| QUEGLI STUPRI A BERLINO una testimonianza scritta nel 1945 Il libro è anonimo e apparve dapprima in inglese. L´autrice era una giornalista? Anticipiamo parte dell´introduzione che ha scritto per Una donna a Berlino (Einaudi, pagg. 259, euro 14,50) in questi giorni in libreria HANS MAGNUS ENZENSBERGER Come responsabile della nuova pubblicazione di questo testo dopo quarant´anni di oblio, mi sento in dovere di rispettare la volontà dell´autrice di restare anonima. Desidero d´altra parte rendere note le circostanze che provano l´autenticità della sua testimonianza. (?) Gli elementi intrinseci del testo dimostrano che la donna che ha scritto questo libro era non una dilettante, ma una giornalista esperta. Allude a diversi viaggi all´estero, intrapresi nell´esercizio della professione di reporter; fra molte altre destinazioni, visitò l´Unione Sovietica, dove acquisì rudimentali nozioni di lingua russa. Possiamo supporre che dopo l´ascesa di Hitler abbia continuato a lavorare per una casa editrice o per alcuni periodici. Fino al 1943-44, infatti, uscirono ancora diverse riviste come Die Dame o Koralle, dove era possibile evitare coinvolgimenti diretti nelle implacabili campagne di propaganda volute dal dottor Goebbels. È probabile che proprio in questo contesto professionale la nostra Anonima abbia incontrato Kurt W. Marek, giornalista e critico letterario nato a Berlino nel 1915, che aveva iniziato la carriera nel 1932. Durante gli anni del nazismo lavorò per settimanali come la Berliner Illustrierte Zeitung, tenendosi per quanto possibile defilato. Nel 1938 fu inviato in missione come reporter di guerra in Polonia, Russia, Norvegia e Italia. Ferito a Monte Cassino, cadde prigioniero dell´esercito americano. Dopo la guerra fu liberato dal Governo Militare e ricominciò come editore di uno dei primi quotidiani autorizzati a uscire in Germania; continuò a lavorare per Rowohlt, un´importante casa editrice di Amburgo, con la quale mise a segno un´operazione che lo rese famoso a livello internazionale. Sotto lo pseudonimo di C. W. Ceram, anagramma del suo vero nome, pubblicò Civiltà sepolte, un´opera, divenuta poi un bestseller, sulla storia dell´archeologia. Proprio a Marek l´autrice affidò il suo manoscritto, dopo aver provveduto a cambiare i nomi delle persone che compaiono nel libro ed eliminando alcuni dettagli troppo rivelatori. Nel 1954 Marek, che dopo il successo internazionale aveva deciso di trasferirsi negli Usa, scrisse una postfazione al volume e riuscì a farlo pubblicare presso un editore americano. Fu così che Una donna a Berlino apparve prima nella versione inglese, seguita poi da traduzioni in norvegese, italiano, danese, giapponese, spagnolo, francese e finlandese. Per la pubblicazione dell´originale tedesco ci vollero altri cinque anni, e anche allora l´iniziativa fu non di un editore tedesco, ma di Kossodo, una piccola casa editrice svizzera con sede a Ginevra. Chiaramente il pubblico tedesco non era preparato a tollerare fatti così scomodi. Uno dei pochi critici che comunque ne fece menzione lamentò quella che definì la spudorata immoralità dell´autrice. Non era accettabile che le donne tedesche accennassero agli aspetti realistici dello stupro; né che gli uomini tedeschi venissero visti come spettatori impotenti, mentre i Russi vittoriosi reclamavano le loro donne come bottino di guerra. (Secondo le migliori stime disponibili, a Berlino furono oltre centomila quelle violentate come conseguenza della guerra). In ogni caso la posizione politica dell´autrice costituì un´aggravante: la mancanza di autocommiserazione, il distacco con cui osservava il comportamento dei compatrioti prima e dopo il crollo del regime, in aperto contrasto con l´autocompiacimento e l´amnesia del dopoguerra. Nessuna meraviglia, dunque, che il libro incontrasse ostilità e silenzio. Negli anni Settanta il clima politico era cambiato e a Berlino cominciarono a circolare fotocopie del testo, ormai esaurito da tempo. Vennero lette dagli studenti del Sessantotto e riprese dal nascente movimento femminista. Quando iniziai la mia attività di editore, pensai che fosse giunta l´ora di ristampare Una donna a Berlino. Si rivelò un progetto irto di difficoltà. Impossibile reperire l´anonima autrice, l´editore originario era scomparso e non era chiaro chi fosse il titolare dei diritti. Kurt W. Marek era morto nel 1972. Seguendo quasi un presentimento contattai la sua vedova, che risultò conoscere l´identità dell´autrice. Appresi che l´Anonima, finché era in vita, non desiderava che il libro venisse ristampato in Germania, una reazione comprensibile, visto il modo negativo in cui era stato accolto nel 1959. Nel 2001 la signora Marek mi comunicò che l´autrice era deceduta e che, dopo un´eclisse di quarant´anni, il libro si poteva finalmente ripubblicare. Nel frattempo la situazione in Germania e in Europa era essenzialmente mutata. Stavano riaffiorando le più diverse memorie rimosse, e fu possibile sollevare questioni considerate per molto tempo tabù. Problemi che erano stati messi in ombra dal genocidio tedesco. (?) Si trattava di questioni complesse e ambigue sul piano morale, agevolmente utilizzate dai revisionismi di ogni risma, tuttavia si crearono le condizioni per mettere tutti i fatti all´ordine del giorno e aprire un dibattito equilibrato. |
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