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TRAPIANTI: UN'INTERESSANTE INTERVISTA A NANCY SCHEPER-HUGUES.
"ORGAN BAZAR". "IL COMMERCIO DI ORGANI SCONVOLGE LA PRATICA SOCIALE DELLA MEDICINA. IL PAZIENTE DIVENTA UN CONSUMATORE, IL DONATORE VENDE I "DOPPIONI" DEL SUO CORPO, UN OCCHIO, UN RENE, PERCEPITI COME RIDONDANZA." E DOVE NON E' ELEGANTE (O LECITO) CHIAMARLO COMMERCIO, SI CHIAMA "DONO". |
| Da "Il Manifesto" del 30 ottobre 2001
I broker globali del corpo parcellizzato MARCO D'ERAMO " Devi assolutamente conoscerla", mi aveva detto Saskia Sassen, la teorica delle città globali, "è una persona straordinaria". Ci ritroviamo così alle otto del mattino davanti a due tazze di caffè, Nancy Scheper-Hughes e io, seduti a un tavolino all'aperto vicino a un parco, in un fresco mattino d'autunno californiano. 57 anni ben portati, corti capelli chiari, fisico sportivo, irrequieti occhi ironici, Nancy è professoressa di antropologia all'Università di Berkeley, e da antropologa si occupa - se è consentito usare questo termine - di "sfiga globale", dai contadini pazzi irlandesi, ai bambini brasiliani, alla violenza nel Sudafrica post-apartheid, al commercio di organi umani, temi che tratta in un orizzonte teorico che va da Donna Haraway a Michel Foucault e Pierre Bourdieu, da Giorgio Agamben a Franco Basaglia, da Ivan Illich a Victor Turner, da Margaret Mead a Walter Benjamin, a stare ai nomi citati nei suoi saggi. Così ha curato per la Columbia University Press la traduzione delle opere scelte di Franco Basaglia (Psychiatry Inside Out: Selected Writings of Franco Basaglia, 1987); ha scritto sulla malattia mentale tra i contadini irlandesi (Saints, Scholars and Schizofrenics: Mental Illness in Rural Ireland, che ha ricevuto il premio Margaret Mead dell'associazione americana di antropologia, ed è stato ripublicato l'anno scorso in edizione ampliata dalla California University Press), sulla violenza in Brasile (Death without Weeping: The Violence of Everyday Life in Brazil, 1992: "Morte senza lacrime: la violenza nella vita quotidiana in Brasile"). Ha curato insieme a Caroline Sargent il libro Small Wars: The Cultural Politics of Childhood, 1998: "Piccole guerre: la politica culturale dell'infanzia". Ma l'argomento che oggi le sta più a cuore è il commercio globale di organi. "Me ne occupo almeno dal 1995, da quando si è costituita la 'Bellagio Task Force su trapianti, integrità corporea e traffico internazionale di organi', chiamata così perché la sua prima riunione avvenne appunto a Bellagio in quell'anno. Qui a Berkeley, insieme a Lawrence Cohen, abbiamo varato il progetto di ricerca 'Selling Life' (Vendere la vita) che si avvale di una ventina di ricercatori sparsi in tutto il mondo. Io ho fatto ricerche sul campo in India, Brasile, Sud Africa, Israele, e mi mancano ancora un paio di viaggi in Europa dell'est per consegnare entro l'anno prossimo a Farrar Strauss and Giroud (non è una casa editrice universitaria) un libro che per ora ha il titolo The Ends of the Body: The Global Trade of Organs (ndr: in questo contesto la parola ends ha tre significati: "dove finisce il corpo"; ma anche: "gli usi del corpo", e poi: "le parti del corpo")". Il traffico di organi sembra un argomento da controinformazione, piuttosto che da antropologia. Di solito gli antropologi studiano i nambikwara in Amazzonia e il circuito del "kula" negli arcipelaghi del Pacifico occidentale. In che senso si può fare un'antropologia del commercio di organi? Come l'essere umano considera il proprio corpo è da sempre uno dei temi centrali della ricerca antropologica. In primo luogo assistiamo a una nuova antropologia della morte. C'è chi ha definito il trapianto di organi la nuova forma tecnologica del sacrificio rituale umano: il capitalismo globale e la tecnologia avanzata hanno insieme generato nuovi "gusti" medicalmente stimolati per i corpi umani, per il vivo e il morto, per pelle e ossa, carne e sangue, tessuti, midollo e materiale genetico "dell'altro". C'è chi paragona i riti "new age" dei trapianti al "cannibalismo gastronomico". E poi il trapianto distribuisce sul mercato quella che Giorgio Agamben chiama "la morte che precede la morte", per la necessità di definire una persona morta quando ancora possono esserne estratti organi viventi. E' un problema di definizione teorica della morte. Ma anche una questione sanguinosa di violenza istituzionale. Addirittura in Cina, dove gli organi vengono prelevati dai condannati a morte in attesa di esecuzione, una