sigla che sta per Sperm mediated gene transfer, trasferimento di geni attraverso spermatozoi - i venti firmatari, capitanati da Marialuisa Lavitrano, dell´articolo sul prossimo numero di "Pnas", una delle maggiori riviste scientifiche americane. Lavorano sparsi tra le università di Roma, Bologna, Milano-Bicocca, Palermo ed istituti del ministero della Salute e dell´Agricoltura. Da quest´ultimo dicastero vengono tutti i finanziamenti, anche se con alti e bassi, sin dai primi anni 90. Fu allora che la Lavitrano, con in mano la copertina della «bibbia» dei biologi, la rivista "Cell", dedicò ai primi studi fatti con Corrado Spatafora, e con tanta tenacia riuscì ad appassionare alcuni dirigenti del ministero alle sue ricerche.

«Oggi abbiamo finalmente in mano una tecnica economica, naturale e, soprattutto, molto veloce, per fare animali da allevamento modificati geneticamente», spiega uno dei firmatari, Eraldo Seren, direttore di "Fisiologia Veterinaria", dell´università di Bologna ed ex preside della facoltà, «L´obiettivo è quello - grazie all´inserimento di Dna umano - di utilizzarli come «bio-reattori», animali che producono farmaci, proteine, enzimi e quanto altro può essere utile alla salute. E, soprattutto, organi da trapiantare in quantità illimitata».