![]()
|
Cicatrici di un bisturi in nero Si conclude l'inchiesta sul traffico globale di organi umani. Dalla Turchia a San Paolo a Buenos Aires la denuncia di pazienti cui è stato asportato illegalmente un rene per il mercato nero dei trapianti. Donne, uomini e bambini ora impegnati in lunghi processi penali e civili Referti occulti Come un ragazzino turco di dieci anni lasciò la sala operatoria della clinica universitaria di Samsun, sul Mar Nero, senza una parte del suo corpo MARINA JIMÉNEZ Can Akan vorrebbe che i suoi genitori smettessero di tormentarsi e dimenticassero l'episodio, ma loro hanno perseverato e hanno messo insieme un voluminoso dossier, per dimostrare che i medici della clinica universitaria 19 Mayis di Samsun, sulla costa turca del Mar Nero, asportarono senza autorizzazione uno dei suoi reni per trapiantarlo in un paziente ricco. Storie di «furto di organi» non sono rare e circolano in tutto il mondo, dalle bidonville sudamericane ai miseri villaggi del Medio oriente. Ma di solito è quasi impossibile accertare la fondatezza o meno delle accuse. Il caso di Can presenta tutti i problemi tipici del furto di organi, comprese le accuse di falsificazione di referti medici, lo spergiuro e i referti medici ambigui. I medici non sono in grado di confermare se egli sia nato senza il rene destro, e gli Akan sono certi che il rene sia stato prelevato illecitamente, in un paese noto per il prosperare del mercato nero degli organi. Di recente è emersa nel mondo una dozzina di simili casi di furto di organi - non in villaggi rurali, o in pronto soccorso mobili o in navi da crociera off-shore, come vorrebbero le leggende urbane - ma in ospedali pubblici e privati, in città come Samsun, San Paolo e Buenos Aires. Un gruppo con sede a Berkeley in California che studia il traffico globale di organi, Organs Watch, ha investigato su questi casi documentandoli. Alcuni implicano coperture in ambito medico e minacce di morte ai pazienti. Molte presunte vittime sono ora impegnate in complesse cause penali e civili. Un nefrologo (specialista dei reni) di un ospedale universitario statunitense sostiene che casi di organi rimossi senza l'autorizzazione del paziente effettivamente accadono, ma che l'argomento è difficoltoso. «È molto difficile - spiega - accertare in modo inconfutabile, e su base medica, se una persona sia nata senza un rene o se esso sia stato asportato in concomitanza di un intervento chirurgico addominale». La storia di Can comincia ad Alacam, la città natale di sua nonna sul Mar Nero, a circa 800 km da Istanbul, dove stava trascorrendo le vacanze estive. Il 25 luglio 1998 stava prendendo parte alla festa per una circoncisione nel giardino di un caffè. L'ospite d'onore, un bambino di nove anni, sedeva su un grande sofà decorato e indossava una camicia a colori sgargianti e un fez, mentre gli uomini danzavano e battevano le mani a ritmo di musica. Improvvisamente si udirono degli spari. In questa zona della Turchia quest'usanza è tanto comune quando si fa festa che Can non si preoccupò nemmeno di abbassarsi. Ma prima ancora di rendersene conto, fu colpito al petto da una pallottola: la sparatoria era vera. Alcuni giovani arrabbiati di una famiglia rivale avevano fatto irruzione con le pistole in pugno. «Caddi a terra. All'inizio non capivo cosa mi fosse successo. Non riuscivo a respirare né a camminare» racconta il ragazzo che fu portato d'urgenza all'ospedale nella vicina città di Bafra. Mentre Can perdeva e riacquistava conoscenza, fu trasferito in ambulanza in un ospedale più grande - la clinica universitaria 19 Mayis a Samsun, a 70 km di distanza. Arrivò lì tutto solo - nessun membro della famiglia fece il viaggio insieme a lui e i suoi genitori non erano ancora stati avvisati della sparatoria. All'ospedale 19 Mayis i medici del pronto soccorso accertarono che la pallottola era entrata proprio sotto il capezzolo destro e fu operato immediatamente. La prognosi era incerta. I chirurghi fecero un'incisione da sotto lo sterno all'osso pelvico, ma non riuscirono a trovare la pallottola né il suo percorso. Il giorno in cui fu dimesso, due settimane dopo, gli accertamenti mostrarono una scoperta inattesa che avviò la controversia medica: il rene destro era mancante. La scoperta fu confermata da accertamenti ulteriori effettuati presso il dipartimento di medicina nucleare dell'ospedale. Un referto medico ufficiale post-operatorio suggeriva che o era stata effettuata una nefrectomia (rimozione del rene), oppure Can era nato senza un rene, condizione piuttosto rara. Il referto osservava anche che il rene sinistro non appariva ingrossato, come avviene di solito in persone nate con un rene solo. I genitori di Can, arrivati all'ospedale quando loro figlio si stava risvegliando dall'anestesia, non riuscivano a capire perché inizialmente i chirurghi non gli avessero detto che il rene era stato asportato. Non accettavano la tesi che fosse nato senza il rene destro. Più consideravano la questione, più si convincevano che il rene era stato rubato. Ulteriori accertamenti medici dimostrarono l'esistenza dentro l'addome di Can di un canale che solitamente connette i reni alla vescica - un canale che non si sarebbe trovato lì se Can fosse nato senza quel rene. Per molti mesi i suoi genitori monitorarono il rene rimanente di loro figlio con ecografie che mostrarono come il rene residuo stesse aumentando di dimensioni per compensare il maggior lavoro. La considerarono