dottoressa disse di aver partecipato a un'operazione in cui i due reni furono espiantati al condannato alla fine della notte; al primo mattino l'esecuzione con una pallottola in fronte. In Cina nel 1996 sono state confermate 4.360 condanne eseguite. Così si è creato un mercato di organi viventi, soprattutto in direzione di Taiwan e della diaspora cinese nel mondo. E ti dicono: "Vieni fra due settimane che sono in programma più esecuzioni." E per quanto riguarda il nostro rapporto col nostro corpo? Assistiamo a uno sconvolgimento inaudito. A una sua mercificazione, ma non generica (lo schiavismo comprava e vendeva i corpi, ma nella loro integralità); qui invece si comprano parti del corpo, il corpo diventa suddivisibile, questo lo vendo, questo no. E naturalmente tutto l'universo della medicina come pratica sociale è trasformato da questo commercio: cambia l'etica medica, cambia la bioetica, il paziente diventa un consumatore, un compratore di organi altrui. Il paziente compra viaggi medici, si è instaurato un turismo medico. Cosa intendi per "turismo medico"? Sempre più i centri medici, le aziende sanitarie propagandano i loro servizi medici come una località turistica pubblicizza i suoi campi da golf, l'agio dei suoi alberghi cinque stelle, la bontà della sua cucina, la convenienza dei suoi prezzi. Così nascono agenzie di viaggi medici organizzati, che possono avere come meta, che so, la Germania per la chiurgia plastica. Questi medical tour operators offrono pacchetti tutto compreso. Per esempio a Tel Aviv, in collaborazione con uno dei chirurghi dei trapianti più importanti d'Israele, una ditta ha sviluppato collegamenti con chirurghi dei trapianti in Turchia, Russia, Moldavia, Estonia, Georgia, Romania, e, da poco, New York City. Il costo del pacchetto tutto compreso è salito da 120.000 a 200.000 dollari (da 250 a 420 milioni di lire), e continua a rincarare. Il pacchetto comprende l'affitto di un aereo privato (per accogliere sei pazienti ognuno accompagnato da un familiare e da dottori israeliani); la "doppia operazione": estrazione del rene del donatore e trapianto; il compenso al "donatore"; le "commesse" pagate ai funzionari della dogana e dell'aeroporto; l'affitto della sala operatoria e della stanza nelle cliniche e l'accoglienza in albergo per gli accompagnatori. Il pacchetto dura cinque giorni. Giorno 1: arrivo sul posto, pre-operazione, analisi, dialisi e riposo; giorni 2 e 3: operazioni (2 o 3 pazienti per notte a seconda della dimensione del gruppo): giorni 4 e 5 convalescenza sul posto e rientro. Molti italiani vanno a curarsi i denti in Tunisia da dentisti laureati in Italia, ma da loro costa un terzo... Sì. Negli Usa c'è un centro che ipocritamente si chiama "Ufficio della medicina internazionale" ma che funziona come azienda di soggiorno. Basta pensare a quanto corteggia i pazienti/turisti stranieri un centro di trapianti come quello del Texas. A Cuba invece sono più sinceri, lo chiamano proprio "Ufficio per il turismo medico", con tanto di dépliants; all'Havana c'è un ospedale, Cico Garcia, solo per stranieri, dove non hanno ancora reparti di trapianti, ma con alcune specializzazioni per cui sono famosi in tutto il mondo, per esempio l'oftalmologia. Molti emigrati cubani di Miami vengono a farsi curare qui, visto quanto è cara la sanità negli Stati uniti. Lo stesso fanno i sudamericani, brasiliani, argentini, venezuelani, che a Cuba ricevono cure pari a quelle statunitensi ma a un prezzo molto minore. Così oggi a Cuba c'è una medicina a due piste e a due livelli. Ma nessuno se ne lamenta perché il livello per gli stranieri fornisce quei dollari che permettono di far funzionare la cura gratis per gli altri. "Per 25 anni abbiamo curato gratis tutti gli stranieri che venivano qui. Adesso ci facciamo pagare", mi hanno detto alla loro agenzia turistica/medica. Apprezzo la loro franchezza. Uno dei problemi principali dei trapianti è che generarano un'insopportabile eufemizzazione del linguaggio. Tutto quest'universo di traffici, contrabbandi, spacci, ricatti, veri e propri crimini, viene tutto riformulato nella categoria del "dono", dell'altruismo, del sacrificio di sé, e tanto più la pratica è ignobile, tanto più è ammantata in nobiltà d'animo. Ma la teoria del dono è già stata elaborata da Marcel Mauss e Pierre Bourdieu. In particolare Bourdieu ci ricorda che ogni dono è un inganno, perché presto o tardi esige un contro-dono. Ma a forza di praticare quest'ipocrisia, la stessa classse medica degenera in un cinismo di