| Nessun segnale di rigetto, è il periodo di sopravvivenza finora più lungo. L´intervento in una clinica Usa. L´annuncio a Venezia in un convegno Trapianti, da 5 mesi babbuino vive con un cuore di maiale Il precedente record, 90 giorni, per un macaco con un rene di maiala La tecnica trasferibile sull´uomo solo se la sopravvivenza più lunga Il Dna dei suini "modificati" disattivato in alcuni punti: non vengono più prodotte proteine dannose dopo il reimpianto ELENA DUSI Una scimmia infatti vive da oltre cinque mesi con un organo di suino senza segni di rigetto. L´annuncio è stato dato al Congresso della società europea dei trapianti di Venezia da Jean Paul Soulillou, che dirige a Nantes il più grande centro di trapianti di rene in Europa. L´intervento è stato effettuato alla Mayo Clinic di Rochester, negli Stati Uniti. Soulillou, pur non essendo coinvolto nell´esperimento, non è riuscito a trattenersi dall´annunciarlo ai colleghi. «Una notizia eccezionale - ha dichiarato ieri - che non può restare ancora nei computer dei relatori. La svolta più importante mai registrata in questo settore». Cinque mesi è infatti il periodo di sopravvivenza più lungo per un animale sottoposto a xenotrapianto (trapianto in cui donatore e ricevente appartengono a specie diverse). Il precedente record di tre mesi risaliva al 2001 e apparteneva a un macaco cui i chirurghi dell´università di Padova avevano trasferito un rene di maiale. Si potrà pensare di applicare la tecnica dello xenotrapianto all´uomo solo dopo che il babbuino di Rochester avrà superato il traguardo di un anno, e soprattutto quando casi del genere saranno diventati la norma. La svolta nel settore dei trapianti dai maiali ai primati è arrivata l´anno scorso, quando sono nati i primi suini geneticamente modificati per donare organi senza il rischio di indurre rigetto. Il sistema immunitario del ricevente infatti sa riconoscere quando l´organo proviene da una specie diversa, e reagisce attaccandolo. Il Dna dei maiali geneticamente modificati è stato "disattivato" in alcuni punti in maniera che non vengano prodotte alcune proteine che scatenano il rigetto. Ma i problemi da superare per portare gli xenotrapianti fino alla clinica umana rimangono molti. «C´è il rischio - spiega Bruno Gridelli, direttore medico dell´Ismett, l´Istituto mediterraneo per i trapianti ad alta specializzazione di Palermo - che un virus non pericoloso per il maiale venga trasmesso all´uomo, e nel nuovo organismo provochi malattie". |
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