Uno degli stupratori
Articolo e immgine da " La Repubblica" del 19 aprile 2006


North Carolina, stupro razziale shock nell´università modello
Arrestati due campioni della squadra sportiva della prestigiosa Duke. L´accusa: violenza di gruppo contro una spogliarellista nera durante una festa

NEW YORK - Uno stupro di gruppo a sfondo razziale, consumato in una delle più prestigiose e ambite università degli Stati Uniti, rischia di diventare la miccia di nuove tensioni razziali negli Stati Uniti. E´ infatti diventato un caso nazionale la vicenda della giovane spogliarellista nera che accusa tre studenti bianchi della Duke University di Durham, in North Carolina, di averla violentata durante una festa della squadra sportiva universitaria, di cui i ragazzi sono campioni.
Ieri due degli studenti accusati sono stati arrestati, con l´accusa di sequestro di persona e stupro. L´intera squadra di "lacrosse" (una sorta di hockey su prato con l´uso di racchettoni) al centro dello scandalo è stata sospesa, il coach si è dimesso, l´ateneo è sotto shock. E nella città di Durham, piccolo borghese e a grande maggioranza nera, sta nascendo un focolaio di tensione dalle conseguenze imprevedibili: in gioco sono le differenze di razza, ma anche di classe. I due mondi, quello degli studenti benestanti venuti in gran parte dalla west coast e quello della working class del sud, che mai si sono tollerati e integrati.
Reade Seligmann e Collin Finnerty, 20 anni, facce da bravi ragazzi e un´immensa popolarità nel campus, «ragazzi onorati, che non hanno mai fatto del male a nessuno» come dice il loro avvocato, il 13 marzo scorso avevano organizzato con una quarantina di compagni di squadra un party nel loro alloggio accanto al campus. Alcol e ragazze ad animare la festa, tra cui due "danzatrici esotiche" ingaggiate per l´occasione. Una di loro, una studentessa nera di 27 anni, ragazza madre che la sera faceva la spogliarellista per mantenere i due figli e pagarsi gli studi, racconterà di essere stata trascinata in uno dei bagni da tre ragazzi, e lì violentata ripetutamente e a turno, sodomizzata, quasi strangolata. Trenta minuti di violenza, con un sottofondo di urla e insulti razziali. «All´inizio della serata era allegra e chiacchierava», ha raccontato l´altra spogliarellista. «Dopo non riusciva neanche a camminare, non sembrava neanche in grado di ragionare». In ospedale, le lesioni sul corpo della giovane avallano la sua versione dei fatti: «Segni, sintomi, e lesioni coerenti con l´ipotesi di stupro e violenza sessuale sia vaginale che anale», recita il referto medico.
I ragazzi negano tutto. I test del Dna condotti su 46 membri della squadra (il quarantasettesimo, un nero, non è stato esaminato perché l´accusatrice ha dichiarato che gli stupratori erano tutti bianchi) sono risultati negativi. Ma secondo l´accusa «nell´80 per cento dei casi i test del Dna risultano negativi, ma questa non è una prova di innocenza».
L´accusatrice ha identificato, con assoluta certezza, i due giovani arrestati, e un terzo con il 90 per cento di sicurezza. Squadre di avvocati difendono i giovani, le famiglie hanno messo su una piccola campagna di supporto: sulle porte delle loro villette e di quelle dei vicini sono comparsi nastri gialli in segno di solidarietà, un po´ come quelli che segnalano l´affetto per le truppe inviate sul fronte iracheno. Contro la ragazza, gioca un precedente per furto e guida pericolosa. Ma al suo fianco si è schierata la cittadina di Durham, la sua comunità nera che si sente ferita nell´orgoglio. Ogni giorno decine di cittadini scendono in strada percuotendo pentole e coperchi per chiedere che sia fatta giustizia. Nella North Carolina Central University, l´università tradizionalmente frequentata dai neri e dove anche la giovane accusatrice studiava, centinaia di studenti e cittadini si sono riuniti prima di Pasqua per ascoltare le spiegazioni che il procuratore generale di Durham, Mike Nifong, aveva da dare sulla vicenda. Come se la storia riguardasse ognuno di loro.

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