| Gli eccezionali risultati presentati da Nanni Costa, direttore del Centro Nazionale. Nel ?94 gli ultimi del vecchio continente Trapianti d´organo, record italiano In dieci anni raddoppiati, secondi in Europa dopo la Spagna Quest´anno ci sono stati 20.8 donatori per milione di abitanti, erano 7,9 nel 1992 MARIO REGGIO Il traguardo raggiunto è stato annunciato ieri da Alessandro Nanni Costa, direttore del Centro Nazionale Trapianti, intervenuto nella giornata di chiusura del ventottesimo congresso della Società italiana trapianti d´organo. Il progresso compiuto dal nostro Paese ha dell´incredibile: quest´anno il rapporto donatori per milione d´abitanti è stato pari a 20.8, dietro ai 36 della Spagna, mentre era un misero 7.9 dieci anni fa. E l´Italia ha superato le medie di uno dei Paesi all´avanguardia come la Francia che ne ha registrati 19 per milione d´abitanti. Cosa ha determinato questo miracolo italiano? «Tre i fattori che ci hanno permesso di raggiungere questi risultati lusinghieri - risponde Alessandro Nanni Costa - in primo luogo l´applicazione costante della legge sulla morte cerebrale, grazie ad un paziente lavoro dei medici della rianimazione nei confronti dei parenti dei possibili donatori. Poi la messa in opera di un modello organizzativo che funziona, e la costruzione di una rete a maglie che coordina i centri rianimazione, gli assessorati regionali alla sanità e i centri trapianti». Eppure la disponibilità alla donazione non è uniforme tra le Regioni. I dati sull´opposizione registrata quest´anno, ha riferito Costa, mostrano che le Marche, con solo il 10.9 per cento, il Veneto con il 17, il Friuli Venezia Giulia con il 19.1 per cento sono le Regioni che si comportano meglio, mentre il fanalino di coda è la Calabria con il 55.6 per cento seguita dalla Campania 43.8 e da Abruzzo-Molise con il 42.1 per cento. La comunicazione rimane ancora un punto chiave contro l´opposizione alle donazioni, ha spiegato Nanni Costa, poichè laddove si riesce ad avere un colloquio umano con i familiari del defunto la probabilità che si autorizzi al prelievo di organi sale. Inoltre, ha aggiunto il direttore del Cnt, è necessario puntare sulla formazione delle figure che più spesso sono delegate a convincere dell´utilità della donazione, quasi sempre rianimatori o anche infermieri. Ma un altro dato positivo che riguarda il Bel Paese è la sicurezza dei trapianti: l´Italia sarà la prima in Europa, nel giro di un anno e mezzo circa, ad avere una valutazione oggettiva dei fattori di problematicità e di rischio dei donatori, ad esempio la presenza di infezioni croniche del donatore. Ciò aumenterà la capacità di controllo e di accoppiamento donatore-ricevente e, quindi, le possibilità effettive di trapianto. Il sistema di valutazione è assicurato da una rete di esperti, formata da un anatomopatologo, un infettivologo, un medico legale e due medici del Centro nazionale trapianti, disponibili 24 ore su 24, e pronti ad esprimere un parere scritto sui casi più difficili. «È un parere autorevole, redatto in base allo studio degli esami, della storia e dei referti del donatore, per stabilire la compatibilità e la sicurezza del trapianto - conclude Nanni Costa - perché nessuno deve restare solo davanti ad una scelta così difficile». |
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