| Un corpo fatto a pezzi dal mercato Traffico d'organi e biopolitica Atroci compravendite e nuove tecnologie in una raccolta di saggi edita da Ombre Corte e curata da Nancy Scheper-Hughes e Loïc Wacquant MASSIMILIANO GUARESCHI Nancy Scheper-Hughes è una delle ricercatrici più attive a livello internazionale non solo nella denuncia ma anche nello studio del traffico d'organi (Il traffico d'organi nel mercato globale, ombre corte). Loïc Wacquant, da parte sua, è un sociologo della scuola di Bourdieu, noto soprattutto per le analisi dei mutamenti intervenuti nei paradigmi di controllo sociale e disciplinamento (Parola d'ordine: tolleranza zero, Feltrinelli), ma autore anche di un pregevole studio etnografico sul «corpo estremo» dei pugili (Corpo e anima, DeriveApprodi). In Corpi in vendita, il tema dei mercati legati agli sviluppi della chirurgia dei trapianti viene sondato da più punti di vista. Ne emerge un quadro in cui il commercio di organi più o meno proditoriamente sottratti ai loro «possessori» lungi dal presentarsi come una leggenda metropolitana assume il profilo di una realtà in cui gli estremi entrano in comunicazione, il corpo dei poveri si innesta in quello dei ricchi, sofisticati chirurghi fiancheggiano organizzazioni criminali, tessuti e valvole cardiache sono barattati da cliniche del sud del mondo con tecnologie e competenze mediche, truci commerci vengono ricoperti da una coltre di eufemismi. Il corpo, intero o a pezzi, come recita il sottotitolo del volume, circola oggi in una pluralità di mercati, collocati a differenti scale di disaggregazione: la mostra delle atrocità degli sport estremi, gli organi per i trapianti, i tessuti e le ossa per la produzione cosmetica e odontoiatrica e, last but not least, le sequenze di Dna rare, sviluppate da popolazioni vissute in relativo isolamento, su cui si avventa la biopirateria della multinazionali. La mercificazione dei corpi, vivi e morti, non è certo un fenomeno inedito. In un recente studio (Frammenti di eternità, Viella), per esempio, Luigi Canetti descrive in dettaglio i commerci che si sviluppavano nella tarda antichità e nel Medioevo intorno al cadavere e alle singole membra del santo. A partire dal XVII secolo poi, il corpo del defunto, specie del condannato, diviene oggetto delle mire di medici e scienziati che su di esso aspiravano a praticare i loro esercizi di dissezione. Rilevare i precedenti non esime però dal cogliere le novità del presente. I contributi raccolti in Corpi in vendita non si limitano a gettare luce su uno degli aspetti più inquietanti della globalizzazione liberista, ma dedicano particolare attenzione ai portati antropologici e biopolitici legati alle innovazioni introdotte negli ultimi decenni dalla chirurgia dei trapianti, dalla biomedicina, dalla biotecnologia e dalla scienza del genoma. Se per Michel Foucault la biopolitica era sorta nel XVIII secolo, nel momento in cui la vita in quanto tale, con le connesse questioni di natalità, mortalità, morbilità e profilassi, entrava nel campo della decisione politica, qualche decennio dopo Donna Haraway ha ripreso il concetto, segnalando criticamente come l'analisi di Foucault si riferisse a una fase ormai chiusa. A segnare la differenza, a parere della studiosa americana, è il fatto che, nelle mutate condizioni tecnologiche, la vita non appare più come un dato aproblematico ma si definisce a partire dalle sue modalità di produzione, manipolazione e codifica (l'esempio del Dna appare in proposito eloquente). Di conseguenza la prospettiva biopolitica avrebbe oggi a che fare non tanto con la tutela ma con la produzione della vita. In un simile contesto, le pratiche scientifiche e le applicazioni tecnologiche acquisiscono subito una dimensione politica, e i contributi raccolti da Schepper Hughes e Wacquant, con i loro esempi di intersezioni fra corpi, tecnologie, saperi ed economie, risultano assai utili per ricentrare nel senso auspicato da Donna Haraway il dibattito sulla biopolitica. |
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