
Un'inchiesta di Nancy Scheper Hugues e di Marina Jmenez riportata da "Il Manifesto" in quattro puntate.
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Pezzi di ricambio
M. D'E.
Alle soglie dell'Europa occidentale, su una strada di Istanbul, ogni giorno, ormai banalizzato, va in scena l'inferno: il traffico di organi e di umani che mettono in vendita parti di se stessi. La lunga, accurata inchiesta su questo inferno che da oggi pubblichiamo a puntate, è l'esempio più chiaro di quanto sia labile - e permeabile - la frontiera tra giornalismo serio e antropologia del presente. E non solo perché una delle due autrici, Nancy Scheper-Hughes, è una delle più famose antropologhe statunitensi, professoressa all'università di Berkeley, e una delle fondatrici della disciplina «antropologia medica». Ma perché l'inchiesta rigorosa, il reportage scrupoloso costituiscono oggi l'unica forma praticabile di indagine sul campo per mettere in luce i mutamenti più profondi che stanno sconvolgendo la nostra civiltà: il nuovo rapporto con la morte, la nuova relazione col nostro corpo, le implicazioni fisiche, anzi fisiologiche della globalizzazione: il traffico di organi umani è un mercato globale con i suoi brokers, grossisti, dettaglianti, intermediari, le sue gerarchie nord/sud. Nello stesso tempo, per chi vende una parte di sé (un rene, un occhio), il corpo diventa un insieme di pezzi di ricambio, di cui alcune sono ridondanze, «esuberi». E, per gli organi di cui non c'è doppione, l'espianto dal corpo vivo sposta i limiti della morte, li rende più vaghi, delinea una regione di morte vivente o di vita già morta. Sembrano concetti astratti, ma si materializzano - letteralmente - nelle viscere delle persone, nei loro destini, in un fondale di morte che c'interroga sul senso di tutto ciò. Nell'inchiesta di Jiménez e Scheper-Hughhes, il libero mercato delle viscere è calato nel crollo dell'Unione sovietica, nella miseria della Moldavia, nell'emigrazione a Istanbul. Il mercato di Aksaray è un'istantanea indimenticabile della cultura del nostro tempo: insieme bazar tecnologico e Wall Street da marciapiede, tour operators un po' particolari e corte dei miracoli, dove s'incontrano il mondo asettico della chirurgia e quello scivoloso della criminalità internazionale. C'è un che di esistenziale (nausea, angoscia, assurdo), in quel signore che beve il tè, mentre fa lo sconto sul proprio rene.
("Il Manifesto" del 30 aprile 2002)
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