Articolo da "La Repubblica" del 24 settembre 2003
Nessun segnale di rigetto, è il periodo di sopravvivenza finora più lungo. L´intervento in una clinica Usa. L´annuncio a Venezia in un convegno
Trapianti, da 5 mesi babbuino vive con un cuore di maiale
Il precedente record, 90 giorni, per un macaco con un rene di maiala La tecnica trasferibile sull´uomo solo se la sopravvivenza più lunga

Il Dna dei suini "modificati" disattivato in alcuni punti: non vengono più prodotte proteine dannose dopo il reimpianto

ELENA DUSI
Tra le strade per rimediare alla carenza di organi da trapianto appare ancora la più impervia. Ma l´annuncio del trasferimento di un cuore di maiale nel petto di un babbuino getta nuove speranze sul settore degli xenotrapianti.

Una scimmia infatti vive da oltre cinque mesi con un organo di suino senza segni di rigetto. L´annuncio è stato dato al Congresso della società europea dei trapianti di Venezia da Jean Paul Soulillou, che dirige a Nantes il più grande centro di trapianti di rene in Europa. L´intervento è stato effettuato alla Mayo Clinic di Rochester, negli Stati Uniti. Soulillou, pur non essendo coinvolto nell´esperimento, non è riuscito a trattenersi dall´annunciarlo ai colleghi. «Una notizia eccezionale - ha dichiarato ieri - che non può restare ancora nei computer dei relatori. La svolta più importante mai registrata in questo settore». Cinque mesi è infatti il periodo di sopravvivenza più lungo per un animale sottoposto a xenotrapianto (trapianto in cui donatore e ricevente appartengono a specie diverse). Il precedente record di tre mesi risaliva al 2001 e apparteneva a un macaco cui i chirurghi dell´università di Padova avevano trasferito un rene di maiale. Si potrà pensare di applicare la tecnica dello xenotrapianto all´uomo solo dopo che il babbuino di Rochester avrà superato il traguardo di un anno, e soprattutto quando casi del genere saranno diventati la norma.

La svolta nel settore dei trapianti dai maiali ai primati è arrivata l´anno scorso, quando sono nati i primi suini geneticamente modificati per donare organi senza il rischio di indurre rigetto. Il sistema immunitario del ricevente infatti sa riconoscere quando l´organo proviene da una specie diversa, e reagisce attaccandolo. Il Dna dei maiali geneticamente modificati è stato "disattivato" in alcuni punti in maniera che non vengano prodotte alcune proteine che scatenano il rigetto. Ma i problemi da superare per portare gli xenotrapianti fino alla clinica umana rimangono molti. «C´è il rischio - spiega Bruno Gridelli, direttore medico dell´Ismett, l´Istituto mediterraneo per i trapianti ad alta specializzazione di Palermo - che un virus non pericoloso per il maiale venga trasmesso all´uomo, e nel nuovo organismo provochi malattie".