![]() Articolo da "La Repubblica" del 12 dicembre 2002.
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Protagonista una giovane coppia di Pompei. Informati dal ginecologo, hanno rifiutato l´aborto terapeutico. Affetti da acrania Nasceranno per donare gli organi La scelta dei genitori: i due gemellini hanno una grave malformazione Di solito i neonati con questa rara malformazione non sopravvivono più di qualche giorno. Il parto è previsto per il prossimo aprile La diagnosi tremenda è arrivata al quarto mese di gravidanza. "Ci è caduto il mondo addosso ma ci siamo affidati al Signore" DAL NOSTRO INVIATO Michela Ingenito ha 26 anni. Ha sposato Andrea Abagnale, trentaquattrenne, nell´ottobre scorso, dopo un lungo fidanzamento. Lui autotrasportatore, lei lavorante di una sartoria, mettono su casa in frazione Mariconda di Pompei. Una grande cucina e due stanze, una già riservata ai bambini. Cinque mesi fa Michela scopre di essere incinta. Ma i primi mesi della gravidanza coincidono con una serie di malesseri che la inducono a lasciare il lavoro e a intensificare i controlli da un ginecologo di Gragnano, nell´entroterra vesuviano. «Alla prima ecografia - racconta Andrea - il medico non si accorse che i bambini erano due, ce lo disse solo la seconda volta. E per noi fu una benedizione di Dio. Tutto andava benissimo, anche se Michela era sempre stanca». Anche se Michela è stanca, niente fa presagire la diagnosi tremenda che sta per abbattersi su di loro al quarto mese di gravidanza. «Doveva essere una semplice visita di controllo - racconta Andrea - e invece il medico ci disse che qualcosa non andava. C´era il sospetto che i piccoli fossero anencefalici». Il sospetto viene confermato da una seconda ecografia, in un grosso centro diagnostico napoletano. Anencefalia, è la sentenza. Una rara malformazione che si manifesta con l´assenza completa o parziale della volta cranica e con gravi conseguenze sul cervello esposto. Non più di cinquanta neonati su cento, con questa patologia, nascono vivi e per gli altri la sopravvivenza raggiunge al massimo i tre mesi. «Il ginecologo ci disse subito che in casi come il nostro la cosa consigliabile è l´aborto terapeutico - racconta ora Andrea - Noi non dicemmo né sì né no. Tornammo a casa come storditi». Ma a casa cominciano a confrontarsi con il dramma che stanno vivendo e con la loro fede. «Noi siamo cattolici praticanti. Non invasati. Solo cerchiamo di essere buoni cristiani. E come buoni cristiani crediamo nei miracoli. Così io ho cominciato a pensare: non posso essere padrone della vita, neppure dei miei figli, che erano già grossi e formati, quando abbiamo saputo della malattia, li avevamo visti bene nel monitor. Chissà che questa non sia una prova, mi sono detto. Come il ginecologo non si è accorto che erano due, così ora potrebbe essersi sbagliato. In fondo, non sempre la scienza è esatta». Al culmine del loro dramma, i due giovani si avvicinano a un gruppo di preghiera che si riunisce al santuario di Pompei, specialmente devoto alla Madonna. E´ qui che matura l´idea della donazione di organi. «Se non potranno vivere una vita propria, accanto a noi - dice Andrea - renderanno almeno più facile la vita di altri bambini. Nella felicità delle loro famiglie, troveremo serenità anche noi». |
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