Articolo da "Il Manifesto" del 17 marzo 2005


Congo, l'Onu denuncia stupri etnici
Un rapporto della Monuc accusa i ribelli dell'Ituri. L'Ua annuncia l'invio di truppe

STEFANO LIBERTI
Centinaia di civili rapiti, torturati e decapitati. E poi donne utilizzate come schiave sessuali e bambini a cui vengono escissi gli organi vitali per strani riti. Questi gli agghiaccianti risultati di un'indagine sul campo condotta da esperti della Missione delle Nazioni unite in Congo (Monuc) nell'Ituri, il distretto più orientale della Repubblica democratica del Congo (Rdc). Risultato di 120 interviste con civili fuggiti dagli scontri etnici, il rapporto punta violentemente il dito contro i gruppi armati attivi nella regione. Non che queste prassi fossero ignote - sono denunciate da anni da attivisti tanto di associazioni della società civile congolese quanto dalle grandi organizzazioni internazionali -, ma il fatto che l'Onu si assuma la paternità dell'accusa è un segno importante. È da qualche giorno (e più precisamente dal 25 febbraio, quando 9 caschi blu bengalesi sono stati freddati in un agguato) che la Monuc ha deciso di fare sul serio: le truppe Onu hanno lanciato una vasta operazione contro i ribelli del Fronte nazionalista e integrazionista (Fni), presunti responsabili dell'eccidio, uccidendone una cinquantina; successivamente il capo della Monuc William Lacy Swing ha dato ai ribelli dell'Ituri un ultimatum di 15 giorni per disarmare. Ora esce il rapporto, che non può non essere inserito in questo contesto: i civili interrogati provengono da una zona controllata dall'Frpi (Fronte di resistenza patriottico in Ituri), ma quello dell'Onu è un atto d'accusa contro tutte e sette le milizie attive nella martoriata area nord-orientale della Rdc.

Centro nevralgico della guerra conclusasi formalmente nel 2002, il distretto dell'Ituri continua a essere tormentato da un'instabilità permanente. Qui le milizie hema e lendu (fomentate, armate e strumentalizzate dai vicini Uganda e Ruanda) si affrontano senza sosta a colpi di atrocità reciproche.

La situazione di profonda turbolenza nell'Ituri (come negli stati del Nord e Sud Kivu, poco più giù) renderà probabilmente impossibile la tenuta delle elezioni previste per il giugno prossimo. Nonostante la buona volontà del presidente dell'Rdc Joseph Kabila (che ripete che si andrà alle urne come previsto) appare in effetti ormai quasi scontato che il voto verrà rimandato.

L'Unione africana, intanto, ha annunciato ieri che potrebbe mandare 6000 o 7000 truppe in Rdc per «coadiuvare il disarmo delle milizie».