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"Lo stupro è un´arma di guerra"
L´Onu approva la risoluzione. Le organizzazioni umanitarie: "Atto storico"
Vaghezza sulle sanzioni: se ne parlerà fra 12 mesi in un rapporto sulle violenze
FRANCESCA CAFERRI
Gli stupri di donne in situazioni di conflitto non devono più essere considerati solo come drammatici risultati della violenza di guerra, ma come vere e proprie tattiche militari, mirate a «umiliare, dominare, installare paura, disperdere o trasferire a forza membri civili di una comunità o di un gruppo etnico». Con un voto definito «storico» dalle associazioni di difesa dei diritti umani, le Nazioni Unite hanno approvato ieri una risoluzione (la 1820) che definisce lo stupro «arma di guerra» e minaccia sanzioni contro i responsabili.
Il documento - presentato dagli Stati Uniti, sostenuto da 30 paesi fra cui l´Italia e approvato all´unanimità - non parla di come e con quali sanzioni perseguire i responsabili di stupri, ma affida al segretario generale Onu Ban Ki Moon il compito di preparare un rapporto entro 12 mesi allo scopo di definire poi eventuali procedure per perseguire i responsabili. «È un atto storico», commenta comunque Human rights watch, organizzazione da anni impegnata nella denuncia delle violenze sulle donne come tattiche di guerra.
La realtà dello stupro etnico si impose per la prima volta in maniera devastante agli occhi dell´opinione pubblica mondiale durante gli anni del conflitto nella ex Jugoslavia: la violenza sulle donne di etnia diversa - in particolare sulle bosniache musulmane ad opera dei serbi ortodossi - divenne pratica comune in quegli anni. Migliaia furono i casi stimati, centinaia le donne che si suicidarono o abortirono per non dare alla luce figli delle violenze. Dopo di allora, di stupro etnico si è parlato in Darfur, in Sierra Leone e in Congo: ma fare una stima esatta delle regioni interessate è impossibile. «Probabilmente è diventato più pericoloso essere una donna che essere un soldato in un conflitto armato», ha riassunto nel suo intervento al Palazzo di vetro il generale Patrick Cammaert, ex comandante dei caschi blu Onu.
Tuttavia, l´Onu non ha preso nessuna decisione chiara su chi e come sarà punibile per stupro: il quinto paragrafo della risoluzione minaccia di «prendere in considerazione misure contro le parti che, in una situazione di conflitto armato, commettono stupri», ma si ferma qui. L´organo predisposto ad occuparsi della questione sarebbe, probabilmente, il Tribunale penale internazionale con sede all´Aja: ma l´istituzione fortemente voluta negli anni ‘90 ha finora prodotto pochi risultati concreti. Soltanto un processo è stato aperto. Sull´intera questione resta poi l´ombra delle accuse di violenza sessuale rivolte agli stessi caschi blu dell´Onu: a parte poche eccezioni, le Nazioni Unite non sono mai riuscite a punire - o far punire - i loro stessi uomini. Ban Ki Moon ha promesso anche per loro «tolleranza zero», ma bisognerà vedere se riuscirà a mantenere la parola.
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