Articolo da "Il Messaggero" del 5 febbraio 2004
Rapporto Telefono Rosa su 12 anni di richieste d’aiuto: la violenza avviene soprattutto in casa. Crescono pressioni psicologiche e ricatti economici

Donne troppo “brave”, i mariti le picchiano
Lui spesso è geloso del lavoro di lei. In aumento i casi nelle famiglie di ceto medio

di ELISABETTA CANTONE
ROMA - Il mobbing? Nell’Italia del terzo Millennio, adesso sbarca pure tra le mura domestiche. E fare le spese, di questa sottile e terribile forma di violenza che fa venire il complesso dell’ultimo anche se in realtà non lo si è, a casa come sul posto di lavoro, sono soprattutto le donne. Solo che il capo ufficio ha il volto noto dell’uomo che hanno sposato e che dice di amarle. E’ questo il dato più sorprendente del rapporto di Telefono Rosa presentato ieri nella Capitale. «Nell’evoluzione della nostra società - ha spiegato la presidente dell’Associazione nata nell’88, Maria Gabriella Garnieri Moscatelli - la gelosia maschile nei confronti delle donne ha raggiunto picchi allarmanti». Una gelosia, che però tra i motivi scatenanti non ha l’amore: «L’uomo non accetta che quello che una volta era l’angelo del focolare si è traspormato in una persona autonoma, perciò la mortifica, tenta di annullarla e spesso la picchia».Violenza psicologica, dunque. Ma anche economica. Dal monitoraggio fatto da Telefono Rosa dal ’91 al 2003, emerge che le denunce, rispetto a queste due forme di abuso sono in netto aumento: dal 34,9 per cento del ’91 si è passati al 41,2 dell’anno scorso per quelle di tipo psicologico e dall’8 per cento del ’91 al 19,7 del 2003 per quelle economiche. «Questo - sottilinea la psicologa Paola Matteucci - perché oggi molte donne, forti di una autostima recuperata, attribuiscono lo stesso valore alle varie espressioni della violenza: dalla fisica alla psicologica, sino a quella economica. Quanto agli abusi sessuali, dal 23,2 per cento del ’91 si scende al 3,7 del 2003. Un dato che farebbe immediatamente pensare a una effettiva diminuzione del fenomeno. Che invece è sottostimato, in quanto la donna che ha subito questo genere di violenza non si rivolge direttamente al Telefono Rosa ma deposita la sua denuncia ai presidi medici e di polizia.

Il valore più alto registrato dalla ricerca è rappresentato dalla regolarità della violenza: 85,3 per cento nel 2003. Questo perché la maggior parte delle violenze avviene all’interno delle mura domestiche dove l’atto violento, esclusivo del maschio, diventa un modo per marcare la differenza di genere. La regolarità dell’abuso aumenta inoltre al crescere dell’intensità della relazione: quando l’intensità del rapporto è minore, la violenza diventa un episodio isolato. Quanto ai motivi che scatenano la violenza, calano quelli caratteriali («é fatto così») che passano dal 36,7 per cento all’1,2. Crescono invece i «senza motivo»: dal 9,3 per cento al 20, e i «motivi di gelosia», che vanno dal 13,4 al 44,8 per cento. Dati, che secondo la Matteucci evidenziano una importante inversione di tendenza: «Se in passato la donna giustificava il sopruso come lato del carattere o conseguenza dovuta all’abuso di alcool o droga, oggi capisce che la violenza dell’uomo è spesso sintomo di un suo disagio interiore e per questo lei stessa tende ad allontanarsi prima dal rapporto».

Ma qual è l’identikit del marito-capo ufficio? Ha una cultura medio-alta, un’età compresa tra i 35 e i 54 anni e un lavoro invidiabile: nel 22,5 per cento dei casi è impiegato, nel 14,2 un operaio, nell’11,3 un professionista, un commerciante nel 7,6 e un pensionato nel 7,5 per cento. A vederlo sembra uno tutto d’un pezzo, invece tra le pareti di casa sua si trasforma in un essere odioso. Anche la donna che subisce ha un titolo di studio superiore e tra le laureate si registra un incremento del sei per cento. «L’uomo violento - ha sottolineato la psicologa ha contribuito alla ricerca - è colui che, insicuro, debole e totalmente fragile nella sua identità maschile, cerca di eludere con la violenza quel processo di discussione di sè che, oggi, la donna gli impone».