| «Era pazzo». Non punibile il colonnello russo che strangolò una cecena DAL NOSTRO CORRISPONDENTE Il tribunale militare dunque ha accolto una perizia psichiatrica che sostiene una tesi alquanto bizzarra: il colonnello Yuri Budanov era incapace di intendere e di volere al momento dei fatti. Non lo era prima, mentre comandava i suoi uomini in azione; e non lo era dopo, quando in caserma si comportava in maniera assolutamente normale. Era fuori di sé solo in quei pochi minuti di violenza indicibile e ingiustificata contro una ragazza di 18 anni che non aveva alcuna colpa. Così oggi il colonnello non può essere punito ma deve semplicemente essere ricoverato in ospedale psichiatrico per un certo periodo di tempo. Tutta la vicenda, poi, non avrà con ogni probabilità alcuna ricaduta sul suo curriculum militare. La «follia», infatti, è stata solo temporanea e non ha compromesso le sue capacità di comando e di organizzazione. I fatti avvennero il 26 marzo del 2000, nel villaggio di Tangi-Chu, non lontano da Grozny. Il colonnello Budanov fece irruzione nella abitazione della famiglia Kungayev. La giovane Elza, 18 anni appena, venne presa con la forza e portata via. Solo in seguito i genitori ritrovarono il suo cadavere che nel frattempo era stato seppellito. Elza era stata prima violentata e poi strangolata dall'ufficiale russo. Budanov ha sempre sostenuto di aver arrestato la ragazza in quanto si trattava di un cecchino. L'ufficiale ha ammesso di averla uccisa ma ha negato la violenza carnale. Immediatamente i militari cercarono di coprire il loro ufficiale, anche se il caso suscitò grande emozione in Cecenia e divenne emblematico. Ai russi si chiedeva di dimostrare che le direttive dall'alto non incoraggiavano questo tipo di comportamento. E che era dunque vero quanto sosteneva Vladimir Putin: una cosa sono le giuste azioni militari nei confronti delle bande di guerriglieri armati e di terroristi, un'altra le violenze del tutto ingiustificate nei confronti della popolazione civile. Il processo Budanov è dunque diventato un po' il simbolo della lotta per il rispetto dei diritti umani in Cecenia condotta da organismi umanitari in Russia e all'estero. Un primo processo che si stava scandalosamente avviando verso una piena assoluzione dell'ufficiale era stato annullato poco prima della sentenza. Nei giorni scorsi l'accusa aveva respinto la perizia psichiatrica condotta sul colonnello e aveva chiesto una condanna a 12 anni di carcere. I giudici militari hanno però deciso per la non punibilità. Il padre della ragazza, Vissa Kungayev, ha annunciato che ricorrerà di fronte alla Corte Suprema contro la sentenza. Dure critiche sono venute da tutte le parti. Il presidente indipendentista Aslan Maskhadov è stato lapidario: «Se il colonnello Budanov è irresponsabile, allora l'intera guerra è evidentemente condotta da irresponsabili». Negativo anche il giudizio dei ceceni vicini a Mosca, come il senatore Akhmar Zavgayev il quale teme ora «reazioni in tutta la Cecenia». C'è preoccupazione per quello che potrebbe accadere nelle prossime settimane in Cecenia visti i precedenti, decine e decine di episodi di violenza sui civili, oltre al caso della giovane Elza. Tra l'altro proprio a fine anno la Russia ha deciso di non rinnovare il mandato all'Osce che si occupava di diritti umani in Cecenia. La decisione è stata criticata dal cancelliere tedesco e dalla presidenza danese dell'Unione Europea. Fabrizio Dragosei |
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