LE OSCILLAZIONI DELLA CASSAZIONE

da "La Repubblica" del 28 novembre 2001

Nuovo verdetto, due anni fa la sentenza contraria provocò la protesta in Parlamento

La Cassazione ora ci ripensa "E' stupro anche con i jeans"

Quei pantaloni "non sono una cintura di castità": così la Suprema Corte condanna un marito che ha usato violenza

ELSA VINCI

ROMA — Contrordine, anche con i jeans c'è stupro. Non è che siano mai stati decisivi, larghi e facilmente sfilabili o stretti e impossibili da togliere, ma a due anni dal verdetto choc che provocò lo sciopero della gonna in Parlamento e la ribellione della città delle donne, la Cassazione ci ripensa e condanna un marocchino che pretendeva di non aver violentato la moglie soltanto perché i calzoni se li era levati lei. Lui invocava proprio la sentenza scandalo che in fatto di stupro con jeans sancì: «È dato di comune esperienza che non si possano sfilare senza la collaborazione fattiva di chi li porta». Stavolta alla dotta terza sezione la tesi appare «del tutto incongrua», i jeans non sono una corazza ma neppure «una cintura di castità».

«Abbiamo vinto la nostra battaglia», esulta Alessandra Mussolini, protagonista di uno sciopero blu denim che trascinò le fedelissime del tailleur polista in Transatlantico. Tutte sfoderarono eleganti calzoni di tela genovese. Per i dire in aula: «I jeans sono l'alibi dello stupro», come da fogli esibiti dai banchi del centro destra.

La battaglia la fecero a modo loro, detestando la «mimosa nauseabonda», fiore femminista. Ma il vecchio e ruvido pantalone divenne una bandiera. Il 10 febbraio 1999 un paese di donne — impiegate, studentesse, giornaliste, sindacaliste — si svegliò e indossò i jeans. Fax, comunicati, slogan, marce contro una sentenza «scandalosa e offensiva». L'Italia in diretta, fregandosene di sembrare ridicola, mise i pantaloni, stretti, strettissimi, a prova di stupro. Una sfida.

Al Palazzaccio serpeggiava il disagio e alla sentenza 1636 si decise di dare «sepoltura con ignominia». «Deve rimanere un caso isolatissimo, se mai dovesse essere ripresa, sarà solo per dire: in questo modo le sentenze non vanno scritte». La protesta in jeans riuscì a scalfire persino l'abituale riservatezza dell'allora primo presidente, Ferdinando Zucconi Galli Fonseca. Il "trofeo" fu una lettera scritta di suo pugno alle deputate in sciopero della gonna. La Cassazione mantenne la parola e, il 15 novembre '99, condannò a due anni e mezzo un giovane che abusò di una ragazza in jeans: «Nessuno è tenuto a immolarsi», scrissero i supremi giudici, togliersi i pantaloni non vuol dire ci sto. Questa sentenza venne inviata al Massimario. E, oggi, la terza sezione ribadisce: la circostanza che una donna indossi i jeans non è da sola sufficiente ad escludere il reato di violenza sessuale. Cessato allarme.

CESSATO ALLARME??