Articolo da "La Repubblica" del 27 febbraio 2004

"Offesa" da foto porno sul luogo di lavoro e fischi. Il giudice le dà torto
"È adulta, può tollerare anche scherzi pesanti"
Torino, lavorava in un´officina con colleghi solo maschi Assolta Fiat Auto

VERA SCHIAVAZZI
TORINO - I calendari pornografici appesi in officina, ma anche i fischi e i mugolii che imitano un rapporto sessuale che accompagnavano il passaggio di P.Z. in fabbrica, non costituiscono, per i giudici della sezione lavoro della Corte d´Appello di Torino, una violazione della norma che impone alle aziende di tutelare "con le misure più avanzate" la salute fisica e la dignità morale dei propri dipendenti. La sentenza assolve Fiat Auto, citata da un´operaia che nel 1997 aveva lavorato nell´officina ?Costruzioni sperimentali´ di Mirafiori, unica donna in un gruppo di operai e capi interamente maschile. P., 35 anni, separata, aveva intentato una causa civile nei confronti della casa automobilistica, sostenendo di essere stata vittima di vere e proprie molestie a sfondo sessuale e di aver subito un danno biologico, un danno tale da averla spinta, tre anni più tardi, alle dimissioni e alla disoccupazione.

La donna aveva raccontato di aver trovato in almeno due occasioni ritagli di riviste pornografiche all´interno del proprio armadietto, mentre calendari dallo stile analogo erano appesi un po´ ovunque in officina. Attraverso le testimonianze di colleghi e capi, gli avvocati dell´ex operaia hanno dimostrato che i "versi" pronunciati da più persone quando P.Z. si muoveva attraverso l´officina venivano effettivamente pronunciati e che la loro natura sessuale era evidente. Anche la presenza dei materiali pornografici è stata ritenuta credibile, ma questi elementi non sono stati giudicati dai magistrati sufficienti a determinare un clima lesivo nei confronti della lavoratrice.

"Nelle motivazioni con le quali è stato respinto il nostro appello ? spiega l´avvocato Mariagrazia Napoli, che tutelava la donna a nome della Cgil torinese ? si dice tra l´altro che il periodo di tempo nel quale sono avvenuti i fatti è stato ?limitato´, e che una donna adulta dovrebbe sopportare episodi relativamente poco gravi come questi e non sentirsene minacciata, né tanto meno scegliere di abbandonare il proprio lavoro. E´ una sentenza difficile da accettare e contro la quale ricorreremo ulteriormente, perché sembra ignorare tutto il processo sociale e culturale che da alcuni anni a questa parte tiene conto, anche sul piano giuridico, delle situazioni di discriminazione sessuale".