"Io, quattordicenne moldavo sfuggito ai mercanti di organi"
Da: "La Repubblica" del 22 novembre 2001
 
Doveva finire in una clinica ceka per l'espianto, ora è al sicuro a Padova
  "Avevano promesso di darmi un lavoro, invece mentre dormivo in auto li ho sentiti dire che volevano uccidermi"
Dopo essersi liberato, il ragazzino è riuscito ad arrivare in Italia soffrendo la fame e facendo l'autostop
 
 
 
FILIPPO TOSATTO
PADOVA — L'hanno strappato ai genitori con la promessa di una vita agiata in Italia, lontano dalla miseria del paesino moldavo dove è nato quattordici anni fa. Due emissari affabili, dagli argomenti convincenti — «ti aspetta un buon lavoro, in un paio d'anni potrai tornare e acquistare una casa per la tua famiglia» — che hanno fatto luccicare i suoi occhi azzurri. Ma il viaggio che lo attendeva era di sola andata, destinazione il tavolo operatorio di una clinica clandestina allestita nella repubblica ceca, dove al ragazzino sarebbero stati espiantati gli organi vitali. Reni, cuore, fegato: i «ricambi» più pregiati di un mercato infame e florido. Ma stavolta la fortuna ha dato una mano alla vittima predestinata: caricato a bordo di un'auto di grossa cilindrata, Nicolae (lo chiameremo così) ha finto di addormentarsi, riuscendo in tal modo a captare le conversazioni agghiaccianti dei suoi «accompagnatori».
Incredulo, terrorizzato, il ragazzino ha visto spalancarsi le porte dell'inferno. Ma non si è arreso. Fingendosi all'oscuro di tutto, ha mantenuto un atteggiamento tranquillo, concentrando ogni energia nella ricerca di una via di scampo. Che si è profilata poco prima di giungere alla «clinica della morte», quando la vettura ha fatto sosta a una stazione di servizio. Uno sguardo agli aguzzini distratti, una fuga disperata, il cuore che batte all'impazzata, le grida degli inseguitori; fino a raggiungere un rifugio precario, dove trascorrere la notte. L'indomani, l'autostop: un'auto, poi un camion. La fame, la sete, l'angoscia che attanaglia l'anima. Notti trascorse nelle stazioni ferroviarie tra connazionali sbandati che gli consigliano di attraversare il confine austriaco e di raggiungere l'Italia: «A Padova ci sono parecchi moldavi ed è facile trovare un lavoro».
Ma non è stato agevole, per Nicolae, raggiungere la città del Santo. Solo, disperato, febbricitante, è stato notato dalla polizia mentre vagava in periferia. Ha raccontato la sua storia agli agenti, che l'hanno rifocillato e accompagnato nella sede dei Servizi Sociali del Comune. Ora il ragazzino è ospite di una comunità d'accoglienza, dove studia, svolge piccoli lavori ed è sottoposto a una terapia psicologica di recupero. L'incubo sembra svanito, ma nei suoi occhi si legge ancora la paura. La questura ha inviato una denuncia all'Interpol, avvertendo poi i familiari moldavi: «E' una vicenda allucinante — commenta l'assessore Marco Marin — ora dobbiamo restituire a questo ragazzo la voglia di vivere».