| Ieri, 8 marzo i giornali locali hanno dato notizia delle motiviazioni con le quali il giudice ha condannato a vent'anni anzichè all'ergastolo l'omicida di Roberta Budai. Non stiamo a disquisire sulla quantità di anni di galera, non siamo fanatiche del sistema carcerario, tutt'altro, ma ci terremmo a non sentirci prese in giro ovvero a non dover leggere e digerire per buone grossolane stupidate inventate per alleggerire quell'azione di pesante, pesantissima prepotenza squisitamente maschile. "Per il giudice (che pur ne riconosce la premeditazione), voleva essere scoperto", leggiamo, sottolineiamo ed evidenziamo, perchè, sinceramente, questa, ancora non si era mai sentita; come interpretarla poi, dopo aver saputo della ricostruzione del delitto e dei tentativi di occultamento delle prove evidenti, dell'eliminazione del cadavere e dell'andare alla ricerca della persona scomparsa? Certo la psiche umana è talvolta insondabile, ma spesso appare anche desolatamente semplice e profondamente stupida. La supponenza di averla fatta franca e la certezza di esssere obbedito da un suo commilitone il quale invece è andato a curiosare nel sacco che doveva gettare via, lo hanno, come si dice, incastrato. "Non voleva il delitto perfetto", ne siamo convinte, ma solo perchè la sua sicumera nell'agire suggerisce che con i friulani probabilmente non occorre, sono alla buona, la bevono facilmente... lo sfondo insignificante nel quale le persone possono all'occorrenza anche essere usa-e-getta. Come con Roberta. Egli, allora, l'omicida, dice di essere stato annebbiato. Ieri, 8 marzo, giornata illuminata dal sole e trafficata di mimose, ci è sembrato, sì, che la nebbia stia calando pian piano su questo delitto, a renderne sfumati i contorni, evanescente e incerto quel senso di giustizia che vorremmo per la donna che ne fu vittima. |