Articolo da "Il Manifesto" del 3 luglio 2003

|
KENYA
Stupro, Londra alla sbarra
650 donne Masai porteranno in tribunale il ministero della Difesa britannico per trent'anni di violenze dei soldati
Le violenze dei soldati inglesi che dagli anni '70 si «addestrano» in Kenya, denunciate da tempo, saranno finalmente giudicate
O. C.
LONDRA
Sono seicentocinquanta le donne che ieri hanno ottenuto sostegno legale per portare in tribunale il ministero della difesa britannico. L'accusa che le donne rivolgono ai militari che da trent'anni vanno ad addestrarsi in Kenya è pesantissima: stupro. Le donne hanno raccontato al loro avvocato, Martyn Day, storie agghiaccianti: sono state violentate dai militari inglesi, hanno avuto figli che sono stati discriminati e allontanati dalla comunità per il colore della loro pelle, hanno perso la voglia di vivere. Accusano il ministero della difesa di non aver fatto nulla per impedire che queste violenze continuassero, nonostante le centinaia di proteste e prove fatte pervenire negli ultimi trent'anni. L'avvocato Day ha confermato di essere in possesso di centinaia di documenti che provano le accuse rivolte ai militari dalle donne: ci sono i ricoveri ospedalieri, ma anche i resoconti degli incontri avvenuti tra i leader tribali Masai, le autorità kenyote e gli ufficiali dell'esercito britannico per discutere gli stupri e le violenze. In particolare l'avvocato Day ricorda, in una intervista alla Bbc Radio 4, il resoconto di un incontro avvenuto nell'ottobre 1983 in cui gli ufficiali dell'esercito promettevano indagini e soprattutto azioni. Vent'anni dopo nulla è cambiato e anzi le violenze sono continuate. Ci sono casi di stupro denunciati fino al 2000. Alcune donne hanno denunciato di essere state vittime di violenze di gruppo. «Quando queste donne mi hanno contattato qualche mese fa - ha detto l'avvocato Day alla radio - non potevo credere che ciò che mi stavano raccontando fosse vero. Ma quando ho cominciato a recarmi nelle questure, negli ospedali, negli uffici dell'amministrazione locale mi sono reso conto che era tutto vero. Ho raccolto moltissimo materiale, le prove di queste atroci violenze». La cosa più preoccupante per l'avvocato è il fatto che «nonostante queste violenze siano state denunciate già nel 1977 nulla è stato fatto per cercare di impedirle. Nessuno, nella leadership militare britannica ha cercato di fermare queste orribili violenze».
Le donne che hanno deciso di unirsi e di cercare di portare in tribunale il ministero della difesa britannico l'hanno fatto «correndo grandi rischi. Perchè - ha detto ancora l'avvocato - raccontare in pubblico le sofferenze e soprattutto di essere stata vittima di uno stupro è estremamente difficile. Molte donne poi sono state cacciate di casa dalla loro famiglia, o ripudiate dai loro mariti». Per il legale sarà molto difficile arrivare all'identificazione e quindi alla condanna dei singoli soldati responsabili delle violenze, ed è per questo che «per noi diventa prioritario cercare di allargare la responsabilità della condotta di singoli al sistema militare che ha nei fatti accettato tale condotta».
Il ministro della difesa Adam Ingram, in un comunicato alla Bbc, ha detto di ritenere «inopportuno» commentare la notizia in questo momento. «Le accuse - si legge nel comunicato - sono oggetto di una inchiesta da parte della polizia militare. Questa inchiesta sta avvenendo in collaborazione con le autorità kenyote». L'anno scorso il ministero della difesa britannico fu condannato a pagare quattro milioni e mezzo di sterline in risarcimento a numerosi cittadini Masai feriti e uccisi dagli ordigni inesplosi lasciati dai militari durante le loro esercitazioni.
|
|