| In Congo lo stupro come arma di guerra Quarantamila persone violentate in sei anni di conflitto. La denuncia di Amnesty international S. LI. Crude e agghiaccianti, le testimonianze riportate nel testo gettano un'ombra inquietante sul processo di transizione verso la pace inaugurato a Sun City. Il nuovo governo presieduto dal presidente Joseph Kabila è infatti, secondo l'organizzazione umanitaria, ancora «troppo lento» nel prestare soccorso e assistenza alle vittime di stupro, «che continuano a morire». «E' ormai più di un anno che il governo di transizione è entrato in funzione in Rdc», scrivono gli estensori del rapporto. «Eppure questo governo e la comunità internazionale hanno fatto ben poco per soddisfare i bisogni primari del popolo congolese, soprattutto nell'est devastato dalla guerra. E' giunto il momento di avviare programmi effettivi di ricostruzione e di riforma, soprattutto nel sistema sanitario». Spesso stuprate in serie, molte delle vittime hanno subìto traumi permanenti durante le ripetute violenze sessuali, e almeno il 20-30 per cento degli intervistati è risultato positivo al test Hiv. Alcune donne raccontano che sono state violentate a più riprese da gruppi diversi e anche antagonisti tra loro. Come avevano già documentato altri dettagliati studi condotti a livello regionale negli stati di Kivu - alla frontiera tra Rdc, Uganda e Ruanda, dove più violenti sono stati gli scontri -, l'uso dello stupro come arma di guerra è stato infatti sperimentato con maggiore o minore scientificità da tutte le parti in confitto (nei combattimenti sono stati coinvolti gli eserciti di sei paesi e diverse milizie locali e straniere). Spesso al danno fisico e mentale va poi aggiunto il dramma della riprovazione della comunità: a quanto racconta il documento di Amnesty, diverse vittime interpellate raccontano che, dopo lo stupro, sono state ripudiate dai loro mariti e ostracizzate dal loro compaesani. Il rapporto viene reso pubblico in un momento del tutto particolare della storia del grande (e ricchissimo) paese africano. I punti della transizione stabiliti a Sun City sono applicati con difficoltà, soprattutto quelli riguardanti lo smantellamento delle forze ribelli e la loro integrazione nell'esercito nazionale. La settimana scorsa il presidente Joseph Kabila ha effettuato una storica visita nell'est del paese. Ma la zona rimane ancora ad altissima tensione, con continue scaramucce fomentate principalmente dai soldati del movimento filo-ruandese Rcd-Goma. Un rapporto di Human Rights Watch del giugno 2002 parlava di «scarso coinvolgimento delle strutture statali nella lotta contro le vioelenze sessuali, che provvede a creare un clima di impunità manifesta». Due anni dopo un governo legittimo è stato creato, ma il clima non sembra cambiato. Non a caso il rapporto di Amnesty international si conclude con questa raccomandazione: «Il governo della Rdc deve assumersi le sue responsabilità per prevenire, punire e sradicare la violenza sessuale e dimostrare che questi comportamenti non sono più tollerati». |
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