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L´INTERVISTA

Parla Michela Ingenito, 26 anni. "Ma crediamo nel miracolo, la scienza può sbagliare"

"Con il nostro sacrificio daremo una speranza"

"I miei figli sono una realtà, li sento dentro di me. Anche questa è una forma di carità"

POMPEI - Una bella faccia pulita e sorridente, grande serenità nella casa dove già si respira aria di Natale, l´albero addobbato e le luci fuori dal balcone. Michela Ingenito, 26 anni, sorride. Dice che il periodo peggiore, quello della scelta, è passato. Ora non resta che attendere. Che il suo scopo è dare una speranza ad altre famiglie segnate dal dolore, con bimbi in attesa di un trapianto. «E´ stata una scelta difficile - dice - ma noi crediamo fermamente nella vita. E se non sarà possibile che i nostri bambini sopravvivano, almeno potremo vedere un barlume del loro sorriso in quello dei bimbi che riceveranno i loro organi. Se esiste la possibilità di donare gli organi, perché negarci? Se altre famiglie potranno giovarsi del nostro sacrificio, ben venga. Anche questa è carità».

Lei è consapevole che la vostra vicenda susciterà perplessità e polemiche?

«Non volevamo pubblicità, forse non avremmo neppure parlato se avessimo immaginato tanto interesse. E in ogni caso fino al 21 aprile non smetteremo di credere al miracolo».

I medici dicono che il miracolo è impossibile.

«A volte anche la scienza può sbagliare».

In casi come questo, raramente c´è un errore.

«È quel che ci ha detto il ginecologo che per primo ha diagnosticato la malattia e che ci ha consigliato l´aborto terapeutico».

Che voi non avete preso in considerazione.

«Ci abbiamo pensato. Ma, come cattolici, siamo contrari. E io, per reazione, quel medico l´ho lasciato».

Se non ha cercato di convincervi ha solo fatto il suo dovere: vi ha informati.

«Non ha cercato di convincerci. Ma è stato il tono a offendermi. Parlava come se i bambini non esistessero più. Invece sono una realtà, li sento premere e muovere. Sono vita».

Potrebbero però diventare solo una banca di organi.

«Non è così. Noi crediamo ai miracoli».

Quale miracolo?

«Sogno che almeno uno sopravviva. Normale, come gli altri bambini».

(e. b.)