La prostituzione c'è ma non si deve vedere. In linea con il nuovo trend decoro & sicurezza.
Tratta, soprusi e schiavitù di nascosto e al chiuso. Occhio non vede, cuore non duole. La ministra Carfagna presenta le nuove misure del governo contro le lucciole e i loro clienti e dice: "...chi si prostituisce mi fa orrore...". Carla Corso le ricorda che lei ha iniziato dai calendari. << per il video clicca sull'immagine
CARLA CORSO - ADA TRIFIRO'
"... e siamo partite!"
Migrazione, tratta e prostituzione straniera in Italia (Giunti 2003)
«Non volevamo rappresentare le donne solo come oggetti nelle mani dei trafficanti - dice Carla Corso - ma raccontarne i desideri, i progetti, i sogni. Le loro sono storie bellissime, di grande coraggio. Tutte hanno lasciato dietro di sè una vita familiare ricca di affetti, piena, hanno abbandonato la protezione e la sicurezza dei legami. E proprio per questo la loro scelta è tanto più forte...». (intervista da "Il Piccolo" del 20 marzo 2003)
Un gioco per capire quello che avviene intorno alla prostituzione... "L'introduzione al gioco è una veloce panoramica sul mondo della prostituzione in Italia: la legge vecchia (ma la nuova sembra peggio!), la tratta e i contratti, vodoo, unità di strada e programmi di protezione, Amsterdam, clienti, papponi e retate, associazioni, comitati e permessi di soggiorno"
(tratto da http://www.puttanopoly.com/)
Il fatto che una donna possa scegliere di sua volontà questo mestiere sembra, in entrambi i casi, inaccettabile ai suoi avversari: gli uni ritengono che si tratti di un delitto, le altre pensano che una donna non acconsentirebbe mai liberamente a un rapporto sessuale senza desiderio né amore. Queste due idee della prostituzione sono in realtà due versanti del medesimo postulato, quello che fa del sesso un´attività umana a parte, pericolosa e al tempo stesso sacra, di cui gli individui - e più specificamente le donne - non disporrebbero a piacer loro. (Io voglio vendermi)
A Miroslava il suo boss ha detto che senza la prostituzione l’Albania avrebbe fatto di nuovo bancarotta. Ci sarebbero state altre rivolte, altre morti. «Un po’ alla volta l’economia albanese si sta risollevando, grazie a noi, sì proprio grazie a noi» ripete convinta Miroslava: «Nessuno dieci anni fa avrebbe immaginato che le albanesi potessero piacere così tanto agli italiani». Il suo boss le dice che dev’essere orgogliosa di ciò che fa per il suo paese, per i suoi fratellini, per i genitori. «In Albania stanno riaprendo negozi, alberghi, ristoranti, compagnie d’import-export e questo grazie ai trafficanti che prima mettono da parte un sacco di soldi con il nostro lavoro sulle strade italiane e dopo tornano in patria ad investire quanto guadagnato». L’alternativa era lavorare per le imprese italiane che operano in Albania: «Quando sono partita un operaio di una vostra fabbrica di scarpe guadagnava 150 mila lire il mese e una donna la metà. Non capisco perché in Italia vi meravigliate che gli albanesi vengano qua e si diano tanto da fare per guadagnare soldi velocemente. Ragazze come me prendono ottocento mila lire, a volte anche un milione a notte, e dovremmo restare in Albania a fabbricarvi scarpe o camicie o vestiti per settantacinque mila lire il mese?».
Il boss di Miroslava pretende che gli dia quasi tutto il suo guadagno. E se non lo fa, la picchia, e se lei volesse denunciarlo, e naturalmente non lo farà per paura, potrebbe anche ucciderla.
Miroslava ha diciassette anni e lavora tutta la notte in una strada di Milano. I suoi genitori sono convinti che si occupi dei bambini di una ricca famiglia. «Un giorno tornerò in Albania e porterò a casa un sacco di soldi» dice e ci crede Isabel Pisano: "Io puttana, parlano le prostitute", Marco Tropea Editore
Edizioni Feltrinelli, 2001
Sole bruciato racconta la vita di uomini e donne smarriti dopo il crollo del regime albanese e i sogni sbriciolati sui marciapiedi d'Europa da un male che nessuno pensava di avere dentro... La voce narrante che apre e scandisce il romanzo è quella di Leila, una giovane donna convinta a venire in Italia per diventare stilista e obbligata a prostituirsi.
Leila torna a casa morta, rinchiusa in una bara, dopo tre anni di assenza. Come nei racconti epici, è lei a tirare le fila delle numerose storie che si intersecano nel libro: la sua innanzitutto, e poi quella di Soraia, di Elena, di Laura, di Teuta, di Entela, di Minira e di altre ragazze rese tutte simili dall'orrore in cui sono cadute ma tutte diverse nella loro individualità. E poi ci sono gli uomini, che considerano le donne meno di niente e che le sfruttano nei modi più feroci per arricchirsi nel più breve tempo possibile... -dal retro di copertina-
"Paghi e fai di me quello che vuoi". In questa frase è detto tutto: la prostituta si pone come soggetto sovrano per chiedere il pagamento e, non appena soddisfatta questa richiesta, si abolisce come sovranità per trasformarsi nello strumento del pagatore. Si pone dunque come libero soggetto che recita la parte dello schiavo. André Gorz citato da R. Tatafiore in 'Sesso al lavoro'-Il Saggiatore 1994
"Noi prostitute usiamo le nostre competenze per modificare le cattive abitudini sessuali di tutti" Pia Covre-Comitato per i diritti civili delle prostitute
"... le costruzioni sessuo-sociali fin qui operanti, la coppia, il matrimonio, la famiglia (sia pure cambiate: scelte, aperte, omosex e quant'altro) e, per contraltare la prostituzione (anch'essa cambiata: non più segregata, monolitica, solo forzata) sono nutrite, sorrette, puntellate dal tramandarsi di genealogie maschili, dalla solidarietà tra uomini, dal discorso fallologocentrico che domina i saperi e i poteri..." R. Tatafiore, op. cit.