| Ogni famiglia non deve avere più di un bambino e le famiglie puntano sui maschi. L’Oms: mancano all’appello 50 milioni di donne Cina, minacciata «l’altra metà del cielo» Record negativo di fiocchi rosa: aborti selettivi e infanticidi se il nascituro è femmina di ROBERTO ROMAGNOLI Da quando il governo di Pechino, nel 1979, ha avviato la campagna per la riduzione demografica “Un bambino per ogni coppia", il divario tra popolazione maschile e femminile si è fatto inquietante. Oggi, a fronte di un rapporto (1999) di 106 maschi ogni 100 femmine, le nascite fanno registrare un rapporto di 120 bambini ogni 100 bambine. Nella Corea del Sud è di 113/100, in India 111/100, 110/100 a Taiwan. Certo, comparate con le statistiche di alcuni Paesi arabi, queste cifre possono apparire ridicole. La società più maschile è quella degli Emirati arabi dove ogni 100 donne ci sono 195 uomini, seguita da quella del Qatar (184-100) del Kuwait (139-100) e del Bahrain (135-100). Mentre nell’Unione Europea si oscilla tra la società più femminile, quella portoghese (93 maschi ogni 100 donne) a quella più bilanciate (98 maschi ogni 100 femmine) in Svezia e Danimarca. In Italia il rapporto è favorevole alle donne, 100 ogni 94 uomini. Il record in rosa appartiene alla Lettonia dove ogni 100 donne ci sono soltanto 86 uomini. Ma al di là delle cifre e di futuribili guerre per la conquista di una donna, dietro la forbice uomo-donna cinese che si va sempre più allargando trapela una drammatica realtà, fatta di discriminazioni e di violenze verso il genere femminile. Le famiglie, costrette dallo stato all’erede unico, generalmente lo preferiscono maschio. Ed ecco così maturare l’aborto selettivo di feti femminili e anche l’eliminazione delle neonate, spesso abbandonate subito dopo il parto e che per le statistiche cinesi risultano quasi sempre decedute per polmoniti o crisi respiratorie. Da anni l’organizzazione “Human Rights in Cina" (HRIC) denuncia che la politica demografica avviata da Pechino coincide con una sistematica violazione nei confronti delle donne. In un rapporto di due anni fa diffuso da “HRIC" si parlava della «sparizione di decine di milioni di ragazze». Due anni prima l’Organizzazione mondiale della Sanità, durante un convegno in Australia, aveva fatto sapere che in Cina «mancano all’appello» 50 milioni di donne. E sempre l’Organizzazione mondiale della Sanità rivelava come la Cina - quarto Paese al mondo nella scala dei suicidi - fosse l’unico ad avere un maggior numero di suicidi tra le donne. Lo strettissimo controllo sulla politica delle nascite sta quindi provocando una nuova rivoluzione che sta cancellando quell’"altra metà del cielo" che per Mao costituiva uno dei pilastri della sua rivoluzione. D’altronde sfidare le autorità di materia di Pechino in questo campo può costare molto caro. Chi non rispetta le regole può perdere il lavoro, oppure vedersi confiscati tutti i propri averi e addirittura veder demolita la propria abitazione. E molti, per non incappare in provvedimenti spesso non registrano, se femmina, il loro primogenito. Alimentando così un esercito di “fantasmi" senza documenti e senza diritti. Prima che le autorità di Pechino avviassero uno stretto controllo sulle notizie relative alle ripercussioni sociali della politica demografica, all’inizio del 1997, accompagnato da un servizio fotografico, un giornale locale dedicò un ampio articolo al “dramma delle nascite" in cui si raccontava di bambine uccise da malattie che potevano essere evitate con la vaccinazione. Ma proprio perché non registrate, venivano respinte dagli ambulatori. Oppure di bambine ritirate dalla scuola e costrette a fare l’elemosina dopo la nascita di un fratello al quale la famiglia dedicava tutta la sua attenzione e le sue risorse. E ancora storie di prestiti governativi elargiti solo in cambio di operazioni di sterilizzazione da parte di uno dei due coniugi. E così mariti e mogli obbediscono agli ordini a suon di infanticidi femminili, spesso aiutati dalle stesse autorità locali per le quali poter inviare a Pechino un glorioso rapporto sul controllo delle nascite è motivo di grande orgoglio. Dove è possibile, ecografie e amniocentasi sono il primo passo della selezione. E dove non ci sono laboratori, si trova sempre un medico con un apparato che gira per le campagne - dove è concesso avere due figli soltanto se il primogenito è ritardato o è femmina - pronto a svelare il sesso del nascituro ed evitare così una “inutile" gestazione. |
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