Articolo da "La Repubblica " del 3 ottobre 2007


Prostituzione, zone off-limits nelle città
L´Osservatorio del Viminale: multe per tutti. Amato: e ora avanti con la legge
Proposto il sequestro dei beni agli indiziati. Don Benzi: strisciante legalizzazione

ALBERTO CUSTODERO
ROMA - Il sequestro dei beni agli indiziati di sfruttamento della prostituzione, come per i mafiosi. L´impossibilità, per il cliente di minorenni, di giustificarsi sostenendo di non conoscere l´età di chi si prostituisce. La possibilità di rilasciare il permesso di soggiorno ai minori, anche se condannati, pur di sottrarli agli sfruttatori. Queste - come anche il prolungamento della prescrizione del reato di sfruttamento dei minori - sono alcune delle 32 proposte della relazione dell´Osservatorio sulla prostituzione del ministero dell´Interno. È proposto anche il divieto di prostituirsi vicino a giardini, luoghi di culto e ospedali (pena, una sanzione amministrativa anche per il cliente). L´unico punto su cui le associazioni non hanno votato il documento all´unanimità, riguarda la possibilità di conferire ai sindaci maggiori poteri per vietare altre zone in caso di conflittualità sociale. Ma non si parla, come auspicato dal presidente del consiglio regionale della Campania, Sandra Lonardo, di provvedimenti per «eliminare lo spettacolo mortificante delle "case aperte" sulle strade». Il divieto di prostituirsi in strada, infatti, rischierebbe di relegare «al chiuso» chi si prostituisce, sottraendolo al controllo delle associazioni. Per chi risulta «pericoloso per l´integrità fisica o morale dei minori», è previsto il divieto di accesso ai luoghi frequentati dai minorenni.
Le 32 indicazioni non entreranno nel «pacchetto sicurezza», ma faranno parte di un ddl presentato dal ministro dell´Interno Giuliano Amato entro ottobre e discusso in parlamento in primavera. La legge Merlin mantiene inalterati i suoi principi (come la libertà di esercizio autonomo). Ma, a quasi 50 anni dalla sua entrata in vigore, va adeguata alla nuova realtà della prostituzione le cui modalità, come ha sottolineato il sottosegretario all´Interno Marcella Lucidi, «producono fra i cittadini insicurezza». «L´impressione di vivere in contesti degradati», tuttavia, secondo il sottosegretario Lucidi, «non deve portare a considerare la prostituzione un fenomeno da reprimere perché capace di influenzare negativamente la sicurezza pubblica. Bensì un elemento complesso da gestire in un´ottica di sicurezza sociale». Questa impostazione politica ha, però, diviso il mondo cattolico. Per don Benzi, fondatore della Comunità Giovanni XXIII (è per la proibizione della prostituzione), «è stato tradito l´obiettivo di liberare le ragazze, c´è una legalizzazione strisciante, bisogna gettare via il documento e rifarlo tutto». Per don Perego della Caritas, invece, quello dell´Osservatorio è «un risultato eccezionale».