fondo, che si nasconde dietro l'ideologia della neutralità. Ci sono medici che dicono; "Questo traffico mi disgusta, ma non diremo niente al paziente, perché nella sua situazione comprerei anch'io un organo". La trasformazione della pratica medica è uno dei primi temi della ricerca dell'antropologia medica, un settore che ho contribuito a fondare. In che senso parli di commercio globale? Il finanziere George Soros ha detto di recente che i valori di mercato di un'economia globale capitalista erodono i valori sociali e la coesione sociale. Nulla lo illustra meglio degli attuali mercati di organi umani, con un meccanismo di mietitura, esportazione, distribuzione e vendita degli organi, con i loro brokers (agenti di borsa), per rifornire un'industria sanitaria determinata dal meccanismo della domanda e dell'offerta. Le tecnoconologie di trapianti si sono subito trasferite all'Est (Cina, Taiwan, India) e al Sud (in specie Argentina, Cile e Brasile) e questo ha creato una scarsità globale di organi viventi che ha innescato un movimento dei corpi malati in una direzione, e degli organi sani (trasportati in ordinari refrigeratorei di poliestere da picnic da compagnie aeree commerciali) nella direzione opposta, creando un circuito kula dei corpi e delle loro parti (ndr: Nancy Scheper-Hughes si riferisce a un elaborato scambio commerciale e simbolico che l'antropologo Bronislaw Malinoski credette di rilevare nel Pacifico occidentale). E questo flusso globale struttura i vari agenti per classe, per genere, per origine geografica. Il flusso segue di solito le moderne rotte del capitale, da sud a nord, dal Terzo al Primo mondo, dai poveri ai ricchi, dai neri e scuri ai bianchi, dalle donne agli uomini. In India, questi "doni" sono diventati lo strumento principale con cui genitori disperati sono riusciti ad accasare la figlia creandole una dote (dowry) con i soldi dell'organo. Lo stupefacente, nel senso di Benjamin, è con che velocità la gente si assuefa a quel che prima era inaudito e innaccettabile. Quando negli slum di Bombay, Calcutta e Madras sono comparsi "organ bazar", dove i donatori sono pagati 2-3.000 dollari a organo, all'inizio c'è stato uno scandalo, la televisione e i settimanali indiani hanno fatto inchieste indignate. Ma dopo qualche anno sembrava tutto normale. Cosa vuol dire tutto questo per la percezione del nostro corpo? Che il nostro corpo diventa divisibile, che cominciamo a guardarlo con l'occhio di individuare i doppioni, le parti di ricambio... Non si sa mai, potrei sempre avere bisogno di venderne una, un occhio, un rene, qualunque "ridondanza". Ti saresti mai immaginato che cento anni fa qualcuno guardasse alle ridondanze del proprio corpo? Abbiamo bisogno in antropologia di qualcosa come il manifesto radicale di Donna Haraway del 1985 sul cyber-corpo e il cyber-sé. Due esempi brasiliani. Nel 1981 uscì sul Diario de Pernambuco quest'inserzione: "Sono pronto a vendere ogni organo del mio corpo che non sia vitale alla mia sopravvivenza, che possa aiutare a salvare la vita di una persona in cambio di una somma di denaro che possa permettermi di nutrire la mia famiglia" (l'inserzionista fu rintracciato e confermò tutto, ma aggiunse una postilla che è straziante: "Non sono stupido. Voglio che il dottore dapprima mi esamini e mi paghi il denaro prima dell'operazione. E, dopo aver pagato i miei debiti, investirò quel che resta nel mercato azionario"). Sul versante opposto dello spettro, ancora a Pernambuco stavo facendo ricerche sulle morti dei bambini, sempre tra obitorio e cimitero, e a un certo punto vidi un funerale che procedeva accompagnando una bara piccola piccola. Chiesi a chi la portava: "E' figlio suo?" "No è un piede amputato che andiamo a ricongiungere al morto", mi rispose. Tanto per capire come nella cultura tradizionale fosse radicata l'idea dell'inseparabilità, dell'integralità del corpo. Ma cosa ti coinvolge tanto in un argomento così mortuario? E' la violenza, la rapidità con cui le forze del mercato e la domanda dei consumatori possono riplasmare da cima a fondo l'etica. E nessuno si preoccupa delle conseguenze sociali di questa nuova etica. Ci sembra ormai quasi normale, scontato che sia emerso questo strano mercato, questo sovrappiù di capitale, "corpi sovrannumerari" e pezzi di ricambio del corpo che promettono a individui scelti, dotati di ragionevoli mezzi economici, e che vivono quasi ovunque nel mondo, di estendere miracolosamente la sfera del (loro) bios, del vivente nudo. vai a TRAPIANTI/.../ |