| APPELLO ALL’EUROPA «Test sui medicinali, donne discriminate» La Società di farmacologia: sono grandi consumatrici di prodotti sperimentati solo sugli uomini ROMA - I farmacologi italiani prendono le parti delle donne, escluse dai protocolli di sperimentazione e dagli studi clinici, con tutti i rischi che ne conseguono anche di fronte all'uso di un farmaco fatto su misura per gli uomini. Con una lettera inviata dalla Società italiana di farmacologia a ben tre ministri (Girolamo Sirchia della Sanità, Stefania Prestigiacomo delle Pari Opportunità e al ministro dell'Istruzione Letizia Moratti), si ricorda che la nuova direttiva europea 211 sulla sperimentazione clinica dei farmaci non prende in considerazione la popolazione di sesso femminile. «Certamente è con grande amarezza che evidenziamo tale situazione - spiega nel documento la professoressa Franca Franconi - che, ancora, una volta ghettizza le donne in un campo di fondamentale importanza come la salute. E pensare che l'Organizzazione mondiale della sanità ha riconosciuto le differenze di genere da ben 16 anni». I farmacologi criticano la direttiva che avalla un concetto, peraltro sbagliato anche alla luce dei dati sui consumi: i farmaci sono utilizzati principalmente dagli uomini. Le donne sono rimaste fuori dalle sperimentazioni storicamente, per una serie di motivi, come la difficoltà a reclutarle e per i problemi legati alle gravidanze e ai cicli ormonali. «E non vale, neanche, la pena - si legge anche nel documento - di aggiustare il dosaggio sulla base del proprio peso corporeo». I farmacologi osservano anche che questa carenza si scontra con il dovere di «difendere l'embrione e il feto dai trattamenti farmacologici. Come se nella pratica medica le donne in gravidanza non si ammalassero e non usassero farmaci. Basta andare a vedere le statistiche: le donne in gravidanza sono delle grandi consumatrici di farmaci. Questo fenomeno andrà aumentando, ovviamente, perchè le gravidanze sono sempre più tardive e quindi è più facile che si ritrovino più donne gestanti malate». I farmacologi chiedono così ai tre ministri di «portare il problema in Europa». E fanno un’altra proposta: creare un fondo specifico per la ricerca di genere, vista la difficoltà a trovare finanziamenti privati per questo tipo di ricerca. «Infine chiediamo - concludono i farmacologi - che della problematica siano avvertite le donne» grandi consumatrici di farmaci e di rimedi botanici e che sono, anche, più soggette agli effetti collaterali. |
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