da "Il Manifesto"
23 Novembre 2001
Nato da uno stupro? E' una vittima di guerra
Straordinaria sentenza in Francia, per un uomo figlio di una ragazza algerina violentata da soldati francesi
ANNA MARIA MERLO - PARIGI

Mohamed Garne, nato nel '60 in piena guerra d'Algeria in seguito allo stupro di sua madre da parte di un gruppo di soldati francesi, è stato riconosciuto "vittima di guerra". Lo stato francese lo indennizzerà con una pensione di guerra, per il momento per la durata di tre anni; la corte regionale delle pensioni di Parigi gli ha riconosciuto un'invalidità al 30%. E' la prima sentenza di questo genere in Francia.
Secondo l'avvocato di Garne, Jean-Yves Halimi, questa decisione giudiziaria va ben al di là del caso particolare: "questa guerra non aveva lasciato né colpevoli né responsabili - ha dichiarato - adesso sappiamo che ha lasciato almeno una vittima".
La corte regionale delle pensioni ha precisato che il suo compito non è quello di "riscrivere la storia" della guerra d'Algeria, ma ha sottolineato nelle motivazioni della sentenza che durante quella guerra "da una parte e dall'altra" sono stati "commessi atti innominabili". Inoltre, secondo la corte, "le condizioni di vita nei campi di raggruppamento erano precarie e l'umanità e la compassione ampiamente assenti".
E' stata la sentenza d'appello della corte regionale delle pensioni di Parigi ad aver dato ragione a Mohamed Garne, dopo una sentenza di primo grado sfavorevole, in seguito a una perizia psichiatrica che ha stabilito che le turbe fisiche e psichiche di cui soffre l'uomo sono state direttamente causate dalle condizioni del suo concepimento. La madre, rapita da un gruppo di soldati francesi, aveva allora appena 14 anni. I soldati, appena si erano resi conto che era incinta, avevano cercato di farla abortire attraverso atti di tortura, in particolare colpendole il ventre con fili elettrici. Ma Mohamed Garne nascerà, e la madre sarà costretta ad abbandonarlo immediatamente.
Garne, che cresce tra l'orfanatrofio e delle famiglie di accoglienza, una volta adulto decide di ricercare i propri genitori. Troverà la madre, Kheira, solo nell'88. Le intenta un processo, per ottenere informazioni sul nome del padre. E' durante questo processo, nel '94, che Garne viene a sapere i particolari spaventosi del suo concepimento. Kheira scoppia a piangere in aula e racconta i fatti. Di qui parte la richiesta di indennizzo allo stato francese, come "vittima di guerra".
Questo processo contribuisce a fare luce sulle atrocità legate alla guerra d'indipendenza dell'Algeria ('54-'62) e per decenni tenute nell'ombra. Da qualche mese, però, le ammissioni si moltiplicano. Tutte "le infrazioni commesse in relazione con gli avvenimenti d'Algeria" (in Francia, la parola "guerra" per l'Algeria è stata tabù fino a poco tempo fa) sono state amnistiate nel '68. Ma qualche responsabile comincia a parlare.
Il generale Massu è stato il primo di alto grado ad ammettere che l'esercito francese aveva fatto ricorso alla tortura. Un altro generale, Paul Aussaresses, ha scritto un libro per rivendicare come legittimo il ricorso alla tortura in quella guerra. Il libro di Aussaresses, definito "memorie di un assassino" dallo storico Pierre Vidal Naquet, che da anni si batte per rivelare la verità, ha suscitato forti polemiche nel mondo politico.