Articolo da "Il resto del Carlino" del 16 maggio 2003
Le «stanze dei bottoni»
restano chiuse alle donne

ROMA — AAA donne nei centri decisionali della politica e dell'economia cercansi. In altre parole: il gentil sesso è ancora tenuto fuori dalle varie stanze dei bottoni, cioè quelle in cui si governano i processi di sviluppo del Paese, si realizzano le riforme, si forniscono risposte alla domanda di qualità della vita, si affrontano le sfide della competizione internazionale.
E' il quadro che emerge dalla ricerca effettuata dall'Arcidonna, in collaborazione con il ministero del Lavoro e l'Unione europea: dati e cifre confermano, per la prima volta oggettivamente, la difficoltà delle donne a raggiungere, spesso a causa di vere e proprie discriminazioni, i vertici nei settori decisionali della politica e dell'economia, comprese le grandi associazioni di categoria. Ieri, alla presentazione della ricerca, ne hanno parlato Valeria Ajovalasit, presidente di Arcidonna, e le parlamentari Daniela Santanchè, di An, Marida Bolognesi, dei Ds, Maura Cossutta, del Pdci.
Sotto la soglia minima
Nell'area politica la presenza delle donne negli organi nazionali dei partiti non supera in media il 15%, ben al di sotto del 35% indicato come soglia minima di un corretto equilibrio tra i due sessi. Il risultato si riverbera direttamente sui quadri istituzionali: in Parlamento la presenza di donne è di appena l'11,5% dei seggi alla Camera e l'8,1% al Senato. Un raffronto su scala internazionale ci pone al penultimo posto in classifica tra i Paesi europei per quanto riguarda il numero di parlamenti donna. Va ancora peggio nel Parlamento della Ue, dove l'Italia con il suo 11,5% di seggi femminili è all'ultimo posto della graduatoria.
Al governo solo 8 donne su 80 ricoprono ruoli decisionali: due ministri e sei sottosegretarie. E soltanto il 9% delle donne compongono le commissioni parlamentari. Nella maggior parte dei casi,alle donne con incarichi istituzionali vengono riservate materia di tradizionale appannaggio femminile: istruzione, politiche sociali, pari opportunità, ricerca.
Un misero 10%
Nelle istituzioni a livello regionale le donne sono presenti in giunte e consigli con un misero 10,8%. La classifica per regioni vede ai primi posti Umbria, Campania, Toscana e agli ultimi Lazio, Sicilia, Veneto, Lombardia. Otto giunte regionali non hanno donne: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Marche, Molise, Puglia, Sardegna, Valle d'Aosta.
Nel sistema bancario le donne sono il 37,5% degli occupati e il 47,2% dei ruoli impiegatizi. Salemdo però la scala gerarchica, ci si accorge che solo il 21,7% di donne raggiunge una qualifica di «quadro» e appena il 4,1% quella di «dirigente».
Veniamo infine a sindacati e associazioni di categoria. Negli organismi direttivi di Cisl, Uil, Ugl la rappresentanza femminile si ferma al 10%, mentre sale al 37,7% in quelli della Cgil. Negli organi direttivi delle grandi associazioni di categoria la presenza delle donne è quasi nulla: 3,33% nella Confcommercio, 4,12% nella Confcooperative, 4,17% nella Confservizi, 5,26% nella Coldiretti, 8,33% nella Confapi, 12,28% nella Cna, 16,67% nella Confindustria. A ciò va aggiunto che le donne non occupano alcuna posizione di leadership a livello nazionale e che sono quasi del tutto assenti negli altri luoghi di potere delle associazioni.

di Gaetano Basilici