una prova ulteriore che a Samsun era stato prelevato un rene e denunciarono i tre medici che avevano eseguito l'intervento chirurgico. «C'è un traffico di reni tra la Moldavia e Israele, e dall'aeroporto internazionale di Samsun i reni possono essere spediti in qualunque parte del mondo» dice Mecit Akan, il padre di Can. «Oppure il rene potrebbe essere stato usato in quell'ospedale. Abbiamo chiesto all'ospedale di fare ricerche sui casi di trapianto di reni avvenuti in quei giorni.» L'ospedale nega che i suoi chirurghi abbiano rubato il rene del ragazzo. I funzionari criticano la famiglia per essersi rivolta ai media e aver creato tanto rumore. «Abbiamo salvato la vita del ragazzo» dichiarava un comunicato stampa dell'ospedale intitolato `Che cosa abbiamo perso: il rene o la moralità?': «La nostra università non è mai stata accusata prima d'ora di pratiche illegali, né di errori relativi al trattamento». Negli Usa un nefrologo e un chirurgo di Harvard specializzato in trapianti spiegano che è difficile accertare se Can abbia subìto una nefrectomia senza approfonditi referti medici pre e post operatori, per il pesante danno subìto dai suoi organi, conseguenza della ferita provocata dal colpo di pistola. Ma gli Akan hanno riscontrato «un'atmosfera di segretezza e di intimidazione» intorno ai loro tentativi di scoprire la verità. «La procura mi ha accusato di cercare di rovinare la reputazione del nostro paese. In Turchia non mi sento al sicuro seguendo questo caso. Penso che le mie telefonate vengano intercettate» dice Mecit Akan che ha trovato a Samsun altre due famiglie convinte che i medici dello stesso ospedale, all'incirca nello stesso periodo dell'operazione di suo figlio, abbiano condotto nefrectomie illegali e che gli organi siano stati prelevati a beneficio di qualcun altro. Oguzhan Ozturk, all'epoca un bambino piccolo, è stato ricoverato molte volte all'ospedale 19 Mayis. Durante un ricovero il suo addome fu aperto per asportare il rene sinistro. Ma la procedura non è mai stata portata a termine perché i chirurghi raccontarono ai suoi genitori che quando lo aprirono, scoprirono che aveva un rene solo, una condizione che pensarono risalisse alla nascita. Accertamenti medici eseguiti all'ospedale universitario Capa di Istanbul hanno in seguito confermato che Oguzhan soffriva di «anemia di Fanconi», una malattia del sangue che colpisce la produzione di globuli rossi. Lì un dottore disse che il rene sinistro era stato rimosso. «Gli ho detto: `No, a quanto pare non è mai esistito'. Il dottore era un po' sconcertato» ricorda Reyhan Ozturk, la madre del bambino che ora ha cinque anni. La famiglia ha denunciato gli stessi medici coinvolti nel caso di Can, accusandoli di aver rubato il rene del bambino. L'ospedale nega l'addebito, sebbene alcuni referti medici riguardanti l'intervento di Oguzhan siano scomparsi, come era accaduto anche nel caso Can Akan. Il terzo caso - anch'esso avvenuto nell'estate del 1998 - riguarda un uomo cinquantenne a cui spararono nella schiena: si risvegliò dall'intervento chirurgico con una cicatrice simile a quella di Can e senza un rene. Non gli fu detto che era stata eseguita una nefrectomia, e solo dopo alcuni giorni, durante la fisioterapia in un altro ospedale, apprese che il suo rene era stato rimosso. A migliaia di chilometri di distanza, a Buenos Aires, Liliana Goffi ha avviato a sua volta un procedimento penale e civile concernente il suo rene «scomparso». Il 25 marzo 1988 si risvegliò in preda a dolori terribili da un intervento chirurgico in cui le dovevano rimuovere una piccola escrescenza a una ghiandola surrenale. La sua nefrologa privata, Beatrix Leonor Fongi, ordinò degli accertamenti: dimostrarono che le mancava il rene sinistro. Rene che invece, in base ad accertamenti precedenti l'intervento chirurgico, avrebbe dovuto trovarsi al suo posto. L'organismo nazionale argentino degli esperti forensi sostenne durante il primo di tre processi che il rene della signora Goffi non era mancante, ma si era misteriosamente ridotto dopo l'intervento e che non c'erano prove di una nefrectomia condotta all'insaputa della paziente, né di furto del rene. Ma nel luglio 1999 la signora Goffi si recò al Johns Hopkins Medical Center di Baltimora, dove tre specialisti studiarono il suo caso e giunsero a una conclusione diversa. Il rene «atrofizzato» altro non era, in realtà, che il residuo chirurgico rimasto dopo una nefrectomia. Il dottor Kevin Rossiter della Johns Hopkins School of Medicine Outpatient Renal Clinic dichiarò in modo inequivocabile nel suo referto: «Il rene sinistro è senza dubbio assente». I medici statunitensi si sono però rifiutati di partecipare ai procedimenti giudiziari della signora Goffi o di commentare le azioni degli esperti forensi argentini. «Io sono un medico e un professore clinico, non un detective» ha detto uno dei medici a Organs Watch. Nel frattempo, la signora Goffi e sua figlia stanno ricevendo anonime minacce di morte. Questi casi potrebbero finire senza che si accerti la verità o con accordi extragiudiziari. Ma la loro stessa esistenza mette in luce un timore tormentoso che incombe su alcune zone del mondo dove il mercato nero degli organi è in pieno boom: le persone giovani, povere o vulnerabili potrebbero finire per essere considerate come semplici depositi di organi di scorta da parte di medici corrotti alla ricerca di una fonte di reni redditizia e in gran parte segreta. |
|||||||