Articolo da "La Repubblica" del 4 aprile 2005


I MOBILI IKEA E LE DONNE

GABRIELE ROMAGNOLI
C´è una cosa che tutti i maschi del mondo occidentale debbono ammettere: se mai una volta nella vita hanno tentato di montare una libreria Sfilanbuk o qualunque altro mobile Ikea, dopo aver consultato le istruzioni, manovrato per ore con quel gancetto fornito dalla ditta, provato e riprovato, sono ricorsi all´estrema risorsa, l´aiuto di una donna.Lo ammise, al telefono dalla sua provvisoria residenza belga Romano Prodi, lo ha ammesso pubblicamente il primo ministro norvegese Magne Bondevik. Aggiungendo un´accusa: "L´Ikea è sessista perché nei disegni delle istruzioni raffigura soltanto uomini, io ho dovuto invocare l´intervento di mia moglie".

Il fatto è che il mercato in cui la fabbrica svedese sta spopolando è quello musulmano: Kuwait, Arabia Saudita, perfino i ricchi Emirati considerano politicamente ammissibile e stilisticamente raffinato investire un paio di petrodollari per portarsi a casa un letto Sdrajadubod. Ma poi che succede, nell´ombra delle dimore: davvero l´emiro assembla? Ora l´Ikea è davanti a un dilemma etico ed economico. Dopo aver verificato la disparità tra sessi nella propria "letteratura" (parola del comunicato stampa) ha promesso una "revisione".

Ma il mercato islamico prepara "barriere doganali": la figurina della donna che avvita è considerata peccaminosa, sul premier norvegese pende una inevitabile fatwa e sui ricavi dell´Ikea una falce. Ha scritto con qualche ragione un sito arabo: "Questo Bondevik non aveva altro di cui occuparsi?". E´ anche lecito porsi la stessa domanda per gli instancabili scovatori di peccati.