| Donne, o i figli o il lavoro così si discriminano le madri Una su cinque si licenzia o viene cacciata In un documentario le storie di chi ha dovuto "mollare" I mille modi per scoraggiare, umiliare, mettere alle corde Contratti non rinnovati con un pretesto e tanto mobbing MARIA STELLA CONTE Prima i numeri: in Italia, il tasso di occupazione nella fascia 20-49 anni è pari al 56 per cento per le donne senza figli, al 53,6 per le donne con un figlio, al 47 per quelle con due figli, al 33,7 per chi ne ha tre o più; il 20,1 per cento delle madri occupate al momento della gravidanza, non lavora più dopo il parto: nel 69 per cento dei casi la donna si è licenziata, nel 23,9 il contratto era scaduto e nel 6,9 è stata licenziata. «L´idea non è nata però dalle statistiche, ma dal percepire intorno a me - da parte delle mie amiche e delle donne che incontravo - questo senso di smarrimento e di difficoltà nel conciliare maternità e lavoro» spiega Silvia Ferreri, «Allora ho chiesto a Miriam Mafai di lanciare attraverso "Grazia" un appello alle lettrici: che scrivessero e raccontassero le loro storie. Sono stata sommersa di lettere. La mia sensazione era giusta: c´erano, ci sono mille modi per dire alle donne: o i figli, o il lavoro; per fargliela pagare quando non si tolgono di torno; per creargli sensi di colpa e costringerle a ridimensionare le aspettative professionali una volta diventate madri». Così nasce il documentario. La macchina da presa puntata sulla vita interrotta di chi non aveva più sedia né tavolo al rientro dalla maternità; di chi è stata licenziata con un pretesto; di chi è stata strattonata verso l´uscita. Storie scomode da dire e da ascoltare, clandestine in fondo, di cui ci si vergogna un po´ da una parte e dall´altra. E che pure sono ancora la nostra Storia. |
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